Il silenzio della notte

Arianna, Guido Reni, particolare

Un’esperienza comune a molti malati ed ex malati di cancro è l’insonnia, o meglio, il non riuscire proprio ad andare a dormire. Non si tratta di paura di non risvegliarsi come accade per i malati cuore o di problemi di respirazione come per gli asmatici, si tratta piuttosto di pensieri. Pensieri che prendono la mente nel silenzio della casa addormentata, quando nemmeno i programmi televisivi ci distraggono più, e si sentono solo il ticchettio dell’orologio e i piccoli rumori del frigo, della caldaia, della pioggia sul tetto. Nei primi tempi successivi alla diagnosi è il terrore, la paura della malattia appena scoperta che impedisce il rilassamento che prelude al sonno, ed è in quelle notti che ho navigato alla ricerca di una parola di speranza ed ho incontrato queste splendide compagne, le bloggers che oggi sono riunite attorno ad Oltreilcancro. Poi, dopo l’operazione, si fatica ad addormentarsi perché ci fa male la ferita, poi più avanti ci si rende conto che non si può più dormire sul nostro fianco preferito, perchè è proprio quello del lato operato e il braccio ci duole se viene schiacciato. E ci si sveglia di nuovo. E quando si sta guarendo dall’operazione arrivano le terapie e qui si che l’insonnia è autentica, provocata dallo sballo ormonale e dalle vampate della menopausa. Rimedi? quelli suggeriti dai medici, cioè i sonniferi, li scarterei tutti in blocco, l’unico che mi sento di consigliare, oltre alla camomilla della nonna, è, per chi può,  il lavoro. Si avete capito bene, la stanchezza fisica derivante da una giornata di lavoro, di impegno fisico e/o intellettuale un giorno dopo l’altro, una notte dopo l’altra, riuscirà a vincere l’irrequietezza notturna. E ogni tanto un buon sonno ristoratore riuscirà a raggiungerci. Sogni d’oro.

(leggi il post originale qui)

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5 risposte a Il silenzio della notte

  1. claudia ha detto:

    Hai ragione, il sonno diventa, dopo la diagnosi di tumore, l’intervento, la chemioterapia e il male quotidiano di mangiare (se non hai più lo stomaco).. un problema IMPORTANTE. Il lavoro, ritieni possa essere un giusto supporto alla riduzione del problema (non certo alla sua eliminazione)… Sono le 7.15, sveglia dalle 5… tra poco devo andare a scuola, sono una insegnante statale che dopo due anni ha ripreso il lavoro di ruolo che si è conquistato con sudore e sangue ( in tanti ignorano la fatica, per noi insegnanti, fatta di km e km di strada e scuole e ragazzi sempre diversi… dovuti alle supplenze che ovviamente ti vengono offerte in luoghi sempre nuovi e lontani tra loro)… Beh, pure io pensavo che tornare alla mia VITA lavorativa potesse significare tornare alla vita. Certo, una Claudia diversa, disabile grave ma con le stesse competenze di “prima”… E invece no…. A parte un Preside e qualche collega particolarmente sensibile… quello che da settembre ho impaarato è che nei luoghi di lavoro nonostante tutte le campagne di sensibilizzazione e i vari “condividi” su facebook, o sei abile o sei ghettizzato. Sì, ghettizzato, trattato, quando va bene, con sufficienza. Umiliato nella propria professionalità perchè la tua salute non ti consente “continuità” con gravi conseguenze per tutta la tua persona. Basta allora fare finta di essere buoni, di essere accoglienti, di comprendere.. Torniamo al sonno… Ti addormenti stremato ma il risveglio, con l’incubo di dover tornare nel tuo luogo di lavoro che è diventato cosi ostile ti dilania… E intanto pensi: a gennaio devo rifare il controllo trimestrale dei marcatori che si sono un pò alzati… Perchè tanta cattiveria? Perchè? Cosa fare per modificare questi comportamenti? Davvero, contrariamente alla mia indole comincio a sentirmi inerme

    • Daniela ha detto:

      ti capisco, anch’io sono insegnante, precaria, e benchè non abbia avuto problemi gravi quanto i tuoi, so bene quanto il nostro sia un lavoro pesante e che richiede una perfetta forma fisica! purtroppo il sistema è fatto in modo che chi non gode di ottima salute non riesca, qui più che in altri ambienti, a trovare aiuto e comprensione. Si potrà mai fare qualcosa per cambiarlo?

  2. claudia ha detto:

    Hai ragione, il sonno diventa, dopo la diagnosi di tumore, l’intervento, la chemioterapia e il male quotidiano di mangiare (se non hai più lo stomaco).. un problema IMPORTANTE. Il lavoro, ritieni possa essere un giusto supporto alla riduzione del problema (non certo alla sua eliminazione)… Sono le 7.15, sveglia dalle 5… tra poco devo andare a scuola, sono una insegnante statale che dopo due anni ha ripreso il lavoro di ruolo che si è conquistato con sudore e sangue ( in tanti ignorano la fatica, per noi insegnanti, fatta di km e km di strada e scuole e ragazzi sempre diversi… dovuti alle supplenze che ovviamente ti vengono offerte in luoghi sempre nuovi e lontani tra loro)… Beh, pure io pensavo che tornare alla mia VITA lavorativa potesse significare tornare alla vita. Certo, una Claudia diversa, disabile grave ma con le stesse competenze di “prima”… E invece no…. A parte un Preside e qualche collega particolarmente sensibile… quello che da settembre ho impaarato è che nei luoghi di lavoro nonostante tutte le campagne di sensibilizzazione e i vari “condividi” su facebook, o sei abile o sei ghettizzato. Sì, ghettizzato, trattato, quando va bene, con sufficienza. Umiliato nella propria professionalità perchè la tua salute non ti consente “continuità” con gravi conseguenze per tutta la tua persona. Basta allora fare finta di essere buoni, di essere accoglienti, di comprendere.. Torniamo al sonno… Ti addormenti stremato ma il risveglio, con l’incubo di dover tornare nel tuo luogo di lavoro che è diventato cosi ostile ti dilania… E intanto pensi: a gennaio devo rifare il controllo trimestrale dei marcatori che si sono un pò alzati… Perchè tanta cattiveria? Perchè? Cosa fare per modificare questi comportamenti? Davvero, contrariamente alla mia indole comincio a sentirmi inerme

  3. rosella ha detto:

    il sonno….difficile da far arrivare la sera. le ore si dilatano e diventano l’una, le due in un batter d’occhio.
    sto vivendo la mia seconda esperienza di cancro. la prima 13 anni fa…e il sonno a quei tempi era la mia terapia.
    dormivo, dormivo, dormivo tantissimo ed era il mio modo di non sentire il dolore, la nausea della chemio, la stanchezza.
    ora invece dormo poco, spesso male e mi sveglio sempre presto la mattina, a volte più stanca della sera prima.
    anch’io pensavo che il lavoro mi avrebbe aiutata, invece non è stato così anche perchè mi sono dovuta allontanare dal lavoro per i dolori continui, la stanchezza costante la chemio che mi ha portato tantissimi effetti collaterali dolorosi, fastidiosi. una chemio che non si sa quando terminerà non potendo io essere operata…ora è l’una di notte e ancora non riesco ad andare a dormire…quel bel sonno ristoratore e rinfrancante di un tempo…
    buonanotte! -)))

  4. gabriella ha detto:

    non ho tanta familiarità con internet; anch’io faccio parte di questa comunità e desidererei sapere se qualcuno ha passato esperienze simile alla mia. Finita la chemio post intervento durata 4 mesi quindi finite tutte le cure cominciano ad inizio giugno a spuntarmi sul corpo dei brufoli grossi grossi. Da prima pensavo punture d’insetto, poi a qualche alimento ora che ho dovuto iniziare la chemio, molto più pesante della prima, il medico non sa darmi risposta, ma vivo con il corpo ogni giorno sempre più devastato da questi brufoli che si espandono fino ad una grandezza di un palmo della mano. Sto attendendo (per metà settembre) di fare una biopsia ma non mi hanno garantito di riuscire a darmi una risposta. Vi lascio anche la mia mail nel caso qualcuno mi sappia dare qualche info (gabriella-braidotti@alice.it). Grazie per l’attenzione. Gabry Gorizia

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