La vera storia…o almeno l’inizio

Dico sempre che parlare della malattia mi fa bene. Ma mi accorgo che in realtà faccio solo degli accenni. Questo perchè io ho sempre avuto il “dono” della sintesi…riesco a raccontare tutta la mia vita in 4 frasi di 5 parole ciascuna. Ho deciso di provare ad essere più prolissa ed a raccontare di me, della mia “avventura” diciamo a puntate. Cercando di scrivere tutto. perchè io mi ricordo tutto. Mi ricordo pure come ero vestita il giorno in cui sono arrivata in ospedale.
Un giorno (era martedì) ho fatto le analisi. Il giorno dopo in ufficio ho detto alla mia collega che avrei voluto stare a letto per un mese perchè ero stanchissima, ma non mi aspettavo che sarebbe successo davvero. La sera ero a cena con il mio ragazzo. Mi chiama mio padre dicendomi che devo tornare a casa perchè deve parlarmi. Siamo un pò seccati da quella interruzione ma lui è categorico:devo tornare. E va bene. Andiamo a casa e lui mi dice “domani andiamo a Pescara” ed io “no, devo andare a lavorare”. Lui squote la testa, niente lavoro domani. Solo ora mi accorgo che ha gli occhi lucidi. Mia madre piange. Mio fratello ha il viso letteralmente grigio. Ops…c’è qualcosa che non va. “Le tue analisi non vanno bene. Hai una infezione del sangue e devi curarti. Dovrai fare chemioterapia ma tra qualche mese starai bene”. Non hanno nominato la leucemia ed io non ho capito perfettamente il discorso. Ero un pò ottenebrata. Quella sera lui rimane a dormire con me. E’ la prima volta che dormiamo insieme sotto lo stesso tetto dei miei genitori. Durante la notte mi sveglio e lo sento singhiozzare. Lo abbraccio e gli dico che andrà tutto bene; d’altra parte a me lo ha detto mia madre e quindi sono sicura che sia veramente così. La mattina ci mettiamo in macchina in famiglia. Lui resta a casa con lo sguardo spaurito. So che andrà da sua madre e che lei lo aiuterà a superare il momento e quindi non mi preoccupo. Qualche tempo più tardi mia madre mi confesserà che quello del viaggio è stato il momento più doloroso della sua vita. Ancora oggi se ci pensa le vengon le lacrime agli occhi (e a me a scriverlo si stringe lo stomaco perchè i primi giorni per me sono stati i più terribili). Arriviamo a Pescara, all’ospedale. Lì mi imbatto nel primo (e fortunatamente unico) caso di malasanità. O meglio di cretinaggine…non mi viene un termine migliore. Passiamo dal pronto soccorso. Io ho una impegnativa del medico che recita “sospetta leucosi acuta” e mi trovo davanti ad una infermiera che ride e scherza con un suo affascinante collega perchè non riesce a scrivere la L di leucosi. Ma io dico: sei una infermiera e stai scrivendo che forse ho la leucemia. Ma che ca..o ti ridi? Un pò di rispetto no? Io ero lì davanti a lei che piangevo disperata e lei rideva? Mamma mia che rabbia…quel pronto soccorso proprio non lo consiglierei a nessuno. La stessa infermiera fa un pò di storie. Mica si può ricoverare qualcuno così, solo perchè lo dice il medico di base! Per fortuna abbiamo un amico medico che fa il primario lì (ma ti pare che devi affidarti agli amici per una cosa simile?). Lui viene a prenderci e ci porta dritti dritti nel reparto di ematologia. E qui per fortuna entriamo nel “paradiso del malato” . Si perchè qui tutti sono gentili ed umani, mi fanno le analisi del sangue e moltissime domande. E’ così che scopro che avevo tanti sintomi da tempo ignorati. Sono piena di lividi (lo so che sembra che mi picchino, ma non è vero!), ho le gengive sanguinanti, sono tanto stanca  che mi è capitato di addormentarmi davanti al pc, mi sveglio la mattina in un bagno di sudore. Non avevo dato peso a nulla di tutto ciò e invece…Quel primo giorno non mi fanno una diagnosi certa. Per quella ci vogliono una biopsia ed una scintigrafia ossea che mi faranno domani. Ma mi ricoverano ugualmente perchè anche se non possono dirmi che tipo di leucemia ho, una cosa la sanno per certa:ho la leucemia

P.S. Tanto per la cronaca, portavo un top rosa confetto, pantaloni neri, giubetto di jeans e dei bellissimi sandali rosa 🙂

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