Verso una diagnosi…

spillo…ovvero il mio primo mese e mezzo per ospedali!

25-01-15     Ho passato un weekend in cui mi sono un po’ strapazzata ed ora mi ritrovo a letto con febbre e raffreddore. Come se non bastasse ho anche tutti i dolori mestruali possibili…ed uno strano male al fianco. Penso inizialmente di aver preso uno strappo. Lo dico a mia madre e mia nonna, ma anche loro non ci danno molto peso. In effetti io sono una tipa un po’ tragica ed ogni giorno tiro fuori un male diverso.

28-01-15     Il mestruo è passato, ma il dolore al fianco no. Decido di andare al pronto soccorso. All’accettazione mi consegnano una fialetta, poiché sospettano sia una colica renale e devono verificare la presenza di sangue nelle urine. Mi dicono che è presente in piccola percentuale e mi fanno accomodare in sala d’aspetto per sette lunghissime ore. Quando la dottoressa finalmente mi fa entrare in ambulatorio spero di fare al più presto un’ecografia di controllo. E invece…solo due pacche sulla schiena. Dico che non è quello il punto esatto in cui sento male ma non vengo ascoltata. Mi dimette con la diagnosi (basata sul nulla più assoluto) di colica intestinale e mi prescrive delle pastiglie da prendere per 5 giorni.

02-02-15     Il male/fastidio al fianco non passa e mia madre mi obbliga (PER FORTUNA!!) ad andare dal medico per spiegare il mio problema. Senza alcuna esitazione il mio medico richiede un’ecografia urgente ed una miriade di esami del sangue.

03-02-15     Non appena il medico ha passato il “macchinino” sul mio fianco per spalmare il gel dell’ecografia si è reso conto che il mio male non era di certo uno strappo, né tantomeno una colica intestinale: attaccate al rene sinistro ha trovato due palline di 2,5 cm e sulla milza multiple formazioni della stessa natura. Mi viene detto che possono essere qualsiasi cosa, da semplici cisti a cellule tumorali. L’ecografo per sicurezza richiede una TAC con e senza metodo di contrasto per chiarire questo dubbio. Inutile dire che in quel momento mi cade il mondo addosso.

05-02-15      Esami del sangue. Ora dovrò aspettare qualche giorno per avere gli esiti…

08-02-15     La TAC è uno di quegli esami che prima d’oggi ho visto solo nelle puntate di Dr. House. Mi fanno sdraiare su un lettino e poi mi inseriscono una flebo nel braccio. Devo stare immobile circa 15 minuti mentre passo attraverso un anello gigante. A metà esame capisco che il contrasto è stato iniettato quando sento un calore pazzesco dalla testa alla vescica e mi sembra che gli occhi mi stiano per esplodere. L’infermiera mi vede un po’ agitata e mi lascia parlare con il medico che ha visionato le immagini durante la TAC. Questo mi porta immediatamente a fare una nuova ecografia e al termine di questo esame conferma semplicemente ciò che già sapevamo.

11-02-15     Vado a ritirare gli esami del sangue, che sono totalmente sballati. Qualcosa che non va c’è di sicuro… uhm… Corro anche in ospedale e con una scusa mi faccio consegnare in anticipo anche il referto della TAC addominale. È confermata la presenza delle “palline”. Sono linfoadenomegalie, ovvero linfonodi ingrossati. Torno quindi dal mio medico e lui, sempre più serio, richiede una visita in ematologia poiché sospetta un’infezione o una malattia sanguigna.

13-02-15     E’ inutile dire che io e la mia famiglia vorremmo risolvere la situazione nei tempi più brevi possibili. In ematologia conosciamo i 2 medici che da oggi seguiranno il mio caso. Continuano a spiegarmi che il quadro clinico non è chiaro e servono ulteriori accertamenti. Mi prescrivono quindi una radiografia del torace, che per fortuna riesco a fare in giornata. Torno in ematologia con i risultati ed i medici mi spiegano che c’è un notevole allargamento del mediastino (la zona centrale del torace tra i due polmoni). La massa è di quasi 10 cm. È necessario fare un’altra TAC (questa volta di collo e torace) per un’ulteriore conferma.

17-02-15     E quindi…di nuovo TAC e di nuovo il contrasto! E come se non bastasse questa volta le infermiere si sbagliano e non chiudono bene la valvola, quindi mi ritrovo a dire con un fil di voce (provateci voi a parlare mentre siete immobili perché vi stanno “fotografando” il collo!) che il contrasto mi sta colando giù per un braccio. Le comiche mi fanno un baffo!

20-02-15     Porto ai medici di ematologia l’esito dell’ultima TAC e scoprono che anche i linfonodi del collo sono ingrossati. Mi dicono che è necessario fare una biopsia per analizzare un pezzo di linfonodo e scoprire di che tipo di linfoma si tratta (perché a questo punto è proprio sicuro che sia un linfoma). Ma ancora gli esami non sono finiti…

24-02-15     Per vedere quali dei linfonodi ingrossati sono realmente malati è necessario fare la PET – un esame semplice che durerà un quarto d’ora – mi dicono. Mi iniettano una sostanza radioattiva e da quel momento non potrò rimanere con i miei genitori in sala d’aspetto poiché sono potenzialmente “pericolosa” per donne incinta e bambini. Mi portano quindi in un’altra saletta con tutti gli altri radioattivi per aspettare che la sostanza mi entri in circolo. Dopo un’ora finalmente l’esame (a questo punto è vero che dura un quarto d’ora!) che è simile alla TAC.

03-03-15     Senza avere ancora l’esito della PET (anche se in realtà i medici di ematologia avevano già visto la “foto”) vengo operata. L’intervento è una mediastinoscopia: anestesia totale, taglio alla base della gola e mi viene asportato uno dei linfonodi del mediastino. Di sera sto già bene e vorrei uscire, ma devo stare ovviamente almeno una notte in osservazione.

04-03-15     Mi dimettono senza complicazioni e passo dal mio medico per prenotare la radiografia di controllo. Nel frattempo a lui sono arrivati gli esiti della PET e scopro che tutti quanti i linfonodi ingrossati sono in effetti malati. La mia “foto” sembra la radiografia di un dalmata: uno scheletrino pieno di macchie nere tutte ammassate…  Il referto non esclude che la malattia abbia potuto colpire anche ossa e midollo. Ansia pura.

16-13-15     Primo colloquio con le nuove dottoresse che mi seguiranno da oggi in poi. Loro riescono a mettersi in contatto con chi sta svolgendo gli esami istologici sul mio linfonodo e finalmente si capisce cos’ho. Mi viene diagnosticato il linfoma di Hodgkin al terzo stadio (su quattro). Il colloquio è lungo e mi viene anticipato che dovrò fare la chemioterapia. Almeno 6 mesi. Non riesco a smettere di pensare alla dottoressa del pronto soccorso. Se non fosse stato per lei forse non avrei perso tutto questo tempo alla ricerca di una risposta…

…e il tour de force è solo iniziato…penso al mese e mezzo d’inferno appena passato e invece mi aspetta il periodo più duro: visite, controlli, una biopsia ossea TAC e PET da rifare, terapia per conservare gli ovociti, e poi ovviamente dovrò partire con la cura… sono già stanca solo a pensarci…

Il post originale qui

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