Io non lo so

Marmot_66 È venuto a trovarmi un amico qualche giorno fa. Un amico che è salito, suo malgrado, sulla giostra del cancro.
Non mi piace avere compagnia, su questa giostra. Anche a Disneyland Paris ci sono sempre andata in inverno, nei giorni con meno visitatori, perché preferisco le giostre vuote, in modo da averle tutte per me. Mi conoscete ormai: sono egoista, voglio tutto io.
Sono certa che anche il mio amico avrebbe preferito restare a terra, magari vicino, per guardarmi girare facendo il tifo per me, ma senza salire. Saremmo stati più contenti entrambi. Non ha avuto scelta.
Mentre mi raccontava il suo percorso, ha detto: “Tu sai cosa vuol dire“.
Ci ho pensato parecchio, dopo, e sono arrivata alla conclusione che non è vero.

Io non lo so.
So cosa vuol dire per me avere il cancro, ma non so cosa significa per lui o per chiunque altro.
Io conosco le mie difficoltà, le mie paure, le mie esigenze, le mie speranze… che non sono necessariamente le stesse degli altri. Ognuno vive questa situazione in modo diverso e anche se ci sono situazioni ed emozioni comuni, non è mai la stessa cosa.
Il cancro non ci rende tutti uguali.

È importante ricordarlo e non dare per scontato che la mia esperienza sia un modello universale, soprattutto quando mi relaziono con altri pazienti oncologici, altrimenti corro il rischio di non capire, di sbagliare, di ferire. Se prendessi me stessa come unico punto di riferimento, ad esempio, non potrei capire il disagio per la perdita dei capelli, perché per me non è stato un problema, e sarebbe un errore minimizzare ciò che per qualcuno è fonte di angoscia.
Ciò che ho vissuto può aiutarmi a comprendere meglio gli altri malati di cancro, ma non è sufficiente per conoscerli davvero, per sapere cosa provano, cosa temono o cosa può aiutarli. Per questo, è necessario ascoltare. Ascoltare con le orecchie, con gli occhi, con la mente e con il cuore; sentire l’emozione dell’altro, prestare attenzione alla sua storia e accettare che possa essere diversa dalla mia. Solo così posso sperare di essere di aiuto, come altri lo sono stati per me.

Non è facile, soprattutto in questo periodo in cui sono molto concentrata su me stessa e mi rendo conto che spesso rimango sorda a tutto ciò che non mi riguarda direttamente.
È stato facile aiutare il mio amico: mi ha chiesto solo qualche riferimento di strutture specializzate e sono stata in grado di fornirli in poche ore. Ma se penso a tutto l’aiuto che ho ricevuto io negli ultimi mesi, mi rendo conto di quanto sia stato impegnativo per chi me l’ha offerto.
Ci sono persone che mi sono state vicine ogni singolo giorno della mia degenza in ospedale; sicuramente in quel periodo hanno avuto anche loro giornate difficili, ma hanno sempre trovato un po’ di tempo e di energie da dedicare a me.
Non so quanto sia costato a Renato esserci sempre e cercare di portarmi ogni giorno un sorriso, nonostante la stanchezza e la preoccupazione.
Non so quanto sia stato difficile accompagnare tutte le mie giornate su WhatsApp, dalle cinque del mattino alle dieci di sera, inventando sempre qualcosa di divertente per tirarmi su.
Non so quali salti mortali siano stati necessari per venire trovarmi, ritagliando ogni scampolo dagli impegni di lavoro e di famiglia, per portarmi esattamente ciò di cui avevo bisogno.
Ci sono persone che hanno fatto queste cose e le ringrazio di cuore.

Il post originale qui.

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12 risposte a Io non lo so

  1. Marisa Chiti ha detto:

    Commovente quanto vero quello che dici.Ogni persona è un pianeta diverso anche se tutti facciamo la stessa orbita.

  2. SaraTricoli ha detto:

    Ciao cara, sono tanto vere le tue parole… ognuno vive la sua esperienza, anche se… chi ha o ha avuto un qualcosa di “importante” ha in comune un qualcosa. Non so se ti ricordi, io ho avuto un infarto e ora il mio cuore ha un pezzetto che non funziona e devo dire che in tante cose mi ritrovo… l’esperienza, la consapevolezza, ci accomuna 🤗 però è anche vero che ognuno vive la sua battaglia 😅
    Baci cara 😘

    • Mia ha detto:

      Talvolta è proprio ciò che abbiamo in comune che ci fa illudere di essere uguali. Dobbiamo dare il giusto valore alla condivisione, ma anche alla diversità.

  3. yourcenar11 ha detto:

    Saggio questo post! È un’esperienza dolorosissima che ho avuto anch’io.
    Con mia sorella, ammalatasi come me di carcinoma polmonare, ma che ha vissuto in modo totalmente diverso il suo percorso di malattia. Terminato quasi all’improvviso, mentre io – sorella maggiore – sono qui che continuo ad affrontare questa sfida.
    Ogni storia è veramente unica e personale, molto soggettiva. Però in comune qualcosa ce l’abbiamo… ed è importante condividerlo.

  4. Elena Ferro ha detto:

    Penso che il valore di questa esperienza e di questa testimonianza stia nel fatto che sia importante concentrarsi sulla malattia, ma più ancora sulla persona. Con le sue specificità, i suoi percorsi, le sue reazioni. Siamo un unicum, il cancro non può essere uguale per tutti. Forse vale anche per le terapie e le diagnosi. Bisognerebbe ricordarsene spesso e ascoltare… come suggerisci tu.
    Sii forte, lo sei

  5. La il@ ha detto:

    ..siine grata e basta. Il bene è qualcosa da mettere in circolo senza calcoli, non ci sono crediti nè debiti. Prima o poi ne abbiamo tutti bisogno. Prima o poi abbiamo tutti l’occasione per dare, in relazione alle nostre possibilità. Un caro abbraccio.
    Buona giornata 🙂

  6. lucia ha detto:

    gentile Mia…ieri pomeriggio sono riuscita a passare tanto tempo con romi. Da un anno e mezzo, da quando ha saputo di avere il cancro ha pensato a noi e per noi ha nascosto sofferenza. Ieri era incazzata …incazzata per quello che non abbiamo saputo darle, per essere stati frettolosi, per….sono felice; ci chiede e ci sta chiedendo qualcosa e ho possibilità di dare qualcosa.
    E’ vero che le persone non sono uguali ma grazie a voi, da Anna in poi, non ho paura di stare con voi e neanche con romina.

    grazie di cuore

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