La parola più bella

In sala preoperatoria.
-Come si chiama?
-Mamigà.
-Nata il?
-20 novembre 1972.
-Quanti anni ha?
-45.
…..
-Come si chiama?
-Mamigà.
-Nata il?
-20 novembre 1972.
-Quanti anni ha?
-45.

-Come si chiama?
-Mamigà.
-Nata il?
-20 nov…mmm. 20 novembre. 1972. Si, 72 mi sembra.
-Quanti anni ha?
-Quarantac… no, quar… sei, quarantas… no aspetti… li vedo sul soffitto, sono quarantaaaaaa… sei? No, devo ancora compierli. Quarantacinque. Credo quarantacinque.
-Ottimo. Imidazolam è entrato in circolo. Adesso, signora, le farò alcune beccatine di anestetico attorno all’espansore, sotto ecografia.  La pizzico qui e là, mi dica se le faccio male.
-Si, adesso si. Ahia. Ahia. Ahi… no. Sta facendo ancora? Non sento niente.
-Perfetto. La portiamo di là.

Mi portano nella stanza operatoria vera e propria. Accendono l’ombrello di fari. Arriva la mascherina.
-Respiri bene, un po’ di aria fresca la rilassa, vedrà.
-Ok, infermiere, vi do la buonanotte. 
-Guardi che non è l’anestesia, è solo aria fresca.
-Mi prendete in giro? Fosse la prima volta… Lo so che dietro di me in silenzio c’è il chirurgo.
-Si Mamigà, sono qui.
-Visto? E allora avanti, uno due, tre… arriveder….
Buio.

Chi dice che sono coraggiosa non sa che prima di farmi portar via con il letto dalla mia stanza in reparto ho avuto una crisi di panico corredata da tipici conati di vomito. Improduttivi ovviamente, ma inevitabili. E poi niente, quello che c’era da fare doveva essere fatto.

Sono stata operata venerdì scorso, quattro giorni fa. Sono a casa in convalescenza. Si fa per dire, visto che mi sento bene, e il bisogno di riposo lo sento relativamente. E’ stato un intervento semplice, in anestesia totale: mi è stato asportato l’espansore ed è stata eliminata l’ultima fetta di pelle del seno tolto ad ottobre, quella che secondo l’istologico di ottobre era allora ancora malata. In parole schiette: sono stata piallata come una tavola. Nessun drenaggio, solo una ulteriore cicatrice che divide in due metà torace. Tutta scena, davvero: è stata toccata solo la pelle, perchè il resto se ne è andato con la mastectomia, linfonodi compresi. Non ho dolore, ho solo fastidio, perlopiù causato dall’intolleranza al cerotto di carta (e glie l’avevo anche detto alle infermiere, durante la medicazione di ieri, che ho la pelle ipersensibile alla colla di quel tipo di cerotti… e loro “non a questo, vedrà”. E come no… Giovedì me lo faccio cambiare). Domani andrò a prendere la mia bella protesi esterna, che chiamo “tetta da comodino”, con la richiesta del chirurgo che mi permette (grazie, Stato) di averla gratuitamente. Entro due o tre settimane avrò l’istologico nuovo, farò la visita radioterapica, e si inizierà il penultimo capitolo di questa oncostoria, che cappero, è iniziata un anno fa e sembra non finire mai. Partorire è stato decisamente più facile. L’ultimo capitolo, la ricostruzione definitiva, per ora non lo voglio prendere in considerazione. Voglio vedere almeno una fetta discreta di controlli negativi, prima di imbarcarmi in un intervento così consistente. E poi che sarà mai, mica vado in giro nuda come un verme, sotto reggiseno e magliette mica si vede che un seno è posticcio. I problemi, quelli per cui perdere il sonno, sono altri.

Sono stata operata, ergo: la Pet è negativa. Vede le stesse macchie che vede la Tac, ma il radiofarmaco non si è fissato. I medici le imputano ad un peggioramento repentino della malattia reumatica, ma ovviamente mi terranno sotto controllo come è comunque dovuto. Presto me la vedrò con la reumatologa, che non mi visita da un po’ troppo tempo. E si, il dolore alle articolazioni da qualche settimana, smaltita l’ultima chemio e smesso il cortisone, si è ben che incazzato.

La malattia reumatica,  una spondiloartrite indifferenziata sieronegativa, mi è stata diagnosticata nel settembre 2009 (ne raccontai anche qui sul blog, al tempo, se ricordo bene… non ho voglia di andare a spulciare indietro). E’ esordita a luglio dello stesso anno, esattamente nove anni fa, in questo periodo. Iniziò circa due o tre settimane dopo una breve influenza con laringospasmo (in seguito mi è stato spiegato dalla reumatologa che spessissimo la malattia, latente dalla nascita per predisposizione genetica, si attiva dopo una apparentemente banale malattia alle vie respiratorie), prendendo le articolazioni delle dita del piede destro, spostandosi anche sul sinistro e sul dito anulare della mano destra in qualche giorno, attaccandosi via via alle altre articolazioni velocemente, mettendomi letteralmente a letto in due settimane. Tre mesi per avere una diagnosi (e in seguito ho scoperto essere anche pochi). Tre mesi di sofferenza, di avvilimento, di corse a destra e sinistra per ambulatori, di esami, di bombe inutili di farmaci antinfiammatori e cortisonici, un iter pesante. Ricordo che la reumatologa non ebbe il coraggio di dirmi schiettamente che non sarei guarita mai, mi ci fece arrivare con un giro di parole. Piansi, piansi tanto. Mi sentivo addosso tutte le tragedie di questo mondo. Mi ci disperai sopra però per pochi mesi, perchè il febbraio seguente arrivò il primo tumore al seno, e iniziò un’altra storia. Come si dice, “ubi maior, minor cessat”. E comunque, a seguire, col dolore ho imparato a convivere. Ho cambiato priorità e modi di fare le cose. Si vive anche con l’artrite, complica un po’ (in certi giorni, vi assicuro, tanto) le cose, costringe a parecchie rinunce, ma non è la fine del mondo. Si fa diverso, si impara ad essere felici diversamente, stop.

Si può essere contenti di sentirsi dire “l’artrite sta facendo il suo lavoro”? Forse sto dicendo un’eresia, secondo qualcuno. Però si, si può. Si può, quando si ha sperimentato un terrore peggiore. Si può, quando l’alternativa sarebbe stata ben più amara, devastante, aberrante. Ve lo giuro. Si, sono contenta che sia “solo” artrite, e non avrei mai pensato nove anni fa che un giorno sarei arrivata a fare un pensiero del genere.
Perchè c’è solo una parola al mondo più bella di tutte, dopo la parola “mamma”, nella vita di tante persone, compresa me. 
E’ la parola

REMISSIONE
II post originale qui
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Una risposta a La parola più bella

  1. fulvialuna1 ha detto:

    Si, una parola meravigliosa.

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