Chi è lepre … chi lumaca

Ora sono ufficialmente nel “dopo”
Inteso come periodo che segue la fine delle terapie in Day Hospital
e nel quale il tempo viene anche scandito
dai controlli periodici.
La settimana scorsa ho fatto i miei primi a tre mesi
dall’ultimo Herceptyn
La prossima settimana avrò la visita dall’oncologo
e poi si ripartirà aspettando il prossimo step
che, immagino, sarà a sei mesi…
(dico così perché così inizio a farmene una ragione)
ma in questo “dopo” ci sono varie tipologie di comportamento
delle persone.
Lo vedo osservando le mie compagne di scrittura :
loro stanno “correndo”  verso la Vita
io “cammino” verso la Vita
cercando anche di raggiungerle
con poco successo…
Ho sempre immaginato che, una volta finite le terapie in DH,
me ne sarei andata “a gambe levate”
e invece no.
Non sono lepre che corre all’impazzata verso La Vita
per recuperare tutto il tempo “perso” durante i 18 mesi
di terapie fatte
sono piuttosto una lumaca, una lumachina che ha
iniziato il cammino verso la Vita
pianin pianino…
Ora, cosa sia meglio non saprei,
Di sicuro la lumachina nel suo lento , ma continuo camminare
ha modo di “assaporare” la Vita che incontra strada facendo,
ha modo di osservare ogni cosa, ogni piccola cosa, ogni piccolo dettaglio
che trova nel suo cammino…
La lumachina assapora tante piccole gioie che la Vita le fa scoprire
proprio perchè non corre all’impazzata…
La lumachina fa tesoro nel suo cuore di ogni piccola gioia conquistata
La lumachina sempre si sente dire che sta sprecando tempo e
che questo tempo non lo riavrà più indietro
sentir dire questo la fa stare male
ma il suo non è tempo sprecato:
è un tempo vissuto ad un ritmo diverso
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7663… ovvero terapia ormonale….

… che poi questo numero 7663 stampigliato su ogni
pastiglia  mi incuriosisce non poco…
ma che vorrà dire?
mah
comunque dal 13 marzo 2015
prendo ogni sera
questa pastiglietta di Aromasin.
Per quasi un anno ho preso diligentemente
ogni giorno la pastiglia di Tamoxifen
ma
l’oncologo mi ha cambiato la terapia ormonale
sostituendo il Tamoxifen con Aromasin.
ha fatto delle valutazioni ed è giunto alla conclusione che
quest’altro tipo di medicinale sia meglio per me.
Ok.
Va bene.
E invece , non so perchè , ma faccio fatica ad accettarlo questo cambiamento
pur sapendo che, visto la trombosi avuta a luglio
 e la recidiva della trombosi a gennaio
è un bene aver cambiato terapia ormonale.
Ogni sera preparo la pastiglietta  7663
e puntualmente se non fosse mio marito a ricordarmelo
dimenticherei di prenderla.
Mai successo.
Sono più di vent’anni che prendo ogni giorno
la pastiglia per la tiroide
e sono sicura di non aver mai saltato una volta.
Ma per questo Aromasin c’è un blocco.
questa terapia è da fare .
SO che è da fare.
Ho fatto tutto quello che si poteva fare per evitare
 il ritorno della
malattia e questa terapia ormonale è un’altra arma
che abbiamo a disposizione ,
questo l’ho capito bene
e allora cerco di convincermi.
Ingoiando la mia pastiglietta 7663
ogni volta
  le dico di fare bene il proprio lavoro…
di fare il proprio dovere…
evitiamo di incontrarci di nuovo
col cancro.
Se possibile, una volta è più  che sufficiente
basta e avanza pure….
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I capelli ricrescono alla grande dopo la chemio

oic2    Dicono che i capelli crescono di un centimetro ogni mese.

Questa è la mia coda: 70 mesi dalla sua nascita = 70 centimetri (ma secondo me di più!)

DSC03185 - CopiaDa quando mi sono ricresciuti dopo la chemio non li ho mai tagliati, li ho lasciati andare così come crescevano senza mai dargli un taglio, si vede direte voi.

Credo che sia giunto il momento, anche se non sono molto convinta perché penso che i ricci se ne andranno definitivamente.

Eppure sette anni fa ero passata da questa lunghezza alla pelata senza tentennamenti. Altre priorità…

Vabbè, domani forse andrò dal parrucchiere.

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Vivere 7 anni senza stomaco

Sono rinata 7 volte da quell’8 aprile…

E ogni volta, pur cercando di mantenere la mia struttura di base, mi sono modificata, sperando …  sempre di più, di riuscire a  fare emergere l’aspetto più “naturale” della mia indole. Filtrando  sempre meno, imparando, o cercando di imparare, a com-prendere. Sono trascorsi 7 anni da quando non pensavo di arrivare al Natale dello stesso anno. Un Natale raggiunto dopo  una faticosa corsa ad ostacoli: intervento con rimozione totale dello stomaco, chemioterapia, accettazione del  dovere vivere una vita senza stomaco.

Ho fatto tesoro di questi anni regalati? Non so.

Ci sono momenti, e mi vergogno a dirlo, in cui la durezza delle mie giornate è tale (dolori,  glicemie impazzite, stanchezze inenarrabili e sconosciute) per  cui mi chiedo se davvero  ne è valsa la pena. Poi la razionalità ha il sopravvento: CERTO che ne è valsa la pena. Sto assaporando la crescita di mia figlia, vivo la mia famiglia, mi godo la compagnia delle  amiche,  sto impegnandomi nell’Associazione con l’intento di essere utile ad altri ….

Si’, perché insieme ad altri 3 meravigliosi amici,  ho contribuito a fondare  l’ Associazione di volontariato  “Vivere senza stomaco”, che sta crescendo, che sta raggiungendo obiettivi  non certamente ipotizzati.

Ho conosciuto, tramite il gruppo di FB , che ci ha fatto incontrare, tantissime persone speciali. Con alcune delle quali è nata sincera amicizia.

Sul fronte lavorativo, dopo la malattia, alla ripresa dell’attività, nonostante iniziali grandi difficoltà legate ai danni metabolici, e ad un dirigente che per fortuna ha smesso di nuocere alla scuola, ORA sto fattivamente lavorando a diversi progetti, con qualche utile risultato e qualche soddisfazione. E, quindi, sono riuscita a riprendere il lavoro, a sentirmi attivamente lavoratrice.

Sto vedendo e assaporando la crescita di mia figlia. La mia figlia adorata. Vivo la mia famiglia con la consapevolezza che “insieme” siamo forti.

Faccio passeggiate con quel monello di Max, e ogni volta il mio animo si alleggerisce, e il sorriso, se prima non c’era, riaffiora.

Osservo il mio giardino mutare con il passare delle stagioni, stupendomi, ogni volta, di poterle ri-vedere, ri-sentire. Ma soprattutto ho imparato a non dare più nulla per scontato. Il TEMPO soprattutto.

In estate assaporo le passeggiate sulla battigia, fondendomi con l’acqua che lambisce i miei piedi. Gioia pura.

Certo che ne è valsa la pena.

Ciò che devo ricordare è che, alla Vita,  devo almeno 7 anni e che il mio prossimo impegno dovrà essere quello di vivere … i prossimi… nel modo migliore.

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Dieci anni

 Il 2015 sarà un anno molto particolare.  Tutto è iniziato dieci anni fa, proprio in questi giorni. I primi giorni di tosse erano stati attorno a Natale, in realtà, ma fu esattamente in questo periodo, sul finire di gennaio, che iniziai a prendere lo sciroppo che in casa stavano prendendo anche mio nonno e mia madre. Fu il primo, pietoso, inutile tentativo di curare una tosse che solo la chemio poteva far passare. In seguito arrivarono gli antibiotici. Dopo ancora, arrivarono gli antistaminici. Poi antistaminici e triaziolo-benzodiazepine.

Sarà quasi impossibile, quest’anno, non pensare ciclicamente “dieci anni fa, di questi tempi, accadeva questo e quello”. Dieci anni. Dieci anni sono un tempo così lungo, eppure così breve. Quanta fatica, quanta auto-analisi, quanto blog. Quanti periodi di buio. Mesi e mesi di cui non ricordo quasi niente perché ho bisogno di proteggermi. Quanto dolore per risanare il dolore della malattia e quello che c’era già da prima. Quanto lavoro per trovare questo equilibrio. L’ho cercato tutta la vita. Tanto lavoro e tanta fortuna.”

Quindi, sì, il 2015 sarà l’anno del “10 anni fa, di questi tempi…” ma sarà anche – e quel che conta è questo – l’anno del “ora, dieci anni dopo, invece…”

Dieci anni fa, di questi tempi, iniziava quel dolore che urlava, quel dolore che nessuno capiva, quel dolore che ha fatto risaltare dinamiche perverse, quel dolore che ha sgretolato forse non tutto ma tanto, il dolore di quel corpo che gridava e picchiava i pugni contro la porta di una mente che non sapeva ascoltarlo.

Dieci anni dopo, invece, c’è l’equilibrio. C’è la mia bambina, quella su cui pochi dottori avrebbero scommesso, che toglie dalle buste della spesa un pacco di pasta e corre a portarlo al suo papà – l’uomo che ho trovato, che ho scelto, che dopo tanto lavoro ha creato con me una squadra ben rodata – poi si ferma di colpo. Si gira, mi guarda e sorride. Sembra indecisa, è come se avesse qualcosa “da dirmi”. Fa un saltello verso di me, mi dà un bacio e corre via.

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caro cancro… ti scrivo …oggi….

Caro cancro oggi ti scrivo.
Ricordo molto bene quando ti ho incontrato
quella sera sotto la doccia
passando la mano meno velocemente
o forse più attentamente del solito
ho sentito la tua presenza.
Ricordi?! Sono andata a letto senza dire nulla
a nessuno
sicura che il mattino dopo saresti sparito.
Balle.
Eri lì , con la tua presenza ingombrante.
Certo che avevi scelto il momento giusto!
Proprio
il momento in cui ero più vulnerabile:
appena 15 giorni dopo il funerale di mia mamma.
Ho sempre pensato che, chissà da quanto tempo,
ti nutrivi, crescevi indisturbato dentro di me,
grazie alla mia disattenzione
o forse proprio quando la mia
attenzione era rivolta ad occuparmi
di mia madre.
Hai giocato sporco!
 All’inizio mi hai buttato a terra
non capivo nulla di quello che mi dicevano i medici
mi sembrava di vivere in un altra dimensione.
Ma poi
mi sono arrabbiata!
Ero inc…..ta   talmente tanto
da meravigliarmi io stessa
di come già mi avevi cambiato: io sempre tranquilla e accondiscendente
ora ero diventata una iena
incavolata a vita proprio con te.
Possibile, visto che eri una parte di me?!
Non ti ho mai considerato un alieno, un mostro , una bestiaccia
Eri una parte del mio corpo
impazzita, anarchica
che agivi in modo subdolo
e silenzioso
e per questo eri potuto crescere
così tanto!
RIcordo che quando l’oncologo, il dott. R  mi disse che avevano
deciso di farmi fare i sei mesi di chemioterapia per ridurti
prima dell’intervento
ho pensato che, no! Avrei voluto che ti togliessero subito
dal mio corpo
non volevo passare sei mesi in tua compagnia
ma volevo che ti estirpassero subito…
Mi sono dovuta abituare a sapere che c’eri
che eri sempre lì
bombardato dalla chemio
ti riducevi
e io arrabbiata ero come una forsennata
in questa mia corsa contro il tempo..
Il tempo… era la paura che avevo, la paura di non averne di tempo.
Tu me lo stavi rubando.
Avevo tante cose da fare,
e tu avevi sconvolto la mia vita…
Ho sopportato la chemioterapia con gli effetti collaterali
perchè sapevo che non erano inutili tutti questi sacrifici
perchè tu continuavi a ridurti…
la battaglia era ancora lunga , eravamo agli inizi, ma
tu stavi vacillando…
Con rabbia, tanta rabbia , pensavo a tutto quello che dovevo
sopportare per avere la possibilità di provare ancora a vivere
e sopportare tutto quello a cui dovevo sottopormi
per sconfiggerti.
E il 26 marzo del 2014
ci hanno separato.
Finalmente.
Il chirurgo, mi ha detto che , con l’esame che mi hanno fatto
il giorno prima dell’intervento
il macchinario aveva rivelato
una tua codina, un peduncolo (?)
nascosto
sfuggito all’eco e alla mammografia .
Bastardo.
Se non se ne fossero accorti saresti rispuntato dopo poco
e io avrei dovuto ricominciare
tutto daccapo
sempre che tu non ti fossi nel frattempo troppo rafforzato.
Ci hanno separato ma , tu, nel frattempo,  in tutti i sei mesi in cui avevamo
convissuto, ti eri intrufolato
nell’anima, nel più profondo angolo della mia anima…
Per questo, pur sapendo che ci avevano separato,
io ti sentivo
ti sento ancora
come se tu fossi ancora da qualche parte
nascosto dentro di me.
Il dott. R mi ha detto che loro hanno fatto la loro parte
per liberarmi da te
e che ora tocca a me fare la mia
ma questa è la parte più difficile
la mia battaglia
contro di te non è finita
perchè la Paura del cancro
non finirà mai…
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E’ successo in DH …. tempo fa

Sempre dalla sacca dei ricordi…
Percorro il corridoio del Day Hospital
accanto all’infermiere col sorriso che mi è venuto a chiamare
in sala d’attesa.
Un corridoio che all’inizio, alle prime terapie mi sembrava lunghissimo
forse inconsciamente lo paragonavo al percorso
che dovevo fare per curare il mio cancro…
Entriamo nella stanza , mi siedo in poltrona
e mi guardo attorno.
 Guardo il cielo azzurro fuori dalla finestra
il cielo,
il mio cielo azzurro….
Stanza 23….
C’è la signora ultraottantenne
incredula che alla sua età debba anche combattere
un cancro.
Ha avuto tante vicissitudini nella sua vita
ma mai avrebbe pensato che le sarebbe

capitato anche un cancro…
E dillo a me, ho pensato io…
Poi , nel letto di fronte  c’è una donna
un pò più grande di me
forse qualche anno in più.
Ha la testa spelacchiata, i capelli le sono caduti
non tutti o forse le stanno ricrescendo piano piano
Sfoggia la sua testa con naturalezza
Mi fa tenerezza vederla senza capelli
mi fa ripensare a qualche mese prima
quando anche io avevo una testa spelacchiata
ma che portavo  sempre coperta
da una bandana o un foulard
Mai sarei riuscita  a sfoggiare la
mia testa pelata…
mai mi sono guardata allo specchio in quei mesi…
I nostri sguardi si incrociano
ci sorridiamo
con tenerezza, ci comprendiamo,
forse i nostri pensieri sono all’unisono
forse lei , vedendomi, pensa che fra qualche mese
riavrà i capelli, magari anche più belli di prima
ce li siamo meritati dei bei capelli!
Poi, nell’altro letto c’è una signora , distinta,
capelli lunghissimi, belli, sembrano quasi veri…
Passa quasi tutto il tempo al cellulare
conversando e programmando una serata
a cena in pizzeria con gli amici…
La vita che scorre, la vita che modelli attorno ai tempi
delle terapie , degli effetti collaterali, delle visite, delle analisi,
dei vari controlli,
perchè il tuo tempo è assorbito dal prenderti cura di
te stessa e cercare di sconfiggere il cancro,
il tuo tempo
 che ora ha avuto un cambiamento di rotta
e che se, fortunatamente riavrai,
dovrai riconvertirlo
e sarà come riprogrammare la Vita…
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