Ciao ciao, Miriam

Avevo cominciato a leggere il libro di Miriam Engelberg dopo aver letto distrattamente le note biografiche. Sapevo già che si trattava della testimonianza di una donna operata di tumore al seno, e che la forma espressiva scelta per raccontarsi era il fumetto. Il titolo, comunque, non permetteva equivoci: “Il cancro mi ha reso più frivola”.

Miriam racconta in presa diretta quello che succede a una donna, ancora giovane e con un bambino piccolo, dopo una diagnosi di cancro, come si sente, come reagisce, come ne parla con gli altri, come si cura. I primi fumetti “autobiografici” li ha disegnati aspettando i risultati della biopsia, quando ancora non era sicura di essersi ammalata.

Mi è sembrata una forma di re/azione alla batosta molto simile a quella che ho avuto io raccontando nel blog ogni mossa della mia seconda battaglia con il cancro, lo stesso impulso irresistibile a plasmare, contenere in parole o disegni, il magma altrimenti incontenibile della disperazione.

Ho iniziato a ridere fin dalla prima pagina, dove Miriam ironizza su quali imbarazzi o assurde reazioni può suscitare avere davanti una donna che comunica di avere il cancro al seno. Lo sguardo cade lì, sul seno, e c’è l’immancabile domanda “quale seno?”. Come se a uno che dicesse di avere un cancro al rene si chiedesse “quale rene?” Ecco allora la nuova linea di magliette ideata da Miriam, con la scritta CANCRO QUI (il cancer inside del testo inglese mi sembra più efficace), e una freccia che indica a destra (o a sinistra).

Ho continuato a ridere, ma a ridere sul serio, identificandomi completamente con l’humour nero di Miriam, e comprendendone il senso profondo, la necessità di dare quel colore e quel peso alla paura e alle lacrime assordanti dei crolli emotivi. Riconoscevo ogni fase, dal senso di colpa al risentimento rabbioso, dal “dover essere” coraggiosa al bisogno di superficialità, di stordimento quasi, per non pensare. Conoscevo quel bisogno insopprimibile di raccontare a chiunque quello che ti è successo, e l’inevitabile tortura del confronto invidioso con il resto del mondo libero da quella malattia ingombrante, invadente, da cui non ti liberi nemmeno quando credi di averla sconfitta. Perché proprio a me?

Ero talmente entusiasta di quell’approccio ironico alla condizione di malata, che ho deciso di andare a scoprire qualcosa in più di lei. Sono arrivata sul suo sito, stavo per ciccare sul link del blog, quando mi sono accorta di quel titolo: Goodbye Miriam. Sotto alla sua foto sorridente, con occhiali e cappello, c’era  l’annuncio della sua morte, avvenuta lo scorso ottobre, dopo che la malattia si era diffusa anche ad altri organi. L’ultima riga delle note biografiche, sul risvolto di copertina del libro, mi era proprio sfuggito. Chissà perché…

Allora ho ricominciato a leggere la sua storia a fumetti con un sottofondo di tristezza e, non lo nego, di paura.

Ridevo di meno, anche se fino alle ultime vignette, disegnate e scritte dopo aver scoperto le metastasi alle ossa e al cervello, Miriam continuava a raccontare con leggerezza e ironia momenti terribilmente seri: i passaggi nel tubo della risonanza magnetica, la reazione ai referti, le trasformazioni del corpo dovute alle terapie, quelle trasformazioni che tuttavia non le evitavano di sentirsi dire: “come stai? Ti vedo bene!” Quando lei, con il copricapo che nascondeva la calvizie da chemio, deperita ma gonfia per i cortisonici e un colorito non proprio sano, si sentiva un vero schifo. Dio, quante volte mi sono sentita dire le stesse cose! (“Ti trovo bene”, “hai un bell’aspetto, davvero!” )

Miriam si descrive come una pessimista ansiosa e angosciata, piena di paure. Con il carattere che aveva, quello che le stava capitando avrebbe potuto subito annientarla. Invece è riuscita a trasformare il pessimismo in un racconto pieno di verità feroci, ma esilaranti, costruendo così la propria ancora di salvezza per non andare completamente alla deriva.

Goodbye, Miriam

Il post originale qui

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Una risposta a Ciao ciao, Miriam

  1. alessia78 ha detto:

    ciao giorgia ti ho vista ieri sera raccontare la tua storia e non immagini quanta forza mi hai dato!!! ho 32 anni e sono stata operata 4 anni fa di cancro al seno, a 28 anni quindi, ma non l’ho vissuta bene e neanche ora che siamo alla fine perche’ mille paure mi assalgono continuamente,manca un anno alla fine delle terapie…per me e’ stat la fine della mia femminilita’, un seno operato, il ciclo tolto….

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