17 Aprile

Lo trovai un anno fa, giusto giusto.
Era piccolo, tondeggiante: scoprii più avanti che forse era più simile ad una nocciolina americana. Mi dissi che non era possibile: avevo finito da poco di allattare, non avevo nessuna familiarità significativa, nessun fattore di rischio evidente. Ero sana come un pesce. Un po’ stanca, ma chi non lo è? Stavo cambiando lavoro, e no, non poteva essere quella cosa. Lo cacciai via dalla mente, lo seppellii per bene con il peso delle mie mille cose da fare, ma presto ritornò a galla, e allora decisi di affrontarlo.
Di nuovo, sembrava niente.
Oggi non ho voglia di raccontare il resto. Basta dire che è già passato un anno, e sono viva. Ma voglio ricordare quello che il dott. Emme fece per me.
Una bella sera di maggio il dott. Emme mi telefonò, quando avevo quasi deciso di lasciar perdere, di stabilire da sola che era tutto risolto. Mi fece uno strano discorso di mari, di pesci, di vetrini. Tuttora non ricordo se mi parlò di istologia o di ittiologia. Comunque mi convinse, e poco dopo lo acchiappammo.
Era solo un pesce piccolo e cattivo, che sembrava un’arachide.

E non c’è più.

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6 risposte a 17 Aprile

  1. Elena ha detto:

    …cara amica anche io come te notai una “nocciolina”…allattavo la mia bimba di 5 mesi…
    Ho affrontato l’operazione, le chiemio e tutto quello che viene di conseguenza l’ho fatto per mia figlia sopratutto era lei che mi dava la forza di farmi infilare l’ago della chemio ogni 21 giorni…era lei che mi faceva “vedere bella” anche senza un capello…
    Oggi mi porto dietro la paura del domani, la paura che si possa ripresentare “la bestiaccia”… ma sono forte, siamo forti, dobbiamo esserlo per tutti quelli che ci amano!!

    • Juliaset ha detto:

      Cara Elena, innanzi tutto grazie per aver condiviso la tua storia, ci dà la possibilità di ricordare a tutte le donne che non esistono periodi in cui ci si può dimenticare della prevenzione, e purtroppo neanche l’allattamento ci protegge del tutto dal tumore al seno.
      Per il resto…Affrontare il cancro mentre si è impegnate a crescere un bimbo piccolissimo è oggettivamente una delle esperienze più difficili che possano capitare, anche se i figli riescono a tirare fuori il meglio di noi, e fanno emergere risorse interiori che non sapevamo neanche di possedere. Ci vuole tanta forza anche dopo, come giustamente osservi, perché anche se le “noccioline” scompaiono, le paure restano e possono fare molto male, questa è la verità. Per quel che mi riguarda, ho festeggiato da poco il mio quarto “17 aprile” e sono molto più fifona di un tempo.
      Ti abbraccio, cara amica bella e forte…Fai una supercoccola alla tua bimba da parte mia!

  2. giovanna ha detto:

    Buongiorno a tutti/e, per puro caso ho scoperto questo sito e, devo dirvi che ho trovato tante cose che non sapevo ed ho scoperto che può esserci tanto affetto e tanta collaborazione anche tra persone che non si conoscono ma che sono accomunate dallo stesso mostro. Perchè vi scrivo? Io non ho e non ho avuto il cancro ma, è come se ce lo avessi da 36 anni. Nel 1976 morì mia mamma di tumore al seno con metastasi ai polmoni(allora non c’era la chemio, non si faceva prevenzione). Poco più tardi mia nonna materna anche lei scopre il tumore sempre al seno, però non ha voluto fare assolutamente niente, diceva che era anziana e se era morta sua figlia poteva morire anche lei. Morì dopo 7 anni di convivenza con il tumpore senza mai fare un esame e mai un giorno di ospedale, andò a letto una sera e non si svegliò più. Più tardi successe alla sorella di mia madre, un tumore all’intestino…….3 anni fa mia sorella un tumore al seno, per adesso, dopo varie peripezie che potete immaginare, sta bene.
    Passiamo alla parte paterna….Mio padre ha avuto un tumore allo stomaco, tutto risolto con l’intervento ma, dopo 5 anni un tumore primario, non metastasi, al fegato, dopo un anno è morto. Il fratello di mio padre un tumore all’esofago che non gli ha lasciato scampo, stessa cosa sua sorella, uno al fegato. Mio fratello maggiore, un tumore anche lui all’esofago, è stato operato all’ospedale di Pisa già 8 anni fa, ha perso l’uso della parola però sta bene.
    Io da quando avevo 14 anni vivo come una bomba innescata pronta ad esplodere, lo sto aspettando da tanti anni e mi chiedo ad ogni piccola cosa: adesso tocca a me?
    Faccio prevenzione da sempre, ho iniziato la mammografia con associata l’ecografia a 25 anni, faccio ogni 5 anni la gastroscopia e la colonscopia. Una volta trovai una dott.ssa all’ospedale di Ferrara che facendomi l’eco al seno mi disse: Sig.ra ma non ha mai pensato a fare lo svuotamento del seno? Lo sa che in America se una persona ha ereditarietà e non fa niente per tutelarsi l’assicurazione non paga? Scommetto che il suo ginecologo è un uomo, sa quanti uomini se ci fosse un così elevato numero di casi di tumori ai testicoli se li sarebbero già tolti?
    Io ho pensato; Ma questa è medicina o macelleria? Le ho risposto che il mio seno mi piaceva molto e ci avrei pensato quando e se si fosse presentato il problema. Pochi giorni fa mi hanno tolto un lichen sulla lingua e, ovviamente, fanno l’esame istologico…..sono già lì che macchino su cosa farò se dovesse essere…..su chi potrò contare visto che sono da sola…..su come lo affronterò……
    Vivo così da anni e adesso alle soglie dei 50 anni ancora peggio. Io non ho il cancro ma è come se ce lo avessi da sempre, succede anche questo purtroppo. Però sapete non è proprio un gran male perchè comunque sapere che toccherà anche a me mi rendo conto che mi ha fatto vivere sempre con gioia le mie giornate e mi ha fatto affrontare qualunque cosa con serenità, dicendo; oggi c’è questo problema? Ok lo affrontiamo e vediamo cosa si può fare, domani ci guardiamo!
    Non ho(spero) e non ho avuto il cancro, ma sono vicina a tutti voi perchè conosco questo mostro da anni………………….Vi chiedo solo cosa posso fare per vivere un pò meno con l’ansia che prima o poi verrà a bussare alla mia porta, lo so potrei morire anche con un vaso che cade da una finestra, però non so perchè si pensa solo a quello. Grazie per avermi ascoltata.

    • Juliaset ha detto:

      Cara Giovanna, probabilmente sei capitata su questo post cercando informazioni sui fattori di rischio e la familiarità, poi hai deciso di lasciarci la tua testimonianza, e hai fatto bene. Dal tuo racconto si percepisce chiaramente il dolore silenzioso che hai provato in tutti questi anni, e devo ammettere che la tua storia mi ha molto colpito, perché da mamma temo sempre di trasmettere ansia alle mie figlie a causa della malattia. Leggendoti mi è venuto in mente il bellissimo film “Il deserto dei Tartari” (tratto dall’omonimo libro), dove il tenente Drogo trascorre tutta la sua vita a presidiare la sua fortezza, nell’attesa che i Tartari arrivino ad attaccarla. Anche tu hai trascorso tanti, troppi anni a combattere da sola contro una minaccia, una probabilità. Io non sono forse la persona più adatta per darti consigli su come fronteggiare l’ansia, ma ti posso dire una cosa con assoluta certezza: non sei sola in questa attesa, e non saresti sola neanche di fronte a un pericolo più concreto. Hai compiuto un grande passo aprendoti con noi, su questo blog. Se non lo hai ancora fatto, chiedi una mano a chi ti può aiutare concretamente (associazioni di volontariato, dottori capaci di instaurare un rapporto di fiducia e di dialogo, psico-oncologi, ecc). Non aspettare oltre, Giovanna. Sono certa che con la tua sensibilità ti scoprirai in grado di aiutare gli altri a tua volta, e allora tutto avrà un senso diverso, anche questa assurda attesa durata 36 anni.
      In bocca al lupo per tutto e un abbraccio,
      J

  3. Bianca ha detto:

    Mi sono commossa e ho versato anche qualche lacrimuccia, leggendo qui e pensando ai miei figli. Avere bimbi piccoli e gestire un cancro e soprattutto le sue cure, è un’enorme fatica. Fisica e psicologica. Ogni tanto li guardo e penso che forse, un domani, da queste esperienza – che loro adesso vivono in modo indiretto perchè troppo piccoli – usciranno rafforzati. Intanto però anch’io temo di trasmettere loro ansie e timori. E ho paura. E allora capita che a volte quando sono sola piango. Ma solo quando in casa non c’è nessuno, mi serve per sfogarmi un po’, e recuperare le forze. E recuperare anche il sorriso, in tempo per uscire e andare a prenderli all’asilo.

    • Juliaset ha detto:

      E’ difficile prevedere come reagiranno i bambini nel lungo termine (io me lo chiedo spesso), ma una mamma attenta e sensibile come te saprà vegliare su di loro, intuire gli eventuali malesseri, dare le risposte giuste…Avrete tempo per crescere insieme e metabolizzare questa esperienza nel modo migliore per voi. Un abbraccio!

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