Corpi estranei

Ricordo che alcuni anni fa, durante un momento di sfrenato e gaudente spetteguless, una mia amica ed io arrivammo a spergiurare che non ci saremmo mai e poi mai rifatte il seno, pur essendo entrambe scarsette da quel punto di vista. Alla fine del discorso lei però soggiunse maliziosamente: “Comunque, cara…mai dire mai!”, e lì ci mettemmo a ridacchiare sotto i baffi, come due bimbette dell’asilo. Io però continuai ad insistere che a me non sarebbe mai successo, e certamente non avrei mai messo piede nell’ambulatorio di un chirurgo plastico. Ora, ironia della sorte, mi trovo a festeggiare con tanto di bottiglia di spumante il compleanno delle mie due “ragazze”, sapete cosa intendo. Già, proprio loro, le due libbre di silicone che porto addosso con sfacciata naturalezza. Certo, il mio fu un intervento di chirurgia ricostruttiva, mica una seduta di bellezza, e questo cambia un po’ le cose, ma devo dire che la vita da rifatta in fondo non è così male. Preciso, per chi non lo sapesse, che tutto l’impianto è molto proporzionato al mio fisico minuto, insomma, nulla a che vedere con certe esuberanze che si vedono in giro. Comunque non sono qui per esprimere giudizi, come sapete mi piace immensamente di più parlare di me stessa. Se penso all’anno scorso tuttavia mi sembra ancora di percepire la confusione mentale del risveglio dall’anestesia, oltre che la stretta mortale del cerotto di tensoplast. Ho potuto apprezzare i vantaggi della ricostruzione solo molto tempo dopo.
Be’, care ragazze, facciamo un bilancio: voi mi avete insegnato che la bellezza può essere dono, scherzo di natura, gioco, bene voluttuario, ma a volte anche sofferenza, e per questo è meglio viverla sempre con un po’ di ironia, se ci si riesce. Mio marito sostiene che il Dott. Plastico, quando mi ha operata, in pratica è come se avesse consegnato una pistola nelle mani di un bambino. A parte la sarcastica verve del Principe, devo ammettere che c’è un fondo di verità nella sua affermazione: all’inizio proprio non sapevo cosa farmene, di voi due. Siete arrivate nella mia vita in un momento importante, ma non vi ho scelte, mi siete semplicemente capitate tra capo e collo (no, un po’ più sotto). Sì, lo ammetto, all’inizio vi ho subite. Io che non pensavo che il decoltè fosse poi così importante, e amavo il mio seno soprattutto perché aveva fatto il suo dovere al momento giusto, quando dovevo allattare. Ma ora il destino ci ha unito, ragazze mie, ed è giusto proseguire insieme il nostro cammino. Nonostante all’inizio vi guardassi con grande sospetto, non vi ho mai sentite corpi estranei, mie piccole amiche elastomeriche, anche se non ho mai creduto che foste in grado di cambiarmi la vita, e non ho mai pensato che la vostra ingombrante presenza avrebbe potuto spianarmi la strada in questo aspro mondo. Voi mi avete donato un po’ di simmetria, in un’esistenza bella e piena, ma che di equilibrato e lineare non ha quasi nulla. E mi permettete di ridere ancora sotto i baffi ogni volta che viene intervistato un chirurgo plastico in tivù. Sapete, voi mi avete reso più ironica e solare, non certo più sexy. Inoltre vi sollevate piacevolmente ogni volta che rido, e sapete stare sempre al vostro posto, quindi non potrei proprio chiedervi di più. Ormai vi voglio bene, vi ho inglobato, fate parte di me in tutti sensi. Il che vuol dire, sappiatelo, che anche voi non siete perfette, non siete standard, e non siete certamente fatte di gomma.

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