Fare Outing

Che situazione strana.
In questi giorni mi sto rendendo conto che sono davvero poche le cose per cui vale la pena sbattersi. Forse perchè sto vivendo un periodo così particolare, tantissime cose che fino a una settimana fa occupavano parte dei miei pensieri e mi facevano impegnare del tempo per rimuginarsi su, ora sembrano sciocchezze. Rapporti interpersonali compresi. Perciò ho quasi del tutto smesso di brontolare, e paradossalmente nell’angoscia di quello che mi travolge scopro che di motivi per gioire ogni giorno ce ne sono eccome. Motivi per sorridere. Motivi per cui pensare che è ora che la smetta di sottovalutarmi come faccio abitualmente.

Qualcuno mi ha detto che fare outing come ho fatto io può farmi solo bene. Qualcun altro mi ha fatto (poco) velatamente capire che il mio atteggiamento rispetto al come e quanto parlo della malattia è decisamente fuori luogo, perchè certe cose meno vanno in giro e meglio è.

Ma sapete che non me ne importa nulla? Ma proprio niente-niente-niente.
Perchè almeno per ora fare outing mi sta facendo sentire meno sola, e la solitudine nell’affrontare il cancro mi spaventa molto più del cancro di per sè.
Perchè mia madre e mia nonna mi hanno sempre detto che l’ unica cosa per cui bisogna vergognarsi è fare del male di proposito.
Perchè chiamarlo per nome è essere chiari. Dirlo sottovoce non esorcizza un bel niente, non diminuisce la gravità del problema, non alleggerisce le cure, non gli impedisce di esistere. Io alla scaramanzia non credo.
Perchè non parlarne non aiuta nessuno. Non aiuta la prevenzione, non aiuta a capirlo, insegna ai nostri figli che se facciamo come gli struzzi i problemi ci passano un centimetro sopra la testa e non ci toccano. Balle.
Perchè è meglio sapere che la tua vicina di casa o la tua conoscente è malata di cancro piuttosto che darle della snob perchè non esce di casa, immaginare che ha preso una malattia contagiosa perchè ha perso i capelli (“aaaaaaaa io l’avevo detto che i gatti portano brutte malattieeee!!!”), dare per certo che ha le fisse igienistiche perchè in mezzo alla gente usa la mascherina davanti alla bocca. E giuro, l’ho pensata anch’io quest’ultima cosa, quando un paio di volte al super mi è capitato di incrociare delle persone con la mascherina (e ora che ci penso non erano mai da sole).
Qualcuno mi ha detto che sono forte.
In realtà me la sto facendo sotto. Come i bambini, quando ne parlo inizio a tremare come una foglia. E tremo anche adesso che sto scrivendo.
Di fatto mi sento incastrata. Incastrata dalla vita che per una volta mi impedisce di scegliere se andare avanti o no per la strada che mi viene imposta. E io convivo malissimo con le imposizioni (chissà mai da chi avrà preso mio figlio?).
D’altra parte l’alternativa è decisamente poco conveniente.

QUI il post originale.

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