Invalidità fantasma

C’è una nuova procedura per presentare la richiesta di riconoscimento d’invalidità: il medico di base deve compilare il certificato on line, poi il richiedente deve inoltrare la domanda all’INPS per via telematica.

Mi vien da ridere.

Perchè penso a tutti i medici di base che ancora non hanno un PC con la connessione a Internet e/o non lo sanno usare.
Perchè penso a tutte le siora Maria che dovranno rivolgersi ad un patronato per compilare ed inoltrare la richiesta, dato che se dicessimo alla siora Maria che deve farsi dare il PIN per la trasmissione delle istanze telematiche dall’INPS probabilmente risponderebbe che ormai Natale è passato e in casa non ha posto per un pino, e poi perchè dovrebbe servire un albero per mandare le carte all’INPS?
Perchè penso a tutti quegli impiegati INPS che già non hanno alba di cosa si stia parlando se si chiede l’indennità di ricovero ospedaliero per un professionista (questione di competenza dell’INPS già da alcuni anni) e che ora si troveranno a dover rispondere anche in tema di invalidità civile.
Perchè penso agli impiegati dell’ufficio invalidi civili della mia ASL che quando nel 2007 ho presentato la mia domanda di invalidità mi hanno chiesto dove avevo trovato il modulo e alla mia risposta “su Internet, sul sito della Regione Veneto” hanno sgranato gli occhi e hanno detto che a loro quella nuova versione non era ancora arrivata.
Saremo anche nell’era dell’informatica, ma non tutti se ne sono accorti.

Io vivo praticamente davanti al PC, ed essendo moooolto pigra cerco tutte le possibilità di operare on-line (in pratica sfrutto qualsiasi mezzo per evitare di muovermi dalla scrivania…), quindi sono ovviamente favorevolissima all’informatizzazione di tutte le procedure burocratiche, ma temo che questo sia un esperimento condotto sulla pelle degli invalidi, che forse non sono proprio i più adatti a fare da cavie.
Però magari funzionerà e le procedure saranno più rapide, che sarebbe una buona cosa.

Il 3 febbraio ho ricevuto il verbale con l’esito della visita di revisione dell’invalidità che avevo fatto il 13 ottobre. Dopo 113 giorni, altro che i quindici previsti dalla legge 80/2006.
Già all’inizio di dicembre avevo iniziato a sollecitare l’ufficio invalidi dell’ASL, ho telefonato diverse volte, sono anche passata di persona e la risposta era sempre la stessa: “Ci dispiace, non ci hanno ancora mandato i verbali, appena arrivano li spediremo”.
E meno male che questa volta almeno lo hanno spedito all’indirizzo giusto, perchè l’anno scorso, quando ho chiamato per sollecitare, dato che anche allora erano passati più di due mesi dalla visita, mi era stato risposto che il verbale era stato spedito, ma era tornato indietro perchè io avevo cambiato indirizzo. È vero, ho cambiato indirizzo. Nel 2002, cinque anni e mezzo prima di presentare la domanda di invalidità. Dove gli impiegati dell’ufficio invalidi siano andati a pescare il vecchio indirizzo rimane un mistero.

Questa volta sono stati riconfermati addirittura per due anni il 100% di invalidità civile e lo stato di handicap (legge 104/92), ma non la legge 68/99 per l’inserimento lavorativo dei disabili: se la saranno dimenticata.

Non che faccia differenza.
In realtà niente di tutto questo fa differenza, perchè questi riconoscimenti mi danno un unico beneficio concreto, l’esenzione totale dal ticket, praticamente ininfluente dato che la stragrande maggioranza delle prestazioni sanitarie di cui usufruisco riguarda la patologia oncologica, per la quale ho comunque diritto all’esenzione.
Niente altro.

Non ho diritto ad un assegno di invalidità perchè ho un reddito annuale superiore a 14.466 euro e questo tutto sommato è giusto. Meno giusto è che il sostegno economico mi sia stato negato anche quando sono stata per tanti mesi senza lavorare.
“Ma non eri in malattia?” mi ha chiesto qualcuno. No, i professionisti non hanno diritto all’indennità di malattia.
Quando ho iniziato l’attività in proprio, nel 1999, dovevo versare all’INPS il 10,5% di contributi previdenziali, poi qualcuno ha deciso che bisognava equiparare la gestione contributiva dei professionisti a quella dei lavoratori dipendenti, quindi l’aliquota è cresciuta ogni anno fino a raggiungere ora il 26,72%  (Circolare INPS 13/2010). Peccato che si siano dimenticati di equiparare anche tutto il resto.
Innanzitutto, mentre i lavoratori dipendenti hanno in busta paga una trattenuta per contributi di circa il 10%, e il resto è a carico dei datori di lavoro, “per i professionisti iscritti alla Gestione separata l’onere contributivo è tutto a carico dei soggetti stessi” (Circolare INPS 13/2010).
In secondo luogo, a fronte dei contributi INPS i lavoratori dipendenti hanno diritto, oltre alla pensione, anche ai trattamenti di malattia, maternità, disoccupazione, cassa integrazione e mobilità, tutti proporzionati al reddito; ai professionisti invece spettano solo la pensione (con importi più bassi, a parità di contributi versati), la maternità (con lo stesso trattamento economico delle lavoratrici dipendenti ma senza la possibilità di prolungamento oltre il terzo mese dopo il parto) e l’indennità di ricovero ospedaliero, nella misura massima di 38 euro al giorno. Lordi, per cui bisogna pagarci sopra l’IRPEF, le addizionali regionale e comunale e anche il famoso 26,72% di contributi INPS.
Detto in soldoni – letteralmente – questo significa che mentre un lavoratore dipendente riceve dall’INPS un’indennità di malattia pari al 66,6% dello stipendio (in realtà si arriva almeno all’80% perchè anche il datore di lavoro è tenuto a contribuire con una quota) per un massimo di 6 mesi, io per tutto il periodo di terapie, intervento e convalescenza (in totale 7 mesi di inattività completa più altri 4 a regime ridotto) ho ricevuto in totale 1.350 euro lordi. E mi è andata anche bene, perchè le giornate di day-hospital contano come ricovero.

Ma non è tutto. La legge 104 prevede per i disabili la possibilità di usufruire di permessi retribuiti, ma vale solo per i lavoratori dipendenti, Come dire: se sei un lavoratore dipendente, lo Stato ti paga quei 3 giorni al mese che devi dedicare a visite, analisi, controlli, terapie. Se invece sei un professionista, ti arrangi.

Nemmeno Renato ha diritto ai permessi per l’assistenza, perchè non è mio marito. L’anagrafe mi obbliga ad inserirlo nel mio stato di famiglia perchè vive con me, ma lo Stato non lo riconosce come mio familiare. Quando sono stata in ospedale per gli interventi, quando mi ha accompagnata a fare le terapie o i controlli in cui mi somministrano farmaci che mi impediscono di guidare, ha dovuto chiedere ferie o più spesso recuperare le ore di assenza, dato che l’azienda per cui lavora lo costringe a consumare praticamente tutte le ferie e i permessi nei periodi di chiusura estiva e natalizia (sì, lo so che non è legale e che dovrebbe avere la possibilità di disporre a suo piacimento dei permessi e di almeno metà dei giorni di ferie, ma qui siamo nel nordest, avete presente?)

Nel 2008 avevo anche preso in considerazione l’idea di cercare un lavoro come dipendente usufruendo della legge 68/99 e mi ero informata per l’inserimento nelle liste speciali per disabili, ma al Centro per l’impiego mi hanno detto che non potevo iscrivermi perchè il mio reddito superava i 4.800 euro lordi. In effetti perchè mai un disabile che guadagna più di 4.800 euro all’anno dovrebbe cercare un altro lavoro? Con 4.800 euro si vive benissimo, no?
Ah, naturalmente il limite di reddito per l’iscrizione dei lavoratori dipendenti è maggiore, 8.000 euro: forse per loro il costo della vita è diverso?
E mentre il datore di lavoro che assume un disabile come dipendente beneficia di agevolazioni, chi si avvale della collaborazione professionale di un disabile non ha nessun vantaggio fiscale.

In sostanza, i professionisti – a parità di reddito – pagano più dei lavoratori dipendenti per ricevere di meno e questa disparità è ancora più marcata se il professionista è invalido.
Qualcuno la chiama equità sociale.

Alla fine, non so che farmene di questa invalidità fantasma.
Qualcuno mi ha detto che potrei avere lo sconto al cinema. Magari la prossima volta ci provo.

Qui il post originale.

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