Lo scollo, il taglio e la spesa con Robute

 

Ci sono cose che piombano nella tua vita senza che le cerchi, e non puoi evitarle. Devi accettarle e basta, fartene una ragione e ricavarne del buono se puoi, e io così sto cercando di fare. Sei arrivato nella mia esistenza quando meno me lo aspettavo, l’hai cambiata, rimani con me perchè non posso rimandarti indietro, ho imparato ad amarti nonostante tutto, ma per ora, finchè lo riterrò necessario, rimarrai nel segreto. Perchè le cose grandi, le cose importanti, vanno anche protette, e così farò con te.
Non devo andare a fare acquisti di capi di vestiario con Robute, con i gusti proprio non ci incontriamo. Ma stamane al mercato mi ha trovata proprio mentre ero intenta a scegliere una camicetta, si è offerta di darmi un consiglio e cosa potevo fare? Ho accettato, anche se alla fine quello che ho messo nel cestino della bicicletta assieme allo scontrino è frutto di un compromesso tra il suo stile esageratamente maschile e il mio desiderio di qualcosa di esplicitamente femminile. E’ stato un lavorone però, perchè sono diventata piuttosto pignola, almeno secondo Robute, ma anche secondo mia madre e non solo loro.
Il motivo è presto detto. Un mese fa o poco più ho fatto il cambio degli armadi, ho provato e riprovato diverse cose e ho scartato tante magliette per un motivo semplice: lo scollo, e le maniche assenti. Passi per le maniche, posso anche accettare in via eccezionale di avere qualcosa privo di maniche anche se ho due braccia stile mortadella, tanto prima o poi si sgonfieranno (spero). Ma il collo… il collo deve esserci, punto. Perchè non posso vedere quella cicatrice spuntare da sotto. E’ più forte di me, non ce la faccio. Nella mia intimità riesco a guardarmi senza eccessivi problemi, ho acquistato dei reggiseni adatti per fare in modo che il “buco” sia sufficientemente mimetizzato, ma lui, il taglio, che tra l’altro ha anche cicatrizzato maluccio (ma tutti i tagli mi si cicatrizzano così, ha anche un nome questa cosa ma non lo ricordo, in pratica sembra come una fascetta larga quasi un centimetro bucherellata a destra e a sinistra per tutta la sua lunghezza), quello non riesco ad accettare che si veda. Ed è bello alto, arriva fin quasi al collo.

“Fregatene” ha detto Robute alzando le spalle.
“Fai finta di niente” ha detto mia madre.

Si, è vero, c’è di peggio, ma io con questo ho a che fare, e che si veda mi da fastidio. Forse perchè ha a che fare con una cosa mia, talmente mia che solo l’idea che venga banalizzata o guardata con una bocca storta mi mette a disagio, perchè non è solo un taglio, non sono solo diciassette puntini a destra e diciassette a sinistra, è anche tutto quello che ci sta dietro, ed è un ricordo troppo fresco per essere messo via con un “fregatene”.  Credo faccia parte di quelle cose che vanno accettate, ma non è una cosa automatica. E poi non so perchè ma l’anno scorso me ne importava molto meno, anche se a pensarci bene un anno fa a quest’ora non ero ancora stata operata e il problema non si poneva nemmeno. Mi sentivo quasi meno a disagio nel periodo in cui camminavo con le stampelle a causa delle flogosi, o con il collare morbido per via dell’ernia cervicale. Che quando mi fermavano e mi chiedevano cosa avessi rispondevo tranquillamente “artrite, sono in piena crisi”, e finiva lì, ma la parola “tumore” suona decisamente in modo diverso e causa reazioni nettamente diverse. E probabilmente ho fatto sufficientemente il pieno di queste reazioni quando ero quasi senza capelli per la chemio, nascondendo la cicatrice è come se volessi dire “ora basta”. E mi prendo questo diritto finchè lo riterrò necessario. O almeno finchè il “fregatene” non riuscirò a dirlo alla mia immagine riflessa allo specchio.

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