La mia giornata sterile

Leggendo qua e là mi rendo sempre più conto di quanto le parole “camera sterile” facciano paura. Bè, in realtà io già lo sapevo visto che la prima volta che me ne hanno parlato mi si sono “rizzati” tutti i peli del corpo (si, li avevo ancora). Però, per la verità la degenza protetta non è questa cosa tremenda che si immagina, per me almeno non lo è stata. Ok, non è che sia come una vacanza in beauty farm, certo è un pò noioso, ma, tralasciando il discorso cure, si tratta solo di lasciar passare il tempo. Intanto la camera sterile non è altro che una normale camera di ospedale a due letti in cui di solito si sta da soli e con la porta chiusa. Si trova, è vero, in un corridoio altrettanto sterile e chiuso da una stanza “flitro” ma tanto tu stai chiusa dentro…che ti frega cosa c’è oltre la porta? In degenza protetta ci sono molti “riti” giornalieri che devono essere seguiti pedissequamente. Al mattino vengono a fare le pulizie. Non scorderò mai il mio primo risveglio nella cameretta. Era mattina presto e nel dormiveglia sentivo una voce femminile che cantava…ecco, ho pensato…già inizio con le allucinazioni…e invece no, era lei, Aida, la signora che faceva le pulizie nel reparto sterile. Arrivava tutti i giorni con una ventata di allegria che spazzava via le tue nuvole interne. Accendeva la radio a tutto volume nel corridoio e poi passava di stanza in stanza pulendo tutti in maniera maniacale e con un parola gentile ed una battuta per ognuno. Ricordava i nomi di tutti, lei. Le nostre passioni, i nostri interessi. La sua era una vocazione, non un lavoro. Se l’avessero spostata in un altro reparto sarebbe rimasta traumatizzata…una persona fantastica. Quando aveva il giorno libero mi mancava perchè il suo arrivo era proprio come un raggio di sole. Fatte le pulizie e cambiate le lenzuola (sterili anche quelle, ovviamente) era l’ora della doccia. La doccia è obbligatoria, ogni giorno, da quelle parti. E ci vuole il libretto delle istruzioni. Si perchè ti devi lavare con il sapone disinfettante ed usare, al posto della spugna le garze (indovinate un pò? si, garze sterili!) Facile? Eh no, perchè devi usare una garza per la testa, una per ogni braccio, una per ogni gamba…e così via…e poi esci avvolgendoti in un bel telo sterile per asciugarti. Sempre perchè bisogna essere controllatissimi, appena varchi la porta della camerretta ti spiegano che da ora in poi non puoi più fare pipì come sei abituata..nono..devi farla nel cilindro e poi devi pure scrivere quanta ne hai fatta. E che sarà mai sto cilindro? Una semplicissima brocca graduata di quelle che tutti abbiamo a casa per misurare il latte quando facciamo i dolci…ma mica ti potevano dire di fare pipì nella brocchetta…cilindro fa più figo, no? Dopo un pò ti abitui…ti abitui talmente tanto che una volta tornata a casa davo la caccia alla brocchetta di mia madre perchè mi scappava…che strano farla di nuovo in maniera “classica”…seduta poi! Il momento più atteso della mattinata era la visita del dottore. Arrivava sempre sul tardi e io passavo il tempo a pensare che si fosse perso per il reparto e che si fosse scordato di noi…invece poi arrivava sempre. Era un bel momento. Intanto perchè per 5 minuti parlavi con qualcuno di diverso (anche le visite degli infermieri per cambiare le flebo o per fare un prelievo erano ben accette) e poi perchè durante la visita del dottore c’era lui: l’emocromo. Quando ti annoi ti attacchi a tutto, è vero. E l’emocromo era veramente molto atteso: quanti rossi? quanti bianchi? Tutti i giorni c’era il toto-globuli. Anche perchè l’aumentare dei globuli è direttamente porporzionale all’uscita dall’ospedale e quindi erano monitorati con grande interesse. Visto? La vita nella cameretta è piena di sorprese!

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6 risposte a La mia giornata sterile

  1. widepeak ha detto:

    il “totoglobuli” mi è piaciuto, te lo ruberò 😉

  2. Vesela ha detto:

    Anch’io mi sono fatta due risate.è vero…”quando ti annoi, ti attacchi a tutto…!”Brava.Un riasunto molto spiritoso, ma vero…
    Ciao e -hei,che facciamo ancora sveglie a quest’ora……?
    Buona notte

  3. piccolavale ha detto:

    Ragazze…io a un certo punto gli avevo dato pure i nomi ai globuli bianchi….tanto erano pochi!!!!

  4. Rino ha detto:

    Io sono uno che conosce cosa vuol dire vivere in “camera sterile”. Ci sono stato nel lontano 1995, per un trapianto di midollo ed oggi a distanza di 16 anni sono orgoglioso di poterlo raccontare.
    E’ vero si contano i minuti e il lento trascorrere del tempo in attesa della visita del parente, del dottore degli infermieri che ti cambiano le flebo e ti pesano ogni mattina.. o dello squillo del telefonino per ascoltare la voce amica di chiunque ti sussurra una parola di incoraggiamento.
    Le sofferenze sono tante, ma ciò che deve esserci in ogni istante è la convinzione che si può vincere la battaglia e ritornare a vivere più forti di prima, se non nel fisico sicuramente nello spirito.
    Voglio lasciare un forte abbraccio e un incoraggiamento a tutti coloro che stanno vivendo questa esperinza.
    Rino

  5. piccolavale ha detto:

    Grazie Rino per aver portato la tua testimonianza. Il tempo passa lento quando la nostra libertà di movimento è limitata ma l’importante è il risultato, no?
    un abbraccio

  6. Meg ha detto:

    Sebbene siano trascorsi più di dieci anni, non potrò mai dimenticare il mio settimo compleanno in camera sterile, la numero 6, in fondo al corridoio.
    Torta alle mandorle, di quelle con la gelatina semitrasparente sopra, le candeline spente, i miei fratelli dietro al vetro che mi sorridevano e i peluche imbustati nelle sacche sterili verdi accanto a me. Papà e mamma, in maniera del tutto eccezionale, entrambi in camera con le giacche verdi e le copri-pantofole azzurri, dopo essere passati per il “filtro”, sembravano due giovani inferimeri.
    Ineguagliabili la foto del soffio (finto) e la trasgressione di assaggiare qualche briciola di quella torta che non potevo neppure mangiare… Solo il mio cuore sa quanto fossi felice quel giorno, forse il compleanno più felice della mia vita.

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