Si può fare

Eccomi di ritorno dall’ennesima passata di scanner. E come si dice, non è finita qui… Stamattina ho vissuto anche un’esperienza che non avevo messo in conto. Quando ho fatto lo stesso esame presso la struttura di Pordenauss arrivavo lì, mi iniettavano il contrasto radioattivo, uscivo dalla porta sul retro, andavo per i fatti miei, bevevo un litro di acqua dove e quando volevo e mi ripresentavo dopo tre ore per la scannerizzata attraverso Stargate. A Udine non funziona così, e l’ho scoperto oggi: arrivi, ti iniettano il contrasto, ti accomodi in una saletta apposita ma non puoi uscire se non dopo due ore, dopo aver bevuto un litro e mezzo di acqua (e lì ho barato, ne ho bevuti due terzi e anche meno, ma di più non ce la faccio), eliminato l’acqua in altra maniera (…) ed essere passata sotto allo scanner (a Udine niente Stargate, ma un “coso” enorme che ti si piazza a due centimetri dal naso e ti fissa minaccioso prima di passarti millimetro per millimetro). Fortunatamente nella saletta protetta c’è tanto di televisione e riviste, anche se manco a dirlo fortunatamente avevo in borsa una dose di crocette da fare (sto preparando la mamigata, chi non si fosse ancora iscritto lo faccia!). In entrambi i casi poi ci sono le 24 ore in cui star lontana da bambini e donne in gravidanza, e io ne approfitto per godermi un po’ di pace per i fatti miei Sul momento ho sbuffato all’idea di dover rimanere lì (mio marito il doppio, perchè è stato esplicitamente invitato a rimanere fuori), ma poi penso, niente succede mai per caso. C’erano altre tre signore in saletta, una più o meno della mia età e altre due visibilmente più avanti con gli anni. Questa donna più giovane si stava massaggiando un seno. “Sentinella”, ho pensato subito. Anche lei un tumore al seno. Accidenti. Ricordo come fosse ieri quando ho seguito la prassi del sentinella, l’imbarazzo di dovermi massaggiare il seno davanti ad altre persone cercando di nascondere il gesto con l’altro braccio, e ho provato tenerezza. Tanta. Ovviamente gli sguardi attirano gli sguardi e nel giro di pochi minuti ci siamo trovate a passar parola tutte e quattro. E tutte e quattro avevamo la stessa storia alle spalle, tumore al seno, controlli, terapie ormonali, io ho fatto chemio e lei no, l’altra mastectomia, io il quadrante, due signore con recidiva, una al seno opposto e l’altra ai polmoni, chiacchiere come se stessimo parlando di ricette di cucina. Avevo davanti a me tre volti che nel chiacchierare mi sono diventati quasi famigliari, e ho pensato guarda come queste esperienze ti portano a parlare senza imbarazzo con degli estranei di cose di cui prima avevi perfino il terrore di pronunciare il nome. E c’era appunto questa signora giovane, anche lei con bambini dell’età del mio, a cui la diagnosi è stata fatta tre settimane fa. E mi guardava. L’avrei abbracciata. Mi ha chiesto se la chemioterapia fa stare tanto male come si dice in giro, e io le ho risposto che non a tutti fa lo stesso effetto, chi reagisce in un modo e chi in un altro, non è una passeggiata ma il mostro una volta iniziato ad affrontarlo è meno brutto di quello che si immagina.

“Ma hai perso i capelli?”

“Si, e le ciglia, e le sopracciglia”.

“E poi ti sono ricresciuti?”.

Mi sono tolta gli occhiali. “Guardami”, le ho detto, “non ho la parrucca, quello che vedi è tutto mio, giuro. Metti nello zaino tutto il positivo che puoi raccogliere, anche il più insignificante, e fissati su quello, vivi di quello, e vedrai che sarà tutto più sopportabile”.

Sono le parole che mi ha detto Mia all’inizio del percorso, e me le sono fissate davanti per tutto questo tempo traendone solo un gran bene. Anche se confesso che ripeterle a mia volta, a distanza di tanto tempo, mi ha fatto venire la pelle d’oca. La signora accanto a me, che era al secondo intervento, sorrideva e annuiva con forza. E ha sorriso anche questa donna coraggiosa all’inizio del suo percorso. Poi mi hanno chiamato, e ci siamo salutate. Sono uscita dal reparto di medicina nucleare dopo una mezz’ora. Sono uscita felice. Avevo il cuore leggero, e ce l’ho anche adesso mentre ci ripenso. Il perchè non serve che lo dica, lo si può intuire. E spero che mi ricapiti ancora e ancora, come quando mi sono trovata io in cerca di sostegno e coraggio e ne ho trovato, poter dire a una persona guardandola negli occhi quello che a mia volta mi sono sentita dire da qualcun altro: “si può fare, credimi, si può, non è impossibile. E’ dura, durissima, ma si può fare”. E sentirselo dire da chi lo ha vissuto sulla propria pelle ha tutto un altro peso.

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7 risposte a Si può fare

  1. Maria Angela Bianchi ha detto:

    Ciao, ho rivissuto la mia storia cominciata 5 anni fa…. tutto uguale…. Ricordo perfettamente il massaggio per il sentinella e la mia mamigà fu una ragazza molto più giovane di me (io avevo 50 anni), quanto conforto mi diede! E nelle mie innumerevoli attese per scintigrafia-tac-pet-risonanze-ecc. che ho dovuto fare ultimamente, ogni volta che trovo qualche donna che mi parla dello stesso problema, viene anche a me l’istinto di abbracciarla! Un mega in bocca al lupo, sei stata grande!
    Angela

  2. lorenza ha detto:

    Grazie mamiga 72 del tuo post, fa bene all’anima Anch’io sto passando tutto l’iter del tumore al seno .intrvento mastectomia e adesso chemio, la prima più difficile la seconda per adesso leggeremente meno. Io mi sto accorgendo ora del tumore:prima e durante l’operazione ero tranquilla il cancro era ancora solo una parola: forse perche quando hai il cancro al seno ti senti “bene” e l’operazione in se stessa non è dolorosa ti riprendi subito. Per me la difficoltà sta iniziando ora con la chemio, mi rendo delle cose che ora non faccio, dei rapporti diminuiti, dei figli si grandi ma impauriti, di tutti i problemi della vita, che noin è perchè hai cancro ti lasciano in pace, anzi….- Comunque sono certa che è anche vostra esperienza UN abbraccio veramente a tutte e tutti.
    lorenza

  3. solare ha detto:

    anche una sola parola di conforto e di incoraggiamento di qualcuno che ha vissuto la tua stessa esperienza vale molto di più di tutte le parole che un’altra persona può dirti. non che le parole di altre persone non valgono, ma solo chi ci è già passato può capire come stai, come ci si sente a dipendere dal responso degli esami e l’essere sempre in conflitto!

  4. Giorgia ha detto:

    Yesssss, we can. Se po’ fa’. Si può fare, è proprio così. Hai fatto “cancer budding”, una delle cose più importanti di cui ha bisogno chi inizia un percorso come il nostro: incoraggiare, dare l’esempio. Brava Mamigà, smack

  5. Giorgia ha detto:

    Ehm, volevo scrivere “cancer buddy”… lo usano gli americani per indicare “l’amico in materia di cancro”, ecco sì, lo tradurrei così!

  6. Paolella ha detto:

    stessa storia…stessa trafila…stesse cure….stesse attese….stesse donne conosciute x caso che entrano in empatìa con te come se le conoscessi da sempre…
    son passati 3 anni e sono qui e nn smetto di essere “cancer buddy” oramai nn posso farne a meno. mi fa sentire bene!

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