Questa non è la mia cartella clinica

wideCome molti di noi, autoreferenziali scrittori blog, ogni tanto mi chiedo a cosa mi serva scrivere qui. La funzione originaria, l’ho detto spesso, è stata di trovare una cornice di senso a quello che mi stava accadendo, condividerlo con chi ci era passato, o ci stava passando o voleva lasciarmi un segno di solidarietà con un commento. Internet ha davvero rotto tanti muri di solitudine, e senza stare a fare le vittime, avere il cancro così a lungo, ti lascia tanto sola. Allora, negli anni, questo blog è servito a fare amicizie virtuali che chi l’avrebbe mai detto. A tenere aggiornato chi si interessa a me, ma una telefonata sarebbe complicata (lo dico senza acrimonia, sono la prima a non rispondere più al telefono). Oltre a scrivere, rileggere quanto scritto negli anni, mi ha aiutato poi a capire meglio, a inquadrare diversamente gli eventi con il senno di poi. E se c’è una parte di post scritti anche con un pensiero alla loro potenziale utilità per altri nelle mie condizioni, devo dire che, soprattutto, ho sempre scritto egoisticamente per me sola. Tanto più ultimamente: le mie vicende sono così orientate, che preferisco nessuno si riconosca nella mia situazione ed è lo stesso motivo per cui parlo pochissimo, anche in dh, con “colleghi di malattia”. A volte cerco di non incrociare nemmeno i loro sguardi, non voglio si spaventino, dico sul serio. Soprattutto non voglio mi facciano domande. Le risposte non piacebbero né a loro, né a me.
Questa però non è la mia cartella clinica, scrivo quando mi va, quello che mi va, e chi vuole legge e scrive come vuole, nella massima libertà, nei limiti della buona educazione, sempre. Detto ciò, non penso di morire nei prossimi due mesi (oddio, magari mi becco pure la famosa tegola in testa e la facciamo finita), ma la malattia – dicono gli ultimi controlli di questi giorni – sta avanzando, a polmoni e cervello. E io cammino sempre più piano, respiro sempre più a fatica, tossisco di più. Me ne fotto anche abbastanza, ho un Natale da prepare per la mia famiglia, il morale da tenere alto, la rassegnazione da tenere a bada, e soprattutto la fiducia che sento, sempre, di cui prendermi cura.
Ogni giorno dobbiamo imparare di nuovo a prendere quello che c’è, cercando di non farci fare troppo male. Non è semplice, nella preoccupazione si fanno un sacco di cazzate, ma noi possiamo permetterci pochissimi sbagli. Nostri o altrui.
In tutto questo, Nina e Lilla sono una forza della natura, una dirompente fonte di energia allegra e vitale. Davvero non si sa mai cosa ci riserva il futuro, e noi lo sappiamo meno degli altri, è la realtà. Ma il mio presente, grazie a loro e a Obi, è davvero sempre bellissimo.
Adesso ciao, vado a preparare dei muffins per loro.

Il post originale è qui

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5 risposte a Questa non è la mia cartella clinica

  1. Elisa ha detto:

    Scrivo nel mio blog per le ragioni che hai così bene elencato tu e anche per mio figlio che un giorno potrà conoscermi anche tramite i miei “mal-scritti” 😉
    In realtà sto preparando anche qualche video… mi fa girare le scatole il fatto che la malattia potrebbe privarlo dei ricordi che solo una mamma sa raccontare ai propri figli…
    Cara Widepeak, non ti conosco ma io mi sento al tuo fianco in questa mattinata di dicembre…e ti penso, e sento un legame forte con te, dovuto alla malattia che ci accomuna e ai nostri pensieri che un po’ inevitabilmente si assomigliano…
    A proposito di muffins, guarda questo link… http://fantasticando.blogfree.net/?t=4084407
    alla fine della pagina troverai delle bellissime civette fatte con i Ringo e gli Smarties. Li ho fatti l’altro ieri per il compleanno del mio bimbo e sono stati un successone! Ti abbraccio fortissimo.

  2. Alessandro ha detto:

    Questa mattina sto facendo ricerche sull argomento e mi sono imbattuto in questo blog…non ci sono molte parole da aggiungere,forse nessuna, ma devo dire che la voglia di continuare ad esserci e di rimanere anche dopo, ti fa e vi fa onore. Nessuno di noi,malato o no ,sa cosa gli prospetta il domani o anche l’oggi,ma il fatto di lottare e non cedere rivela che c’è in noi qualcosa di più grande di ciò che appare e sono sicuro che esiste anche la risposta alla domanda Perché ?
    Con molta ammirazione Alessando

  3. claudiavecoli@hotmail.it ha detto:

    Ciao mi chiamo claudia ho 36 anni e anchio ho avuto ben tre bestiacce nel mio seno adesso dopo aver fatto chemio , essere stata operata e aver subito una mastectomia totale del seno des troe fra poco faro esi di radio tutti i giorni .menopausa farmacologica con vampate giramenti di testa ecc.pero sono felice perche possono ancora veder crescere mia figlia

  4. rosa ha detto:

    Il cancro è una malattia che degenera. In questo blog ho avuto delle polemiche con alcune signore e forse, non mi hanno capita. Sono una che sta conducendo una grande lotta per i diritti negati ai pazienti oncologici ed io scrivo per far conoscere la quotidianità difficile che si deve affrontare.
    Si vive giorno per giorno e poi con una dose di ilarità, ottimismo ed ironia. Camus diceva che ” il paradosso dell’esistenza è nel senso di vivere “.
    Rosa Mannetta

  5. Cecilia ha detto:

    Mi hai fatto pensare a mia sorella che ieri mi ha detto : “Speravo di vedere i miei nipoti ” e invece, se stiamo ai nostri oncologi, sarà quanto meno problematico.
    Adesso però lei è a casa che sta preparando la festa di compleanno per sua figlia, 12 anni oggi, e anche se non abbiamo idea di cosa ci riserva il futuro cerchiamo entrambe di vivere momento per momento, e devo dire che i bambini aiutano un casino !

    P.S. Il mio addome NON è più in multiproprietà !

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