Sindromi, ricette e sproloqui vari in una domenica mattina nuvolosa.

Stamani volevo scrivere alcune cose.

La prima è che a volte mi vergogno di essere così felice e di cantare il mio stare bene perché ci sono persone che invece bene non ci stanno. Persone che non ci sono più o persone che combattono col dolore giorno dopo giorno. Non è che non lo so, non è che glielo voglio sbattere in faccia: cerco solo di far passare qualcosa di luminoso e positivo e testimoniare fino all’ultimo che si può e si deve resistere e che si può vivere, anche dopo o con il cancro [ecco, l’ho scritto, è difficile che riesca a scriverla e tantomeno a dirla questa parola – cancro, cancro, cancro, forse se la ripeto tante volte scompare oppure perde il suo potere maligno, cancro, cancro, cancro, vaffanculo ].

E forse tutto questo è un tipico atteggiamento di chi ha la sindrome della sopravvissuta. Forse ho la sindrome della sopravvissuta. Mi sa che ho la sindrome della sopravvissuta.

La mia mamma mi ha regalato un braccialettino rosa di Cruciani(http://www.corrieredelgiorno.com/2013/10/01/tumori-al-seno-braccialetti-cruciani/)

che ha comprato in stock – per sé, per me e per la mia sorella e per le sue colleghe – e io me lo sono messo. E lo esibisco, lo porto, lo guardo e mi piace e lo so che tutto questo fa parte della sindrome, ma so anche che il 15% di quello che la mia mamma ha pagato per il braccialetto andrà allo IEO, e ne sono felice. 

Poi volevo dire che ovunque mi giri e qualsiasi libro legga c’è almeno un personaggio, marginale o protagonista o tutteddue, che si ammala/muore/soffre per un cancro. Sembra che non si possa più costruire una storia senza un malato di cancro oppure sembra che ormai il cancro sia entrato talmente a fondo nelle nostre vite che non si possa più prescindere dal parlarne in una narrazione sul nostro tempo. Uno degli ultimi libri che ho letto, Livelli di vita di Julian Barnes, è una grande rielaborazione del lutto per la perdita della moglie (che è morta ovviamente di cancro, e come se no). E alla fine il signor Barnes sostiene che ci sono ricerche che hanno dimostrato che qualsiasi sia l’atteggiamento del malato nei confronti della sua malattia non cambia la prognosi. Perché è solo l’universo che fa il suo mestiere.

Ecco, io ora appena ho un po’ di tempo gli scrivo al signor Barnes. Perché lo deve sapere, lo deve sapere e sentire che non è vero. 

E gli mando questo link:(http://d.repubblica.it/argomenti/2011/12/15/news/kris_carr_crazy_sexy_diet_libro-533897/), oppure quello al sito di questa immensa donna combattente e sorridente, oppure dei brani di Anticancro di David Servan-Schreiber oppure qualcosa che mi inventerò al momento. 

Perché qualcosa mi inventerò sempre per affrontare al meglio ogni situazione. Questa è una certezza. Stamani comincio con un succo di frutta e verdura (e non è una battuta). 

Il post originale lo trovate qui: 

http://meandmrsk.wordpress.com/2013/10/20/sindromi-ricette-e-sproloqui-vari-in-una-domenica-mattina-nuvolosa/

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2 risposte a Sindromi, ricette e sproloqui vari in una domenica mattina nuvolosa.

  1. oli73 ha detto:

    Mi sa che Barnes abbia esperienze solo di seconda mano. Altrimenti saprebbe. Io so, tu sai. Va bene anche cantarlo con gioia quello che con fatica abbiamo imparato.

  2. Me.and.mrs.K ha detto:

    Oli73, 😉 noi sappiamo. e dividiamo il nostro sapere con quante più persone possibile. un bacio.

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