Il post-post-post faccenda: tacchi e cipria.

Ultimamente dedico molto tempo alla cura del mio corpo.

Non c’è un motivo particolare. Sarà la crisi dei quarant (uno) anni, che mi vede davanti allo specchio mentre mi fisso i capelli bianchi e le prime rughe sotto agli occhi e con la testa pensare “tinta, crema contorno occhi, subito!”, con la stessa enfasi con cui si programma un pellegrinaggio ad un santuario (io lo faccio al super dei detersivi e cosmetici). E l’ora del riposo pomeridiano, che fino a un po’ di tempo fa trascorrevo col ricamo o l’uncinetto in mano e i video de “la Tata” (visti e stravisti, conosco i dialoghi a memoria) in sottofondo a tenermi compagnia, da settimane ha il sottofondo dei video di una tizia, triestina, simpatica, che tra l’altro mi assomiglia anche, che fornisce i suoi consigli sul trucco e la cura della persona.

Ma sarò scema? Sono regredita allo stato adolescenziale! Alla mia età e con una famiglia da mandare avanti!Ma è normale?

E poi, mi chiedo, con tutto quello che ho passato, non dovrei avere altro per la testa? Che tutti mi dicono “eh, dopo il cancro capisci il vero peso delle cose, capisci che sono davvero poco le cose per cui sbattersi, comprendi che la salute è tutto e quando hai riguadagnato la tua vita tutto il resto è aria fritta”.

BALLE.

Dopo il cancro sono tra le tante fortunate che ha trovato la vita e non la morte. A 37 (trentasette!) anni ho vissuto l’inferno della chemio, dell’intervento e della radio che mi hanno sfigurato togliendomi, quanto alle sole cose visibili dal di fuori, i capelli in cambio di venti chili in più. Ne sono uscita, ho ristabilito gli equilibri (visibili) tra capelli (e che capelli! Mai avuti capelli così belli in vita mia come nel dopo-chemio, li sto lasciando crescere luuuuuuuunghi, per recuperare) e chili, tutto il resto è storia. E poi? Perchè devo essere agli occhi degli altri e ai miei “quella che ha avuto il cancro” vita natural durante? Come se non bastassero le mie cicatrici a ricordarmelo ogni volta che faccio la doccia. Come se non bastassero il mio cardias che fa il lavativo, il cuore ballerino, i tatuaggi della radioterapia sul petto e sui fianchi, gli sbalzi d’umore e le vampate di un periodo che fisiologicamente avrei dovuto passare tra dieci anni od oltre, a ricordarmi ogni giorno “hai-avuto-il-tumore-al-seno”. Ma devo portarlo scritto in viso a tutti i costi? No, non voglio e non lo farò.

Uscita dal tunnel, l’unica cosa che ho desiderato davvero, dal profondo del cuore, è stato riappropriarmi della mia vita. Lo scrissi anche, al tempo. Riavere la vita di una quarantenne normale. Senza ciclo mestruale, tranciata la possibilità di avere un altro figlio come speravo e desideravamo tanto (ma è un altro discorso, e lungo), ma per il resto delle cose… normale. E a quarant’anni spero che sia normale anche iniziare a guardarsi allo specchio e piacersi, ma desiderare di piacersi ancora di più, perchè il tempo fa comunque il suo lavoro.

E poi ammettiamolo va là, giocare coi trucchi mi è sempre piaciuto un fracco fin da adolescente, quando compravo il Dolly (qualcuna si ricorda il Dolly? Un giornalino, un mito), c’era in regalo la matitina per occhi o il lucidalabbra di turno e pasticciavo allo specchio con una mia cugina coetanea sentendoci pheeghe ma in realtà dipingendoci da far ridere i polli. Di nascosto alla mamma, chiaro. Ad oggi c’è la gioia di una che si è potuta permettere un giocattolo desideratissimo, quando scopre al super di cui sopra una cipria trasparente in polvere libera nello scaffale delle creme per il viso (anzichè in quello del make-up) a soli sei neuri e qualcosa, per curiosità Googola, scopre che è la migliore sul commercio nonostante sia difficile recuperarla perchè di una marca vecchissima e ormai fuori moda, va ad acquistarla (sprecona!), la prova e le sembra di concedersi una coccola che neanche il Fimble elettronico che mettevo nella culla del Power per farlo addormentare era così dolce e melenso.

Oggi mi trucco un filo ogni mattina anche se non devo uscire, perchè ho letto da qualche parte che se fare la casalinga è il tuo lavoro, la mattina devi prepararti come se andassi al lavoro. Dunque, tra una passata di aspirapolvere, una di straccio e lo scarico della biancheria dalla lavatrice, quando incrocio uno specchio o una vetrina muovendomi per casa voglio vederci riflesso qualcosa di piacevole, non un carciofo con gli occhi da pesce lesso che all’una ha la faccia di chi si è appena alzata dal letto. E ancora, mai soddisfatta, mi scopro indugiare davanti allo specchio per un tempo interminabile prima di decidere di infilarmi le scarpe ed uscire. E sforzarmi di abituarmi di nuovo a portare i tacchi come anni fa, prima che l’artrite mi rovinasse i piedi: venti chili in meno che pesano sui piedi mi permettono di rientrare nelle mie scarpe quelle-belle-che-veneravo, un po’ di sforzo per riadattare la loro forma alle mie nuove zattere e qualche cerottino e la mia autostima ne guadagna. Sono malata. Od ho solo quarant (uno) anni.

Poi una mattina, mentre prendo il caffè delle dieci e mezzo col Gatto Alfa che è ancora a casa in infortunio (proprio come la pausa caffè di chi lavora fuori), ricevo il più bel complimento che le mie orecchie abbiano mai udito. “Tu non sarai mai una sventola, di quelle che fanno girare gli uomini quando passano per strada. Non lo sei, puoi sforzarti quanto vuoi di essere sexy come quando avevi vent’anni, ma sei cambiata. Sei una donna solida. S-O-L-I-D-A. Su di te si può contare, sei una bella quarantenne ma non sei frivola. Sei una donna con gli attributi”.

Cioè… io? Solida? Sicuro?Scusa Mamigà, ma è molto, molto meglio di Sventola. Una Solida con eyliner, mascara, tacchi e cipria.

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2 risposte a Il post-post-post faccenda: tacchi e cipria.

  1. Les Esprits Libres ha detto:

    Ciao Mamiga 72!Che piacere è stato leggerti!Tu come Ileana e credo tantissime donne che fanno fatica ad ammetterlo,sentirsi belle nonostante la bestiaccia che fortifica le ossa e lo spirito,è un diritto e un dovere verso noi stesse e la società.Perchè sentirsi bella ed esserlo,mi ripeto,è un diritto di ogni donna,e nessun ostacolo o impedimento potrà togliercelo!
    Il punto è che ogni donna in terapia oncologica,durante o dopo le cure,ha bisogno della sua immagine,di vedersi allo specchio in presenza della sua malattia ma non condannata ad un doppio percorso di malattia,quella psicologica o di depressione che accompagna in molti casi il suo decorso nel vedersi privata della sua immagine.Non bastano i commenti di coraggio e fiducia di amici,parenti e conoscenti,bensì si possono avere veri e propri alleati di bellezza che ci sostengano anche nella nostra solitudine.

    Al momento non ci sono linee cosmetiche ne prodotti mirati a questo tipo di aiuto concreto e quotidiano. La questione della perdita cigliare e sopraccigliare sono un vero osso duro da combattere,ma è in step di start up una nuova linea chiamata “The Ineer Make Up” ,che offrirà una specifica risposta a tutte le donne in cura oncologica e permetterà loro di risolvere in primissima battuta tutti i comuni ostacoli.Niente più viso inespressivo e anonimo,niente immagine personale abbandonata,ma prodotti innovativi e dermocompatibili per rifare in un attimo sopracciglia,avere ciglia in sostituzione ma dall’aspetto naturale e dalla facilità di esecuzione,a tutta una serie di primer correttivi dell’incarnato alterato ecc ecc.
    Finalmente la bellezza potrà scendere in campo contro il cancro.

    Grazie ancora per la tua testimonianza!<3

  2. dominga76 ha detto:

    L’ha ribloggato su condividi il tuo cibo e ha commentato:
    Ciao Mamiga 72!Che piacere è stato leggerti!Tu come Ileana e credo tantissime donne che fanno fatica ad ammetterlo,sentirsi belle nonostante la bestiaccia che fortifica le ossa e lo spirito,è un diritto e un dovere verso noi stesse e la società.Perchè sentirsi bella ed esserlo,mi ripeto,è un diritto di ogni donna,e nessun ostacolo o impedimento potrà togliercelo!
    Il punto è che ogni donna in terapia oncologica,durante o dopo le cure,ha bisogno della sua immagine,di vedersi allo specchio in presenza della sua malattia ma non condannata ad un doppio percorso di malattia,quella psicologica o di depressione che accompagna in molti casi il suo decorso nel vedersi privata della sua immagine.Non bastano i commenti di coraggio e fiducia di amici,parenti e conoscenti,bensì si possono avere veri e propri alleati di bellezza che ci sostengano anche nella nostra solitudine.

    Al momento non ci sono linee cosmetiche ne prodotti mirati a questo tipo di aiuto concreto e quotidiano. La questione della perdita cigliare e sopraccigliare sono un vero osso duro da combattere,ma è in step di start up una nuova linea chiamata “The Ineer Make Up” ,che offrirà una specifica risposta a tutte le donne in cura oncologica e permetterà loro di risolvere in primissima battuta tutti i comuni ostacoli.Niente più viso inespressivo e anonimo,niente immagine personale abbandonata,ma prodotti innovativi e dermocompatibili per rifare in un attimo sopracciglia,avere ciglia in sostituzione ma dall’aspetto naturale e dalla facilità di esecuzione,a tutta una serie di primer correttivi dell’incarnato alterato ecc ecc.
    Finalmente la bellezza potrà scendere in campo contro il cancro.

    Grazie ancora per la tua testimonianza!<3

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