Flashback – La fatidica frase

spillo La prima volta in cui ho incontrato le dottoresse che mi avrebbero poi seguito nel corso di tutta la malattia ancora non mi era stata fatta una precisa diagnosi. Il Signor H era solamente qualcosa di sconosciuto che non faceva realmente parte della mia vita. Dovevo ancora fare la mia prima PET, dovevo ancora sottopormi alla biopsia che ha poi permesso di identificarlo.

Mi ricorderò sempre il mio primo ingresso nel “famoso” ambulatorio 6 e il sorriso delle due giovani dottoresse che mi sono trovata davanti. Quel giorno mi sono sentita dire tutto ciò che mi aspettavo che mi dicessero. Io lo sapevo già che il Signor H era il Signor H, perché io ed il mio amore eravamo stati ore su internet a cercare informazioni su pagine e blog per capire dove volessero andare a parare i medici con tutti gli esami che mi facevano fare.

Mi ricorderò sempre la frase con cui iniziarono il loro discorso. Mi dissero che da quel momento sarei stata seguita da loro perché: “anche se ancora non abbiamo alcuna diagnosi sicura, non ci sono dubbi che il tuo problema sia di nostra competenza”. Praticamente è stato come sentirsi dire indirettamente: “guarda…avevamo ragione, hai un tumore. Ora dobbiamo solamente capire di che tipo sia”, ma in maniera molto più alleggerita.

Mi ricorderò sempre che quello fu un momento di svolta. Io paradossalmente quel giorno ho tirato un sospiro di sollievo, perché dopo un mese e mezzo di esami ed ospedali finalmente si poteva iniziare a pensare alla risoluzione del problema. Non mi interessava che questa soluzione si chiamasse chemioterapia, me ne ero già fatta una ragione: la chemio sarebbe stata comunque inevitabile.

Mi ricorderò sempre che alla fatidica frase seguirono tutte le informazioni che è normale ricevere in quell’occasione. Caduta dei capelli, nausea, affaticamento. Sinceramente però non ricordo ciò che mi dissero a riguardo. Non mi interessavano più di tanto. Forse presuntuosamente, ma mi sembrava di sapere già tutto ciò che mi interessava sapere.

Mi ricorderò sempre che dopo la fatidica frase mia madre mi guardò con gli occhi lucidi ed iniziò a muovere le labbra come per trattenere le lacrime. “Non fare così, che poi piango anche io”… ed in effetti, una volta a casa, fu l’unica persona con la quale riuscii a piangere. Eravamo abbracciate. Lei piangeva sulla mia spalla ed io sulla sua. Furono giusto una manciata di secondi. Un solo attimo di debolezza, o di estrema forza, di non so cosa…ma dopo ero felice.

Il post originale qui.

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6 risposte a Flashback – La fatidica frase

  1. silviacavalieri ha detto:

    Era l’amore di tua madre, che aggiungeva forza alla tua forza e alla tua determinazione. 🙂

  2. ricreanna ha detto:

    Nella mia vita ho sempre rimpianto non aver avuto la mamma, per il conforto nei momenti brutti e la condivisione in quelli belli. Sono contenta che la tua mamma ti sia molto vicina.

    • Io e il Signor H ha detto:

      Sono combattuta nel risponderti a questo commento. Non posso, né tanto meno voglio immaginarmi come sarebbe essere senza un genitore. E’ sicuramente stato bellissimo averla vicino in quei momenti, ma non è stato proprio sempre così. Io e mia mamma abbiamo sempre avuto un rapporto abbastanza conflittuale e purtroppo ci sono stati momenti in cui purtroppo non l’ho sentita molto vicina nonostante io cercassi un avvicinamento. Forse è anche per questo che do così tanto valore a questi momenti…

  3. teresa ha detto:

    ciao…mio padre tra qualche giorno dovrà mettere il CVC e sono/siamo tutti molto spaventati…

    • Io e il Signor H ha detto:

      Ciao Teresa.
      Io personalmente non ho messo il CVC nè il picc, ma ancora devo capire il motivo di questa decisione dei dottori. Avrei preferito sicuramente averlo piuttosto che “subire” buchi su buchi per trovare una vena.
      Metterlo non è nulla, state tranquilli… e toglierlo è ancora meno fastidioso. L’unica cosa che mi hanno detto tutti coloro che l’avevano è che diventa scomodo nel momento in cui si dovevano lavare (ovviamente non potevano bagnarlo) e che bisogna abituarsi a “conviverci” in un certo senso…
      Di una sola cosa sono certa ora che ho passato diversi esami/operazioni/esperienze: tutto ciò che dobbiamo affrontare, per quanto semplice sia, ci mette addosso ansie a volte inutili date solamente dalla paura dell’ignoto, del non sapere e conoscere a fondo ciò a cui andiamo incontro. E per questo non si può fare nulla, se non reagire con forza e coraggio. In questo modo quello che deve succedere, succederà comunque. L’unica cosa che cambia è dentro di noi. Nel tuo caso stai vicina a tuo padre cercando di stare tranquilla, perchè non è nulla di complicato ciò a cui sta andando incontro. Sorridi e vedrai che tutto andrà per il meglio!
      Un abbraccio

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