Sistemi che non rispondono

Dopo il cancro, il corpo cambia. Lo cambia la malattia. Lo cambiano le cure. Lo cambiano le sfortunate combinazioni di eventi che forse hanno causato il cancro stesso. A volte, i sistemi si impallano. A volte la malattia è in grado di muovere i fili degli apparati che ha devastato anche dopo anni, anche quando ormai non ce n’è più traccia. Il mio sistema immunitario, ad esempio, tende ad andare fuori controllo.

Il più delle volte, ci si convive serenamente, coi propri acciacchi. I nostri nuovi limiti ci sono per lo più indifferenti. Per lo più. Perché a volte accade di chiedere al nostro corpo di compiere un piccolo miracolo. Il piccolo miracolo per antonomasia. Non sempre è possibile. A me è andata male tre volte su quattro. Probabilmente, sono stata anche fortunata. No, togliete il probabilmente. Io sono stata molto fortunata e basta.

E quando scegli di tentare e va male…be’, che ve lo dico a fare. Il senso di colpa va oltre a quello fisiologico di chi vede scivolare via il proprio piccolo miracolo. In certi casi il dolore ha implicazioni diverse. Non più forti o più gravi: il dolore è dolore. Sono solo implicazioni diverse. Interviene la mortificazione. La sensazione di essere stati arroganti, di aver avuto la pretesa di chiedere alla vita ancora qualcos’altro quando era già stata più che generosa. E’una bastonata dritta dietro la nuca che arriva per aver avuto l’ardire di alzare la testa. Di averla alzata di nuovo quando già potresti accontentarti. Nel mio caso, mi è negata la possibilità di dire “a volte accade e nessuno sa perché”. Io lo so perché accade. Lo so chi è che attacca. Lo so che non dipende dal caso ma da una parte di me che perde il controllo, che non capisce, che non riconosce. Al dolore si affianca un senso di colpa diverso. Sottile. Crudele. La sensazione di aver provocato dolore a tanti per gettarsi in un’impresa quasi disperata. E’un afflato di vita che muore perché qualcosa di davvero brutto ti ha toccato. E’la famosa iena in soffitta che ogni tanto sento ancora ridere.

Lucidamente, si sa bene che amare e voler amare, vivere e voler vivere non sono colpe. Ciò non toglie che la percezione emotiva è molta diversa. Fa parte del prezzo che si paga. E’la parte di te che non tornerà come prima e che non riuscirai a rendere migliore attraverso il dolore. Gli anni passano e sempre meno devi averci a che fare, per fortuna, ma ogni tanto la si deve guardare nuovamente negli occhi.

A volte è difficile andare d’accordo col proprio corpo. A volte si percepisce l’enorme distanza tra quello che si vorrebbe facesse e quello che può fare. La rabbia triste è la peggiore. E’la rabbia meno costruttiva e meno lucida. Ma non sempre c’è scelta, e forse è quasi una fortuna perché devi prendere di petto il dolore, passato, presente e futuro, e farci i conti a viso aperto. E dopo si fa un bel respiro e si riprende a vivere.\

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5 risposte a Sistemi che non rispondono

  1. lara337 ha detto:

    La rabbia triste è la peggiore.

  2. naddy ha detto:

    Quanta sofferenza nelle tue parole….

  3. Letterazero ha detto:

    Io ti dico come la sento da fuori, e in parte anche da dentro visto mio padre, e visto il mio tumorino. E ti dico le esatte parole che mi ha detto una mia amica che ha perso la madre per un tumore ai polmoni. Quando hai un cancro quello e’ IL TUO MOMENTO. E questo vale per te, e vale anche per chi ti sta a fianco. E’ il tuo cazzo di momento. Per sopravviverci e per conviverci ci vuole egoismo. Io penso. Non parlo di farci la guerra, io non la vedo cosi. Ma so che in tanti quando muoiono si scusano che stanno morendo. so che in tanti si scusano con gli altri. Io penso che invece non ci sia momento migliore per viversi e prendersi tutto, non ci sia momento piu’ giusto e meritato per vivere e pretendere. Perche’ questo e’ il vostro momento: quando lo scoprite, quando lo curate, quando avete brutte e belle notizie. Avete mille diritti in piu’. E non e’ una colpa questa, ma se mai un merito, perche’ qui chi rischia la pelle non siamo noi “accompagnatori”, ma voi. E di nuovo grazie per il tuo blog. Stai su, perche’ sei forte. Forte forte.

  4. fulvialuna1 ha detto:

    Sono sopravvissurta, ma tracce restano sempre: la primavera che ti metyte ko, la fatioca fisica che senti il doppio, il non poter seguire i tuoi in alcune avventure…ma va bene così, niente tristezza, tiro la rete e raccolgo ciò che posso e di quello “vivo”. Difficile, ma si può.
    Penso alla mia amica Romana, che se ne andata quattro giorni fa e non posso che dire:”Tira la rete Paola, tirala…”

  5. ehipenny ha detto:

    È già difficile in certi casi andare d’accordo con il proprio corpo, a volte ci si mettono anche le circostanze e diventa difficilissimo… ma la forza ce l’hai, ne sono certa, davvero :))
    Non voglio brutalmente irrompere con qualcosa che non c’entra minimamente, ma se ti va passa da me, ho una nomina per te https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2016/06/19/liebster-award-again/ :))

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