A Karen

La povera Karen sta invecchiando. Era meravigliosa quando l’ho conosciuta, tra noi è stato amore a prima vista. E dire che non avrei mai pensato di potermi innamorare di una parrucca. Non che fossi prevenuta, ma semplicemente non era il mio genere, almeno fino al giorno del nostro incontro.
Ricordo, era un martedì di luglio. Mia madre mi aveva convinto a prendere appuntamento dal quel famoso parrucchiere, in via Farini, centro città. Un parrucchiere, ma anche una profumeria, insomma, un luogo di perdizione femminile. Entrai titubante: in fondo i miei capelli c’erano ancora, ricci, abbastanza folti, discretamente lunghi. Un’elegante signora bionda mi fece accomodare in un privè e dopo qualche frase di convenienza mi mise in testa una retina per schiacciare i miei poveri boccoli. Così indossai la prima parrucca, modello Venezia. Era riccia e nera come me, ma molto più composta. Apparentemente mi assomigliava, ma mi rendeva un po’ triste. Poi la signora ebbe un’intuizione, e mi presentò Karen. Era liscia, bellissima, sbarazzina, scalata e frizzante, rossiccia e piena di colpi di luce. Mi si posò sulla testa da sola e mi trasformò. Mi rese felice. La signora mi guardò e mi disse con molta eleganza: “Con Venezia sei carina e naturale, con questa sei una stragnocca”. Ma, ditemi, voi quale avreste scelto? Di fatto, da allora non ci siamo più lasciate. Ricordo il trauma della presentazione alla mia famiglia, lo stupore dei miei genitori, il compiaciuto sorriso del mio principe, l’approvazione immediata della principessa grande, l’odio viscerale della principessa piccola, che cercò di ucciderla non appena riuscì ad avvicinarla. Piano piano Karen conquistò tutti, anche gli amici, anche i colleghi. La accettarono, perché accettavano me. Alla fine vinse anche la resistenza della principessa piccola, che iniziò a volerle bene e a giocare con lei, provando ad acconciarla.
Cara Karen, lo vedo che sei stanca. Stasera riposi sulla testa di polistirolo, libera dall’incombenza di tenere al caldo i miei pensieri. È vero, sei un po’ rovinata (anche se sei sempre bella), e quando i miei ricci cominceranno a rispuntare prometto che andremo insieme da quel famoso parrucchiere a farci pettinare. Ti ho strapazzato di vita, di gioia e di dolore, in questi lunghi mesi. Mi sei stata accanto, mi hai protetta, mi hai fatto stare bene, mi hai permesso di ridere di me e del mondo che mi faceva i complimenti per il mio nuovo taglio di capelli. Abbiamo ancora bisogno l’una dell’altra, almeno per un po’. Quando sarà il momento di lasciarci, vedrai, lo faremo con rispetto, poi ci tufferemo nella ritrovata libertà.
Ma io, tu lo sai, non ti dimenticherò.

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