Questione di coerenza

Fin da quando, circa un anno fa, mi sono ammalato, anche se sarebbe più corretto dire “ho scoperto di essere ammalato”, i miei colleghi mi sono stati molto vicino. Dico colleghi ma in molti casi sarebbe più corretto chiamarli amici. In particolare mi ha colpito in modo positivo l’atteggiamento della dirigenza. Avevo appena firmato il rinnovo del contratto che, da tempo determinato (scadeva a fine Settembre 2007), passava a tempo indeterminato. Sarebbe forse stato possibile “buttarmi via” come una scarpa vecchia ma ciò non è accaduto. Uno dei soci è venuto a trovarmi in ospedale e un altro di loro si è ricordato di me nel giorno del mio compleanno e non solo in quella occasione. In un momento di crisi, di precariato, di assunzioni difficili mi piace ricordare queste circostanze.

Uno dei soci è arrivato addirittura a suggerirmi di andare in ufficio a timbrare il cartellino per un paio di giorni per “far fermare la malattia” e far ripartire lo stipendio. Mi spiego. Dopo sei mesi ininterrotti di malattia l’INPS smette di pagarti lo stipendio (a questi giorni non si sommano quelli passati in ospedale quindi i miei sei in realtà sono stati quasi dieci). Lo ringrazio per il suggerimento anche perché l’azienda qualche soldo dovrebbe tirarlo fuori dato che, se non sbaglio, i primi tre giorni di malattia sono a carico suo.

Non posso farlo però, si tratterebbe di lucrare sulla mia malattia in un momento che dei soldi mi interessa molto poco. Non che mi facciano schifo, nei miei progetti c’è sempre l’acquisto della casa e quindi i soldi farebbero comunque comodo. Usando un termine un po’ forte (ma corrispondente al vero) sarebbe truffa ai danni dello Stato. Ma chi è lo Stato? Lo Stato siamo noi, sono io, è la mia famiglia, sono i miei amici, i miei colleghi, chi mi legge, le persone che vivono nelle case popolari con mia nonna e chi non ha un lavoro.

Con che faccia potrei criticare la “casta”? Con che faccia potrei criticare la parentopoli nelle università? Come potrei criticare chi, per assicurarsi l’iscrizione all’albo degli avvocati, da Brescia va a Reggio Calabria a passare l’esame perché là viene passato da più del 90% degli iscritti invece del 35% della sua città (cosa fatta dal nostro “ministro” dell’istruzione Maria Stella Gelmini). Come potrei criticare i finti ciechi che guidano gli autobus o gli impiegati statali che, in orario di lavoro, vanno a fare la spesa?

Mi dispiace ma non potrei più guardarmi allo specchio. Sarà moralismo, sarà demagogia, non lo so e non mi interessa.

Lo stato (io, voi) ha fatto tanto per me in questi mesi. Mi ha assicurato le cure in due dei centri specializzati tra i migliori d’Europa senza pagare un centesimo. Mi assicura una pensione di invalidità di 500 euro mensili (non ho mai capito il pudore delle persone nel parlare di soldi e stipendi…) e assicura a mia mamma uno stipendio maggiorato di circa altri 500 euro per assistermi. Lei sta a casa ma guadagna più di prima. Non conosco la legislatura straniera in materia ma credo proprio che sotto questo aspetto non ci possiamo lamentare della nostra.

Non sono un santo, le piccole furberie (pagare senza fattura, un lavoretto in nero o cose del genere) le ho fatte come tutti e non voglio dare lezioni a nessuno. Semplicemente non voglio aggiungermi alla lunga schiera di chi predica bene e razzola male. Io, nel mio piccolo, cerco di essere coerente con quello in cui credo, per avere il diritto di indignarmi contro i furbi, da persona corretta.

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