Libri e cancro: Love Life

Di Love Life c’era un estratto su D di Repubblica intorno a settembre 2007. Da settembre a dicembre 2007 io ho raccolto tutta una serie di indizi sulla malattia tra cui anche questo estratto che mi aveva molto colpito. Nei mesi successivi ho continuato a pensarci e se non fosse stato per Giorgia non l’avrei più ritrovato.
Ad ogni modo, degli indizi ne parlo un’altra volta, ma insomma Love Life è la storia di una coppia giovane, di successo, in carriera, in Olanda una decina d’anni fa, con una bimba adorabile piuttosto piccola (circa 1 anno e mezzo, ma forse sono 3, credo di aver rimosso).
Sono una coppia fantastica tranne che il lui (Stijn) tradisce lei (Carmen) in maniera compulsiva e calcistica. Lo fa in maniera leggera e abbastanza discreta. Lei ad ogni modo non se ne accorge mai.
Quello che veramente succede però è che a lei diagnosticano un tumore al seno molto avanzato. Molto avanzato per una diagnosi completamente toppata un anno prima. E da quel momento le chiariscono che dovrà fare chemio, mastectomia, chemio e sicuramente crepare prima di quanto avessero immaginato nella loro vita patinata.
Carmen chiaramente crolla. Le chemio – appena 10 anni fa – erano molto, molto più terribili di adesso e lei sta malissimo. Viene trattata ancora peggio dai medici e dagli infermieri. Non viene informata correttamente. Non si spiega come sia possibile che Stijn, scopate bigame a parte, non si faccia venire ogni tanto un dubbio su come la sua “adorata” moglie potrebbe essere trattata un pochino meglio. Un dubbio che forse poteva farsi venire un anno prima, tra l’altro.
Comunque, nella prima parte del romanzo Stijn racconta l’impatto della malattia sulle loro vite, l’allontanamento degli amici che semplicemente non sanno come comportarsi perché sono limitati, l’operazione e l’orrore (così, proprio) di ritrovarsi accanto una donna tranciata di un seno (ma non le facevano le ricostruzioni in olanda 10 anni fa, porco cane???) e del futuro, e del senso di inadeguatezza che prova chi ti ama quando tu stai soffrendo. Nello specifico Stijn perde il controllo delle sua pratiche bigame ed entra in un loop di scopate, fughe, bugie, sensi di colpa e amore (ma è amore una cosa così?) profondo per Carmen che – intanto – comincia a morire.
Nella seconda parte, Stijn si innamora. Di un’altra tipa. E quest’altro amore lo aiuta a stare vicino a Carmen nella parte finale della sua vita. E questo mi sembra credibile. Quando ami davvero, il bacino del tuo amore si allarga e dentro ci possono essere più persone. Stijn accompagna Carmen alla morte.
In Olanda 10 anni fa non ti facevano la ricostruzione, ma almeno consentivano già di eutanizzarti in maniera dignitosa, seria, accompagnata, delicata.
Questa parte è bellissima.
Carmen muore costruendo i ricordi per la sua bimba e lascia andare il resto. Questa ultima parte, poiché Stijn (che è in parte anche l’autore, il libro è autobiografico) parla meno di sé, è più interessante. Dolorosa sicuramente perché parla delle fasi finali della malattia che sono fatte di corse in ospedale di notte, dolori lancinanti, morfine. Ma parla della morte come luogo del riposo e del lasciare andare la sofferenza e l’attaccamento.
Chiaramente l’ho letto in circa 8 ore, piangendo per le ultime pagine come una fontana. Poi ho nascosto accuratamente il libro per non farlo trovare a Obi.
Oggi mi rendo conto che quello che mi resta più in mente di Love Life è questa incuria assassina che porta alla diagnosi tarda di Carmen, la compulsività di Stijn così uguale a quella di un mio vecchio fidanzato e così uguale alla superficialità di Sky, ma soprattutto l’idea di poter morire con dolcezza.
Quando lessi l’estratto, quando ancora non ero arrivata alla diagnosi, la cosa che mi aveva colpito di più era stata la descrizione dell’orrore di Stijn per la mutilazione di Carmen (quanto lo odio per quello) e il fatto che Carmen cominci a scrivere un diario per la figlia. Forse l’idea di cominciare a scrivere un diario per le mie viene da là.
E poi era un altro indizio. Ma di questo parlo da un’altra parte.

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