Questioni di cuore (e non solo)

(attenzione, in questo post c’è il finale del film)

Angelo e Alberto sono agli antipodi: Roma contro Milano, padre di famiglia contro “it’s complicated”, giovane e meno giovane, formica e cicala, evasore e salvatore…il gioco degli opposti potrebbe continuare all’infinito, anche sul letto d’ospedale dove i due si incontrano dopo un infarto. Una volta dimesso, Angelo torna alla vita di prima, Alberto molla tutto.

Come cambia la malattia la nostra vita? Anzi, deve la malattia cambiare la nostra vita? Questa è la domanda, direbbe Alberto. La sua risposta è mettersi in questione, cercarsi, capirsi. La risposta di Angelo è negare, nascondere, tirare avanti. Alberto vive, Angelo no.

Trovo il finale del film più scontato della realtà. Il non accettare la malattia (a livello psicologico, senza sottrarsi alla cure) non è causa di morte, la voglia di vivere non è una medicina: sostenere il contrario serve solo a creare senso di colpa in chi è troppo fragile per reagire.

La malattia ci costringe a interrogarci sulla nostra vita, sulla direzione da prendere. E se la direzione che avevamo imboccato prima fosse quella giusta? E se quella direzione non fosse chiara, ma scorgevamo solo un cartello di indicazioni in lontananza, che ora il buio rende illegibile? E se la nebbia fosse scesa fitta intorno a noi e mettersi in questione è solo fare una serie di testa-coda su stessi?

Una volta, un’ex-malata mi ha detto che per lei la malattia era stata un dono, che le aveva fatto capire chi era, che sconfiggere il cancro l’aveva aiutata a credere in se stessa. Balle. Il cancro è una grandissima sfiga e viverlo in maniera costruttiva è un regalo che possiamo fare a noi stessi. Ma a volte mi dico che anche un po’ di polvere dell’oblio, per cancellarlo e tornare dov’ero prima, non sarebbe male.

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2 risposte a Questioni di cuore (e non solo)

  1. raffi ha detto:

    Anche io ho visto questo film, ma loro erano erano diversi , e questo fa parte del carattere, a cosa serve nasconderlo agli altri e a noi stessi! Ognuno affronta la malattia a modo suo , certo chi non vorrebbe tornare indietro ,ho avuto altre patologie ma con il cancro è diverso ma bisogna pensare in positivo,questo ci aiuta e vorrei che questa forza l’ avessero anche quelli che come giustamente dici tu sono più fragile. In bocca al lupo e un caloroso saluto.

    • oltreilcancro ha detto:

      cara raffi,
      del film trovo un po’ stucchevole il lieto fine concesso alla storia di chi reagisce con più decisione e la condanna a chi si mostra meno combattivo…sul pensare positivo invece non posso che essere d’accordo con te!
      ricambio il saluto e crepi il lupo 🙂
      s.

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