L’innominato

La scorsa settimana ho letto questo post (clic). Parla di medici che hanno paura di dire come stanno le cose e piuttosto che dire cancro, usano il termine “neoplasia” che non tutti conoscono. Un malato lo conosce bene ma quando scopre di avere il cancro, e non è ancora pratico di tutti i termini ad esso collegati, magari non ne conosce appieno il significato e può chiedere “ma allora ho il cancro?”.

La mia esperienza personale diretta è assolutamente in linea con tutto ciò. Mi ricordo ancora quando dissero ad un mio giovane compagno di stanza (16 anni) che aveva il cancro. In realtà non gli dissero proprio niente. Solo che aveva una malattia seria da curare. Io ero presente in camera e mi ricordo di aver pensato che, nei suoi panni, mi sarei chiesto quale malattia avessi perché il dottore non me lo stava dicendo. Certo, la giovane età di questo ragazzo potrebbe essere stata la causa delle parole scelte da questo medico, peraltro un medico fantastico, è lo stesso che ha operato me. Però neanche a me hanno detto chiaramente le cose e di anni ne avevo 30, non 16. Credo che la frase “hai il cancro” non si sia azzardato nessuno a dirla. Hanno usato termini come “calcificazione” (questo prima della TAC che diede la diagnosi definitiva), “intensa attività cellulare” e stupidaggini del genere. Ricordo benissimo che mia madre, che era lì con me quel giorno ed è tutto tranne che una sprovveduta in materia avendomi già curato e accudito vent’anni fa, mi chiese cosa avesse detto il dottore, cosa volesse intendere con le sue parole perché la parola cancro pare proprio che non l’avesse pronunciata.

Non so quale perverso ragionamento ci sia dietro a questa reticenza a chiamare le cose con il loro nome. Chiamare una cosa con un nome diverso dal suo non la fa cambiare, sarebbe bello che una neoplasia fosse una qualche malattia meno grave del cancro ma non è così. Capisco che spesso il compito dei medici è difficile. Per molte persone scoprire di avere questa malattia equivale ad una condanna di morte, perché nella nostra società l’equazione cancro = morte è ancora molto sentita anche se è completamente falsa. Però credo che un medico debba dire le cose chiaramente, usando solo l’accortezza di non essere brusco e cercando di usare un po’ di tatto. Dovrebbe cercare anche di spiegare che la malattia certamente è grave, in alcuni casi sarà anche incurabile, ma nella stragrande maggioranza delle occasioni si cura, con difficoltà ma si cura.

Qui il post originale.

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3 risposte a L’innominato

  1. Una Tizia ha detto:

    Quando mio fratello si ammalò di cancro, ci volle una vita per capire cosa fossero quelle “lesioni” rimaste in giro per il corpo dopo l’asportazione chirurgica del tumore principale. O meglio… io sapevo che una lesione in questo caso era una metastasi di un tumore così aggressivo che man mano che cresceva verso l’esterno moriva da dolo all’interno per la mancanza di ossigeno e nutrienti… Ma fu dura farlo capire ai miei. Io non usavo toni allarmati ma chiamavo le cose col loro nome… ma finchè non fu il medico a dire chiaramente “tumore” i miei rimasero convinti che mio fratello stesse facendo la chemio per evitare che queste “lesioni” si trasformassero poi in un tumore. E non era proprio così… il tumore c’era ed era dei peggiori.
    Poi c’è tutta la storia di come, arrivati ad un certo punto, abbiano fatto capire a mio padre che era finita portandolo a visitare il centro per malati terminali situato lì vicino…. ma è una storia lunga e quindi adesso non mi soffermo. Comunque sono d’accordo… e inoltre, se ti senti preso in giro la paura inizia non solo ad essere grande, ma pure molto, molto incontrollata.

  2. emily ha detto:

    io lo chiamo l’ospite. quando mi chiedono che succede dico che ho un ospite che nn vuole sloggiare ma solo perchè quando dico che ho un cancro le persone ammutoliscono, rimangono impietrite.
    sono all’apparenza sana, lavoro, mi occupo dei miei figli e della casa. sono sempre la solita e questo disorienta. come se le persone che vediamo ammalate in ospedale prima non fossero state persone sane, con una loro vita. forse è necessario per razionalizzare una malattia che terrorizza chiunque.
    ma poi penso che se è faticosa per gli altri ascoltare la parola cancro la devo dire perchè devo abituarmi io per prima a questa cosa, e allora la chiamo col suo nome.
    “ospite” lo tengo per i miei figli, a loro vorrei che fosse risparmiato tutto

    • raffi ha detto:

      Io lo chiamo il mio amico , sono passati 16 mesi dovrò curarmi x il resto dei 5 anni. Anche a me esternamente non si nota niente , ma nella testa sono cambiata la parola carcinoma ti fa vedere la vita in un altro modo , ma io lo affronto ogni giorno devo essere più forte di lui .Adesso voglio vedere solo film divertenti ,ascoltare canzoni e cantare anche io . Quando dico a chi non mi conosce ho avuto un cancro restano ammutoliti , ho una bella famiglia x ora c’è lo fatta la vita si deve assaporare fino all’ultimo .Queste pagine sono una bella cosa , bisogna parlarne sempre di più e come dice la ricerca questa malattia deve diventare GUARIBILE

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