Ancora su di lui

Pochi giorni fa ho scritto un post su Steve Jobs, co-fondatore della Apple, e su quanto mi colpisca il suo modo di reagire alla malattia.

Poi ieri ho letto questo articolo:

http://luciagangale.blogspot.com/2011/01/discorso-di-steve-jobs-ai-neo-laureati.html

E’ il suo discorso ai neolaureati di Stanford. Un discorso dove racconta molto di se stesso e della sua malattia e della sua idea della morte. Della quale parla senza paura, e mi piace la parte dove dice che l’idea di una morte probabilmente non così tanto lontana nel tempo, nel suo tempo, è diventata lo strumento più forte per compiere le scelte più importanti della vita.

Le paure tipiche di ogni essere umano: l’imbarazzo, i fallimenti, svaniscono davanti alla morte e si impara a riconoscere solo quello che è importante.

Questo molte volte accade sin dal momento in cui viene diagnosticato il cancro: la visione della vita si “capovolge” e non si pensa più farò questo e poi farò quest’altro, ma invece avrò il tempo di fare questo, di andare in questo luogo che mi piace tanto, riuscirò ad esserci ancora per fare tutto? E si viene presi dal desiderio di assaporare ogni minuto della vita intensamente e di viverlo al meglio.

Il cancro diventa una grande lezione di vita e di colpo le inezie per le quali ci stavamo tanto a preoccupare prima svaniscono.
E’ una maniera sicuramente drastica di aprire gli occhi e di interrogarsi sul senso della vita.
Il fatto che Steve Jobs abbia voluto parlare di questo ai giovani neolaureati accresce ulteriormente l’ammirazione che ho per lui.

Qui il post originale

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5 risposte a Ancora su di lui

  1. c. ha detto:

    Ciao, grazie per il link ti volevo dire che però da qui (oltreilcancro) non porta a nessuna pagina mentre dal tuo blog tutto ok. Un abbraccio C.

  2. rebecca ha detto:

    Sono un’infermiera professionale,da 4 anni responsabile di un day hospital oncologico dove seguo pazienti affette da neoplasie ginecologiche in trattamento chemioterapico.Lavoro da sola perchè nessuna collega,nel reparto che ci ospita,vuole avere a che fare con le mie pazienti ,sono troppo sensibili,hanno già i loro problemi dicono. Lavoro da sola perchè sono molto legata alle mie pazienti,forse sono gelosa di loro. Ho un po’ di soggezione a scrivervi,forse non so nemmeno esattamente cosa raccontarvi o non ne ho il coraggio,anche quando entro qui lo faccio quasi di nascosto…Mi chiedono le colleghe se soffro di burn out,se non sono stanca,se non penso mai di potermi ammalare di cancro, ma loro sono troppo sensibili,hanno già i loro problemi…Per fortuna ci siete voi,ci sono le donne che assisto con le quali parlo,rido,piango e mi arrabbio ma mi riempiono la vita e i pensieri anche quando non lavoro. E’ questo il burn out?Probabilmente non sono sensibile,non ho problemi.Grazie del vostro tempo,grazie per le vostre testimonianze,mi sollevano il morale
    Rebecca

    • Camden ha detto:

      Cara Rebecca, sono felice di sapere che leggerci ti è utile, non avere soggezione, perché siamo persone normalissime, e certo puoi comunicare con noi quando vuoi, non sentirti mai a disagio…

      La tua è un’esperienza molto interessante, mi fa capire meglio quanto possa essere difficile per gli operatori del settore vivere tutti i giorni immersi nel contatto diretto con le persone ammalate di cancro e avere a che fare con la sofferenza quotidianamente. Ma questo mi fa apprezzare molto il tuo coraggio e il tuo legame stretto con le tue pazienti.

      Sei molto coraggiosa e forte, e questo secondo me è un bene…

      • rebecca ha detto:

        Grazie camden,cerco di fare del mio meglio e di non deludere le donne che si affidano a me,mi sento responsabile,ci credo e mi chiedo sempre se faccio abbastanza,lo spero,anch’io mi fido di loro.Ti abbraccio,vi abbraccio tutte

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