Quinto linfo-anniversario

   In questi giorni ricorrono i cinque anni dalla mia ultima chemio.
Cinque anni, per un ex malato di cancro, sono un traguardo particolare, atteso con ansia.
Siamo al quinto linfo-anniversario, come lo chiamo io.
Cinque anni.
Che curiosa sensazione.
Come vola il tempo.
Come cresco in fretta!
Mi fa un effetto strano, sapete?
Da una parte, mi sembra incredibile che sia trascorso già così tanto tempo. Forse dipende dal fatto che alcune cose non sono mai tornate esattamente normali e sto ancora girando per ospedali e specialisti nel tentativo di capire cosa c’è che non va, cos’è che il linfoma ha mandato in tilt nel mio corpo. Probabilmente questo falsa un pò la mia percezione del tempo. Insomma, se considerate che sabato dovrò andare a fare un’ortopanoramica da far vedere al dentista e che dovrò come prima cosa fargli presente che ho avuto un linfoma (e parliamo del dentista!) capirete cosa intendo: come posso realizzare che siano già trascorsi cinque anni se quell’avventura è ancora così presente nel mio quotidiano?

Per contro, il linfoma mi sembra qualcosa di lontanissimo, perso nel mio passato. A volte ho quasi l’impressione che non sia neanche successo a me. Un sogno del quale qualcuno che mi somiglia è stato protagonista.
Forse è un sistema che ho inconsapevolmente elaborato per risentirne un pò meno, ma guardo alla ragazza con i capelli corti seduta nella sala d’attesa del day hospital come a qualcuno che non sono io. D’altra parte, quando ho iniziato a scrivere la mia storia qui sul blog sono stata male, mi veniva da piangere e mi ero riempita di macchie rosse sul petto. Non c’è da stupirsi se a volte ancora stento a credere che quella persona altri non è se non me stessa. A volte mi capita di chiedermi come diavolo ho fatto non solo ad affrontare tutto, ma a farlo con quella buona grazia. Non sono mai stata coraggiosa, “buona”, credente, forte, non mi definirei una “bella persona” eppure a soli 21 anni ho affrontato la malattia e l’ho affrontata anche bene, nei limiti del possibile.
Posso dire di essere stata brava? Forse si, ma non so se è realmente il caso di affermarlo perchè, in realtà, non penso che avessi molta scelta. La situazione era quella e, a parte la chemio, non potevo fare nulla per cambiarla. Tanto valeva affrontarla nel miglior modo possibile.

In un certo senso, il blog mi sta aiutando a realizzare che quello non era un sogno e che quella ero veramente io.
Non che io abbia mai avuto dei dubbi in proposito, sia chiaro, ma piano piano la ragazza con i capelli corti e la flebo attaccata al port assume sempre più le mie sembianze. Sto realizzando che se, in questi 5 anni, ho sempre parlato con molta naturalezza della malattia, è perchè ne parlavo in terza persona. Non era naturalezza, era una forma perversa di distacco, tant’è che della diagnosi non ho mai parlato prima di aprire il blog. Non ne ho mai parlato perchè quella sofferenza per me è stata talmente pesante da non  poter  fare a meno di provarla nuovamente raccontando, non riuscivo a relegarla esclusivamente al mio “avatar” e quindi ho fatto per anni finta che quel periodo non fosse mai esistito. Solo ora, dopo anni, riesco ad ammettere che quei mesi orrendi che sono trascorsi prima della diagnosi li ho realmente vissuti.

Se faccio un quadro generale della mia vita, la divido in due parti: “prima del cancro” e “dopo il cancro”. Non mi sono mai soffermata molto a pensare che persona sarei ora se non mi fossi ammalata. Cosa ci sarebbe ora di diverso nella mia vita se il linfoma non avesse catalizzato praticamente tutte le mie energie in totale per un anno e mezzo. A volte mi dispiaccio perchè è un anno e mezzo della mia vita, della mia gioventù (ohibò, che termine per una di 27 anni!) che nessuno mi darà mai indietro. I miei amici uscivano, viaggiavano, partivano per l’erasmus, studiavano, andavano al cinema…e io dovevo fare chemio. Sul momento la cosa non mi pesava affatto ma, una volta finita la chemio, ho passato alcuni mesi a covare una rabbia e una frustrazioni micidiali perchè trovavo quello che mi era capitato fortemente ingiusto. Quando le mie amiche si laurearono, per me fu un dramma. Mi sarei dovuta laureare con loro, ma avevo altro da fare…

Fu una fase che fortunatamente durò poco. Sarà che, come dice il mitico Syd del cartone “l’era glaciale”, sono troppo pigra per portare rancore, anche nei confronti del cancro.
E così, un pezzetto per volta, ho iniziato a costruire la strada che mi ha portato fino ad oggi. Mi sento infinitamente più vecchia rispetto ai miei coetanei. A volte meno spensierata, a volte più matura, punti di vista. Sicuramente ho sentito una particolare urgenza di mettere le radici, di creare qualcosa, se non mi fossi ammallata probabilmente me la sarei presa più comoda come fanno tanti.
Semplicemente, ho percorso un sentiero diverso, ho esperienze differenti e questo ovviamente ha delle conseguenze.
Ma è la mia vita, è l’unica che ho e ho rischiato di perderla, quindi la amo follemente così com’è. Non penso di essere stata sfortunata o che le cose “mi siano andate male”. Era destino che andasse così, punto e basta. E mi sta bene. Era la trama del mio romanzo e va bene così.
Alla fine dei conti, anche se spesso sono parecchio seccata perchè magari mi alzo con il collo taurino e nessuno sa spiegarmi perchè, sto bene così.
E’la mia vita, e la persona che sono non è in alcun modo dissociabile da quanto è accaduto.
La persona che sono, dopo tutto, mi piace.
Quindi, dopo cinque anni, vi dico in tutta sincerità che è andata bene come è andata e sono contenta così.
Pace fatta.

Il post originale è qui

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