Di atmosfere, progetti e raccolte

Di neve ce n’è ancora tanta, qui da me. Ancora ammucchiata sulla strada, ormai ghiacciata, le piante e gli alberi imbiancati, l’atmosfera vagamente vacanziera per le scuole e gli uffici pubblici chiusi. Sicuramente è stato un fine settimana speciale, a spasso per il quartiere, e giù fino al Tevere, imbacuccati come fossimo sulle Dolomiti, a schivare palle di neve osservando con apprensione rami di pino pencolanti e quelli già schiantati sulle auto, far visita agli amici che abitano vicino e tornare a casa nella notte elettrizzati dal freddo e dall’atmosfera ancora ovattata, spalare neve dal giardino di mamma, mangiare polenta, restare a casa al caldo, leggere, scrivere. Sto cercando di buttar giù le idee per un libro che mi è stato proposto di scrivere, e viste le mie difficoltà a portare avanti progetti di scrittura che non siano strettamente legati alla mia esperienza, questa mi sembra una buona opportunità di riprendere i temi della blogterapia e della scrittura del vissuto di malattia e di cura con un approccio diverso, che però ancora non sono in grado di definire. Leggendo un interessantissimo testo sulla Medicina narrativa mi sto appuntando riflessioni che credo mi saranno utili.

Il mondo del medico e quello del paziente sono separati da un fossato che può essere molto profondo. Costruire una relazione terapeutica significa gettare un ponte su quel fossato. La costruzione del ponte coinvolge tutti e due gli attori: il medico porta le proprie competenze scientifiche e tecniche, il paziente porta le proprie competenze su di sé, sulla sua storia, sulla sua cultura, sulla sua esperienza di malattia.

 Come sottolinea Frank “le storie servono a riparare il danno che la malattia ha provocato nella persona malata; la malattia infatti pregiudica il senso che essa ha della propria collocazione nella vita e della direzione verso cui sta andando. le storie sono un modo di ridisegnare le mappe e di trovare nuove destinazioni:’”

(Giorgio Bert, Medicina narrativa. Storie e parole nella relazione di cura, Roma : Pensiero Scientifico editore, 2007, p. 12, 30)

Il dottor Zeta, a cui oggi ho portato i risultati dei miei ultimi controlli, è sempre un poco scettico quando si teorizza qualcosa che poi difficilmente si mette in pratica. “Non sai quanti miei colleghi vanno in giro a parlare di rapporto medico paziente e poi vengo a sapere dai loro pazienti che proprio loro a comunicare sono un disastro.” Eppure sono convinta che la diffusione della pratica narrativa da parte del paziente e dell’utilizzazione delle storie di malattia da parte dei medici sia auspicabile per tutti, per chi si sta curando e per chi deve curare. Nei modi più diversi, adatti alle sensibilità di ognuno, perché non è possibile che improvvisamente si diventi tutti bloggers o scrittori e ciò che funziona per me non è detto che lo sia per altri. Questo post sta prendendo una direzione che non volevo dargli, in realtà volevo raccontarvi che sono riuscita a fare un po’ di raccolta fondi per Annastaccatolisa in ufficio, vendendo orecchini fatti all’uncinetto da mia sorella, ed è stata una bella soddisfazione. Con l’occasione rinnovo l’invito a donare qualcosa, anche una cifra simbolica, oppure a organizzare qualcosa di simile a quello che ho fatto io in ufficio.

E ancora, molto volentieri vi giro l’appello che mi è arrivato qualche giorno fa, per aiutare la FIAGOP Onlus (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica) che organizza a Roma, il 17 e 18 Febbraio 2012, la X Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile. Dal 3 al 20 Febbraio sarà possibile donare 1 euro inviando un SMS al numero 45593 da cellulare personale (TIM, Vodafone, Wind, 3, Postemobie, CoopVoce) – 2 euro chiamando da rete fissa (Telecom Italia, Fastweb, TeleTu) per finanziare il progetto “Supporto Psiconcologico in Pediatria” Sostieni i bambini e gli adolescenti colpiti da tumore e le loro famiglie!.”

Inutile dire il dolore indicibile che si prova solo al pensiero dei bambini colpiti dal cancro, e alla sofferenza di quei genitori improvvisamente catapultati in un reparto di oncoematologia per curare i loro figli, talvolta piccolissimi. Tempo fa sono mi sono imbattuta in un blog di una di queste mamme straordinarie, Il regno di Op (Op sta per oncologia pediatrica), segnalato su facebook da una mia amica. Non ci sono parole per raccontarlo, leggetelo.

Il post orginale si trova qui

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6 risposte a Di atmosfere, progetti e raccolte

  1. Arcobaleno ha detto:

    Mi sono commossa Giorgia a leggere questo tuo post, ricco di sensibilita’! Leggero’ il blog di quella mamma che ci suggerisci e tutto il resto. Grazie Giorgia a te e a tutte le donne che hanno scritto le loro storie, che aiutano e aiuteranno altre donne come me che ebbi la fortuna e la gioia di trovarvi…Da allora aprii il mio blog e scoprii la potenza della blogterapia!!! Un abbraccio da Arcobaleno-AnnaRosa

  2. biancaspina ha detto:

    Anch’io mi sono commossa. Ho provato a leggere il blog segnalato, e tante pugnalate mi hanno lacerato. L’umanità è sorprendente, grazie di tutto.

    • Giorgia ha detto:

      Sì, è molto doloroso leggere le storie che riguardano bambini malati di cancro, è inaccettabile. Ma è giusto non girarsi dall’altra parte, e aiutarli, aiutare i loro genitori. Grazie a te

      • Biancaspina ha detto:

        Infatti, Giorgia, leggere quel blog è doloroso, ma io lo sento anche come una sorta di dovere, un modo per non girarsi dall’altra parte, come dici tu, e fare un vero e proprio atto di presa di coscienza.
        Magari una pagina per volta, un post al giorno, ma bisogna saperle certe cose…

  3. Pingback: Ode a Internet! | Crisz

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