Figure di merda

Cena. Da amici. Uno sconosciuto appena conosciuto. E io. Conversazione brillante.

Supporto morale numero 1: “… quindi metto poco sale perché altrimenti fa male al cuore e non voglio avere un infarto a quaranta anni.”

Sconosciuto appena conosciuto: “Ma che ragionamento è?!? Puoi morire prima per qualsiasi altra ragione, pensa alla gente che ha un cancro prima dei trentacinque!!!”


Qui trovate il post originale.

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Cancer Vixen

Il mio primo libro sul cancro, non è un vero e proprio libro, ma un fumetto: Cancer Vixen di Marisa Acocello Marchetto. Me l’ha regalato Lulli. Ed è stato una rivelazione. Perché io – che nella vita se dovessi mettere qualcosa al primo posto, dopo le persone che amo, sarebbe sicuramente leggere e i libri – non ci avevo ancora pensato che potevo leggermi qualcosa sulla malattia. Era passato poco tempo dalla diagnosi, un paio di mesi appena, ed ero ancora travolta da tutta “la nuova vita sociale” cancerosa. E non ci avevo pensato che anche stavolta i libri mi avrebbero potuto aiutare. Probabilmente nemmeno avevo ancora cominciato a navigare e a cercare esperienze come la mia. Bruciata ancora dalla prima volta che avevo googlato il mio tumore e mi era stato simpaticamente rivelato che sarei campata tra i 2 e i 10 anni (ah, però!).
Insomma, Lulli mi regala Cancer Vixen e io lo prendo un po’ imbarazzata. Penso che la sua è stata una sorta di libertà che nessuno intorno a me si è preso. O quasi. La mia anima bella (che è una mia amica grandissima che ogni tanto forse passa anche di qua, l’unica a cui ho parlato di questo posto) aveva fatto già un sacco di ricerche on line mandandomi tutte le info positive e salvifiche che trovava, ma anche quelle le leggevo col naso storto. E invece mi leggo Cancer Vixen. Lo finisco. E lo ricomincio daccapo. Perché la tipa di Cancer Vixen ha un tumorino risibile, una cosetta che si fa togliere in un attimo, tattà, e poi fa una chemio che nemmeno le fa cadere i capelli. Ma si dispera e si butta per terra e ride un sacco e si sposa ed è travolta dalla malattia e ha paura ma vive ed è felice. Al confronto io sono una supereroina da romanzo classico. Che non mi sono mai disperata (okkei, quasi mai) che ho perso i capelli e faccio battute al vetriolo sulla mia pelata, che dopo ogni chemio torno in ufficio e poi a occuparmi di due bimbe veramente piccole, con un aiuto abbastanza relativo da parte delle persone intorno a me, che nessuno mi accompagna mai a fare i trattamenti e i controlli settimanali. Ma oltre ad essere diversa da me, Cancer Vixen è soprattutto uguale a me, perché è una donna e ha scoperto di avere un tumore maligno, che fa paura, che potrebbe ucciderla, che deve curarsi, che deve mettere in stand by parte della sua vita e capire cosa viene prima. Improvvisamente sono meno un’eroina, perché sono meno sola. Ed è bellissimo sentirmi meno sola. Non me ne ero nemmeno accorta quanto mi sentivo sola. Vedere che le mie impressioni delle sale d’aspetto, lei le disegna con grazia. Che il fatto di poter finalmente dire di no ad impegni sociali pallosi, perché hai una scusa in grado di ammutolire tutti, ora ha finalmente un nome: la “cancer card”. Che il tumore non ce l’ho solo io. Che almeno leggendo posso parlarne con qualcuno. Che gli aghi fanno paura anche alle niuiorchesi di tendenza. È stato un regalo bellissimo perché mi ha sbloccata. E perché è divertente e intelligente.
Ecco, il mio primo libro sul cancro.

il post originale qui

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“Ho il cancro, vado a comprarmi un rossetto” di Kris Carr ed. Piemme

“Questo libro è molte cose insieme: è commovente, è divertente, è originale, e soprattutto è utile. E’ il raggio di luce di cui abbiamo bisogno quando inciampiamo nel buio, una fonte di coraggio e di ispirazione.

Kris ha trentun anni quando le viene diagnosticato un cancro. Ha imparato su di sé quanto sia importante affrontare la malattia con il giusto spirito, fin dal primo momento.

Alcuni dei suoi consigli sono “crazy”, cioè controcorrente, altri ispirati al più sano buon senso, altri ancora perfino “sexy”, tutti servono per vivere nel modo migliore possibile un momento difficile, travolgente.

A volte personale e intenso, a volte scanzonato e addirittura ilare, un perfetto mix in forma di diario che raccoglie pensieri e informazioni pratiche, ricordi e suggerimenti.

Una storia che riesce a travalicare il caso personale per rivolgersi a tutte quelle donne che stanno vivendo un’esperienza simile, e invitarle a bandire falsi pudori e atteggiamenti deleteri e a continuare invece a essere se stesse, e a essere donne. Perché è il modo migliore di combattere. E di vincere.”

FE-NO-ME-NA-LE.

Per ora il libro più spassoso sull’argomento.

Spassoso sì, ma allo stesso tempo estremamente corrispondente alla difficile realtà di noi malati.

Un inno alla vita, alla lotta, al futuro.

Assolutamente da leggere.

Il post originale qui.

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IMPARARE

Il post di ieri era la fase finale di una discussione cominciata venerdì notte con i ragazzi qui a cena.

Ragazzi, insomma gli uomini adulti che frequentiamo, gli amici di vecchia data e alcuni bikers, insomma tutta gente dai 35/40 in su fino ai 60 (insomma…ragazzi di una volta).

Ragazzi di una volta per certi aspetti, ma per certi altri, eterni Peter Pan, come nel caso del SESSO.

Sono arrivati alla brillante conclusione che le donne dell’Est sono migliori di noi italiane, perchè sempre disponibili nei confronti dei loro uomini, loro sanno come fare sentire un uomo veramente apprezzato, desiderato, coccolato, amato, un amante perfetto.

Allora io dall’alto dei miei 50 e passa anni, sono uscita con quel discorso, fatto in generale a tutti loro, e poi portato a termine in privato con il Ferrari.

Una donna dopo 30 e passa anni di matrimonio, a 50 e passa anni, non ha più voglia di sbattersi, di fare l’odalisca per il proprio uomo, gli obiettivi e gli interessi sono altri, ma loro da questo orecchio non ci sentono.

E adesso scendo nel privato: ho subito un intervento al seno 6 anni fa, il mio fisico è cambiato tanto in tutti questi anni, sono entrata in menopausa forzata 6 anni fa, a causa della chemioterapia, quindi io sono 6 anni con non ho un ormone in circolo, quindi Ferrari e tutti gli altri ometti che mi ascoltate, secondo voi a quale grado di libido posso essere? Di grazie se ogni tanto mi viene in mente di farti una carezza o di baciarti. E non è solo mancanza di libido a frenare il tutto, è anche tutto quello che va dietro alla chemioterapia e alla radioterapia, le mucose vengono tutte bruciate internamente, non hai più lubrificazione, tanto che per gli occhi vengono consigliate le lacrime artificiali, per la tosse si prende quasi perennemente qualche sciroppo fluidificante, di consegnueza se queste mucose sono secche, secondo voi come sono le mucose all’interno del canale vaginale di una donna? Bruciate, secche ,morte e avete il bel da dirvi e impegnarvi, ma non si bagna più niente e tutte le volte che si tenta un approccio, sono lacrime, dolore, causato dallo sfregamento di un corpo dentro ad un involucro secco, una tortura.

Ergo, secondo voi c’è gusto a fare sesso in questa maniera?

Qui il post origianale

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I figli e il cancro

Lula è grande, grandissima.

– Mamma, sai, io l’ho detto alla mamma di Caterina che hai avuto il cancro. Non è che ti dispiace?

[Caterina è una sua nuova amica, una compagna di classe da cui è andata ieri a pranzo e da cui andrà stasera a dormire.

Sua madre non lavora, e per questo mi ha fatto anche il favore di riportarmela a casa, visto che lei doveva andare a riprendere il più piccolo dei suoi tre figli. Con lei ho chiacchierato molto durante l’attesa infinita nel pomeriggio di passione dei colloqui con i professori.]

Sgrano gli occhi. E’ la prima volta che Lula usa il termine cancro, è la prima volta che ne parla con qualcuno e sembra perfettamente consapevole che non è un argomento di cui si parla facilmente. Anzi, sembra proprio che abbia capito che per la maggioranza delle persone è un tabù, ma che per me quasi certamente non lo è.

– No, be’, no, non mi dispiace. Ma come mai ne avete parlato?

– Sai, mentre mi accompagnava mi ha chiesto che lavoro fai, poi si è ricordata che lo sapeva. Allora io le ho detto che veramente ti piacerebbe stare a casa, come quando avevi il piede rotto, perché stai scrivendo un libro. Lei mi ha chiesto che genere di libro e allora io le ho detto che avevi avuto il cancro… Ma davvero non sei arrabbiata?

– Ma no, lo sai che per me non c’è niente di male a parlare di questa cosa.

Si alza e viene ad abbracciarmi. Ci sbaciucchiamo un po’ e continuo: – Però spesso sono gli altri a sentirsi in difficoltà, anche sembra un po’ assurdo. Lei poi cosa ti ha detto?

– Mi ha detto che le dispiace.

– Eh, appunto.

Più tardi chiamo la mamma di Caterina per avere la conferma dell’invito a dormire, e scherzando le dico:- Lula mi ha detto che ti ha messo al corrente delle mie vicende.

– Oh, sì, stavo per scoppiare a piangere, mi sono dovuta trattenere e ho cambiato subito discorso.

Eh? Capisco che l’argomento non è semplicemente tabù, per lei, deve esserci altro.

– Sai, abbiamo tante persone care che… Un’amica è morta l’anno scorso, per un cancro al seno che alla fine era arrivato alle ossa. E’ stata bravissima, a combattuto per dieci anni, da quando il figlio aveva un anno.

Adesso sono io che ammutolisco dentro, anche se fuori, con la mia solita nonchalance, cerco semplicemente di frenarla sui dettagli. Finalmente ci riesco e mi fa i complimenti sul modo disinvolto e sereno con cui Lula parla di queste cose.

– Sì, sono molto contenta di come le ho fatto vivere quei momenti e di come ora ne possiamo parlare.

Lula è forte, fortissima.

Come sua madre.

Il post originale qui

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Corpi estranei

Ricordo che alcuni anni fa, durante un momento di sfrenato e gaudente spetteguless, una mia amica ed io arrivammo a spergiurare che non ci saremmo mai e poi mai rifatte il seno, pur essendo entrambe scarsette da quel punto di vista. Alla fine del discorso lei però soggiunse maliziosamente: “Comunque, cara…mai dire mai!”, e lì ci mettemmo a ridacchiare sotto i baffi, come due bimbette dell’asilo. Io però continuai ad insistere che a me non sarebbe mai successo, e certamente non avrei mai messo piede nell’ambulatorio di un chirurgo plastico. Ora, ironia della sorte, mi trovo a festeggiare con tanto di bottiglia di spumante il compleanno delle mie due “ragazze”, sapete cosa intendo. Già, proprio loro, le due libbre di silicone che porto addosso con sfacciata naturalezza. Certo, il mio fu un intervento di chirurgia ricostruttiva, mica una seduta di bellezza, e questo cambia un po’ le cose, ma devo dire che la vita da rifatta in fondo non è così male. Preciso, per chi non lo sapesse, che tutto l’impianto è molto proporzionato al mio fisico minuto, insomma, nulla a che vedere con certe esuberanze che si vedono in giro. Comunque non sono qui per esprimere giudizi, come sapete mi piace immensamente di più parlare di me stessa. Se penso all’anno scorso tuttavia mi sembra ancora di percepire la confusione mentale del risveglio dall’anestesia, oltre che la stretta mortale del cerotto di tensoplast. Ho potuto apprezzare i vantaggi della ricostruzione solo molto tempo dopo.
Be’, care ragazze, facciamo un bilancio: voi mi avete insegnato che la bellezza può essere dono, scherzo di natura, gioco, bene voluttuario, ma a volte anche sofferenza, e per questo è meglio viverla sempre con un po’ di ironia, se ci si riesce. Mio marito sostiene che il Dott. Plastico, quando mi ha operata, in pratica è come se avesse consegnato una pistola nelle mani di un bambino. A parte la sarcastica verve del Principe, devo ammettere che c’è un fondo di verità nella sua affermazione: all’inizio proprio non sapevo cosa farmene, di voi due. Siete arrivate nella mia vita in un momento importante, ma non vi ho scelte, mi siete semplicemente capitate tra capo e collo (no, un po’ più sotto). Sì, lo ammetto, all’inizio vi ho subite. Io che non pensavo che il decoltè fosse poi così importante, e amavo il mio seno soprattutto perché aveva fatto il suo dovere al momento giusto, quando dovevo allattare. Ma ora il destino ci ha unito, ragazze mie, ed è giusto proseguire insieme il nostro cammino. Nonostante all’inizio vi guardassi con grande sospetto, non vi ho mai sentite corpi estranei, mie piccole amiche elastomeriche, anche se non ho mai creduto che foste in grado di cambiarmi la vita, e non ho mai pensato che la vostra ingombrante presenza avrebbe potuto spianarmi la strada in questo aspro mondo. Voi mi avete donato un po’ di simmetria, in un’esistenza bella e piena, ma che di equilibrato e lineare non ha quasi nulla. E mi permettete di ridere ancora sotto i baffi ogni volta che viene intervistato un chirurgo plastico in tivù. Sapete, voi mi avete reso più ironica e solare, non certo più sexy. Inoltre vi sollevate piacevolmente ogni volta che rido, e sapete stare sempre al vostro posto, quindi non potrei proprio chiedervi di più. Ormai vi voglio bene, vi ho inglobato, fate parte di me in tutti sensi. Il che vuol dire, sappiatelo, che anche voi non siete perfette, non siete standard, e non siete certamente fatte di gomma.

Qui il post originale

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No, I can’t

Mi hanno decimato i leucociti. Quindi:

non posso mangiare sushi, il kebab, al McDo, la pizza take away, la frutta senza buccia e l’insalata, la baguette portata sotto l’ascella, il succo d’arancia e il limone. Non che prima mi nutrissi di limoni, ma insomma.

non posso prendere la metro, andare al corso di spagnolo, al cinema, al mercato, ai concerti, al bar se c’è tanta gente. Cioè: posso andare in discoteca il lunedì pomeriggio e al mercato di notte. Va bé.

Magari torno in letargo eh.

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“Perché proprio a me? Come ho vinto la mia battaglia per la vita” di Melania Rizzoli ed. Sperling & Kupfer

“Perché proprio a me?” Quante volte mi sono sentito rivolgere, nella mia lunga vita di medico, questa domanda. Quante volte l’ho immaginata sorgere d’improvviso dentro la coscienza, come un potente colpo che ferisce l’anima; quante volte l’ho vista silenziosa, ma più penetrante di una voce urlata, brillare dentro agli occhi che hanno incrociato il mio volto. Così scrive Umberto Veronesi nella prefazione a questo libro, toccante e spiritoso insieme, in cui Melania Rizzoli racconta la sua personale battaglia contro il cancro da un duplice punto di vista: quello di medico che ha lungamente lavorato in un reparto oncologico, e quello di paziente affetta da un tumore del sangue.

Forte di una profonda fiducia nei progressi della ricerca e di un innato ottimismo, dopo il fallimento delle terapie classiche Melania ha intrapreso la strada del trapianto di cellule staminali, che dà risultati impensabili fino a vent’anni fa e ha cambiato il destino di alcuni tipi di tumore maligno, una volta definiti <<senza speranza>>. Melania è guarita e ha voluto scrivere la propria storia per tutti coloro che vivono una situazione simile alla sua. Perché è una donna che vive la vita a piene mani e vuole essere d’aiuto. Perché sa che il suo essere medico è stato un osservatorio privilegiato per capire come rapportarsi ai malati di tumore. Perché la speranza non finisca mai.”

Questo libro, giunto alla settima edizione, vincitore del Premio Capalbio, merita proprio di esser letto… anzi, mi correggo, merita di esser COMPRATO e letto!!! 🙂

Non solo perché è una testimonianza vera di una donna forte e coraggiosa, ma anche perché l’autrice ha deciso di devolvere tutti i proventi all’AIL (Associazione Italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma).

ACCATTATEVILLO!!!

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Consigli alimentari per la prevenzione del cancro (e non solo)

Raccomandazioni utili per un’alimentazione sana. Sono ricavate dal volume Food, Nutrition and Cancer Prevention, del World Cancer Research Found e American Institute for Cancer Research. Valgono come si diceva per la prevenzione non soltanto dei tumori, ma anche di tutte le malattie – come quelle cardiovascolari o il diabete – che nascono dalle abitudini alimentari dei paesi ‘ricchi’. .
1. Scegliete prevalentemente alimenti di origine vegetale: un’ampia varietà di frutta e soprattutto di verdure (si sono rivelate più ‘protettive’ della frutta), ma anche di legumi e di alimenti ricchi di amido non raffinati o poco raffinati (per esempio farine integrali di frumento, mais ecc.).
2. Mantenete il peso forma e non appesantitevi (più di 5 chili) nell’età adulta.
3. Fate una vita attiva, anche da adulti e nella terza età.
4. In particolare: mangiate almeno 4 porzioni al giorno (sono l’equivalente di 600-800 grammi) di verdura o frutta.
5. Le bevande alcoliche sono sconsigliate. Si raccomanda di non superare due bicchieri di vino al giorno (uno per le donne).
6. L’uso abituale di carne rossa è sconsigliabile. È preferibile consumare pesce e qualche volta carni bianche o selvaggina.
7. Limitate il consumo di grassi, soprattutto di origine animale. Vanno bene, invece, piccole quantità di oli vegetali.
8. Evitate il consumo di cibi conservati sotto sale e, più in generale, limitate l’uso del sale sia per cucinare sia per condire.
9. Conservate i cibi deteriorabili in frigorifero.
10. Certi additivi alimentari possono essere pericolosi, così come i residui di diserbanti e insetticidi su frutta e verdura. Limitate il consumo di carni o pesci cotti a elevate temperature.

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“Orecchie d’elefante ovvero il cancro che io ho sconfitto” di Lorenzo Purini ed. Tirrenia Stampatori

“Questo non è un semplice libro: è una cronaca, un diario nel senso più intimo e segreto della parola. Il lettore verrà posto davanti ad un caso di cancro, curato e finito bene: una storia che regala una grande spinta emotiva. Racconta emozioni e sentimenti, importanti per vincere la battaglia quanto la terapia clinica stessa. Il titolo, quanto mai lontano dal soggetto trattato, rispecchia il fatto che, pur pubblicato, questo resta un quaderno privato.

Orecchie d’Elefante è il nome di una pianta che Franco, una delle persone che compaiono in questo libro, ha regalato a Lorenzo.

Ogni inverno le sue grandi foglie verdi lasciano il posto ad un flebile tronco secco, per poi tornare a nascere, rigogliose e fiere, in primavera.

Quel che d’inverno sembra perso per sempre, la vita, torna a manifestarsi, imponente, in tutto il suo splendore, dando ragione e merito a chi, nonostante tutto, non ha mai smesso di lottare.”

 

Un’altra testimonianza. Un’altra realtà. Un altro caso di bestiaccia brutta e cattiva.

Lorenzo, toscano come me, ha sofferto molto più di me. Ha avuto degli effetti collaterali da chemioterapia pazzeschi ed è stato tanto all’ospedale.

Ha anche SPERATO di morire.

Poi però si è rialzato e ha ucciso la bestiaccia.

E’ guarito.

Un libro che dovrebbero leggere tutti, malati e non.

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