Buon Natale

Guardare oltre il cancro a volte è più difficile, come in questi giorni.
Ma noi continueremo a farlo, nonostante tutto.
E dunque Buon Natale a tutti voi che passate di qua e molti, molti auguri di serenità, forza, e tanto coraggio per l’anno che viene.

Pubblicato in Aiuti complementari, Dolore, Morte, Sorrisi | 3 commenti

Vieni via con me

Partire o restare? I protocolli di cura sono europei, la lora applicazione un po’ meno.

Sissi: Vado via perchè posso fare chemio in stanza da sola: meglio soli che male accompagnati.
Romy*: Resto qui perchè si fa chemio in dieci in una stanza e mal comune mezzo gaudio.

Sissi: Vado via perchè per fare chemio posso portare tre amiche con me per avere compagnia.
Romy: Resto qui perchè le amiche le trovo direttamente nel Day Hospital!

Sissi: Vado via perchè i miei accompagnatori sono in stanza con me, sul letto con me.
Romy: Resto perchè i miei accompagnatori restano fuori e possono sfogarsi tra loro, senza doversi costringere a sorridere perchè ci sono io davanti.

Sissi: Vado via perchè posso fare la chemio con comodo di pomeriggio.
Romy: Resto perchè posso fare la chemio solo la mattina, ma si sa che il mattino ha l’oro in bocca!

Sissi: Vado via perchè le stanze singole sono bellissime, con i bagni abbastanza grandi per poterci entrare con l’albero delle flebo.
Romy: Resto qui perché preferisco gli ostelli agli hotel 5 stelle.

Sissi: Vado via perchè ad ogni giro c’era un medico nuovo, spesso incompetente, ma spesso figo.
Romy: Scelgo l’Italia perchè i medici non erano solo fighi, ma pure competenti. (Peccato che sia stata curata esclusivamente da donne…)

Sissi: Vado via perché tra i mile medici ce n’era uno gay che adorava il mio cappello a fiori-finti ricamati-all’uncinetto.
Romy: Resto perchè tutte le infermiere mi guardavano ammirate: “oooh, non abbiamo mai visto nessuna venire a fare chemio con il tacco 12”.

Sissi: Vado via perchè trovarmi tra compagni di cura che oggi ci sono e domani non so, non avrei potuto sopportarlo.
Romy: Scelgo l’Italia perchè, com’è piccolo il mondo, tra i miei compagni (s)ventura ho scoperto esserci un amico di infanzia di mio nonno!

Sissi: scelgo la Francia perchè il mio ospedale è vicino alle migliori creperie della capitale.
Romy: resto perchè dopo la chemio posso farmi una meravigliosa caprese con mozzarella di bufala e pomodori pachino. Ok,Dieci minuti dopo la vomito, però intanto la posso mangiare!

Sissi: Vado via perché se esco con un foulard in testa al massimo mi prendono per mussulmana.
Romy: resto perché per rincuorarti, i medici ti dicono “Ma quanto sei carina con i capelli corti…se non fosse stato per il cancro non avresti mai avuto il coraggio di tagliarli e ora non saresti così bella!”

Romy: Scelgo l’Italia perchè le infermiere sono meravigliose: quando mi addormento sotto le coperte e mi mimetizzo come un criceto nella sua sua tana di ovatta, si ricordano comunque che sono lì e si ricordano sempre di mettermi la cuffia fredda quando aprono la flebo rossa.
Sissi: Vado via perché la cuffia fredda a me nessuno l’ha mai messa e la cervicale ringrazia!

Romy: Resto perchè tanto mi sono ammalata qui, andare fino in Francia due volte a settimana per fare chemio sarebbe un pò faticoso!
Sissi: Giusto, vieni adesso che andiamo a fare shopping alle Galeries!

Romy: Scelgo l’Italia perchè ti insegnano la disciplina: se tardi mezz’ora, spediscono indietro i farmaci e la chemio è rimandata!
Sissi: Scelgo la Francia perchè gli insegno la disciplina: se tardano mezz’ora, torno inietro e la chemio è rimandata!

Romy* è rimasta a Roma per sottoporsi a una chemioterapia. Era il 2005 e le era stata diagnosticata una malattia di Hodgkin.

Il post originale è qui.

Share

Pubblicato in Aiuti complementari, Amici e parenti, Chemioterapia, Tra medico e paziente, Uncategorized | 13 commenti

Il silenzio della notte

Arianna, Guido Reni, particolare

Un’esperienza comune a molti malati ed ex malati di cancro è l’insonnia, o meglio, il non riuscire proprio ad andare a dormire. Non si tratta di paura di non risvegliarsi come accade per i malati cuore o di problemi di respirazione come per gli asmatici, si tratta piuttosto di pensieri. Pensieri che prendono la mente nel silenzio della casa addormentata, quando nemmeno i programmi televisivi ci distraggono più, e si sentono solo il ticchettio dell’orologio e i piccoli rumori del frigo, della caldaia, della pioggia sul tetto. Nei primi tempi successivi alla diagnosi è il terrore, la paura della malattia appena scoperta che impedisce il rilassamento che prelude al sonno, ed è in quelle notti che ho navigato alla ricerca di una parola di speranza ed ho incontrato queste splendide compagne, le bloggers che oggi sono riunite attorno ad Oltreilcancro. Poi, dopo l’operazione, si fatica ad addormentarsi perché ci fa male la ferita, poi più avanti ci si rende conto che non si può più dormire sul nostro fianco preferito, perchè è proprio quello del lato operato e il braccio ci duole se viene schiacciato. E ci si sveglia di nuovo. E quando si sta guarendo dall’operazione arrivano le terapie e qui si che l’insonnia è autentica, provocata dallo sballo ormonale e dalle vampate della menopausa. Rimedi? quelli suggeriti dai medici, cioè i sonniferi, li scarterei tutti in blocco, l’unico che mi sento di consigliare, oltre alla camomilla della nonna, è, per chi può,  il lavoro. Si avete capito bene, la stanchezza fisica derivante da una giornata di lavoro, di impegno fisico e/o intellettuale un giorno dopo l’altro, una notte dopo l’altra, riuscirà a vincere l’irrequietezza notturna. E ogni tanto un buon sonno ristoratore riuscirà a raggiungerci. Sogni d’oro.

(leggi il post originale qui)

Pubblicato in Diagnosi, Dopo, Effetti collaterali, Paure | 5 commenti

Chemiokit

Cosa vi portate quando dovete fare la chemioterapia?

Ci pensavo oggi, quando per il nervoso ho sfruttato tutte le diverse componenti di quello che ormai posso chiamare il Chemiokit. Magari avete qualche suggerimento da aggiungere.
Intanto vi dico cosa serve a me:

– abiti comodi, in particolare una maglia con il collo a bottoni da aprire facilmente se avete il port, o con le maniche che si tirano su facile se vi devono mettere l’agocannula. Io uso sempre la stessa maglietta, penseranno che sono una puzzona che non si cambia mai, ma è perché è proprio adatta, calda, morbida, maniche comode e bottoni in caso di improvvisa vampata. Ed è pure carina;

– una sciarpa gigante che può essere utilizzata con scopi diversi: serve  a coprirvi quando l’aria condizionata mira ad abbassare le spese del SSN facendovi secchi con una polmonite, serve a coprire l’ago dalla vostra vista se vi fa senso come a me, serve a metterla tra il braccio e il bracciolo di viscida plastica, serve a impaccottigliarla e farvi da cuscino se siete in vena di pennica tossica. Insomma serve, portatela. Io oggi me la sono scordata (o me la sono persa? boh!) e mi è mancata tanto;

– un libro che vi piace. non quello che state ancora cercando di capire se vi piace o meno e intanto lo leggete. no, quello lasciatelo a casa, portatevene uno che vi piace molto. magari non lo leggerete ma vi farà simpatia sapere che c’è;

– una bottiglia d’acqua se in ospedale non ve la danno (da noi si), meglio se frizzante in caso di nausea;

– qualunque tipo di sistema  per ascoltare musica e/o radio e/o podcast e/o guardare video. Se non siete bravi con i cosi elettronici prendete un fratello, una sorella, il cugino sveglio o la nipote smandrappa e fatevi spiegare come funziona un comunissimo lettore mp3. Avere la possibilità di infilarsi le cuffiette quando la vecchia depressa di turno cerca di attaccare bottone può decisamente salvarvi la vita, chiedetelo a chiunque (alle brutte portatevi delle cuffiette e basta, al primo approccio potrete infilarle nelle orecchie e fare finta che siete troppo impegnati con la musica per ascoltare i sordidi sviluppi degli effetti collaterali del vicino di poltrona in sala somministrazione);

– qualcosa per scrivere. scrivere cosa? boh, portatevelo lo stesso che non si sa mai;

– qualcosa da mangiare se avete somministrazioni che richiedono tante ore, vedete voi, nel mio ospedale gli infermieri fanno anche i panini per i pazienti all’ora di pranzo, nel caso. magari anche nel vostro ospedale;

– un giornale da metropolitana, di quelli che non hanno articoli più lunghi di 7 righe 7, tanto non avete la concentrazione, né lo spazio per dedicarvi a un giornale vero;

– il telefono carico di batteria e di soldi (ma abbassate la suoneria e pure la voce, non state mica a casa vostra, eh)

e poi gli ultimi tre elementi fondamentali per uscire dalla seduta di chemio in buone condizioni, e cioè:

– una manciata di sorrisi da utilizzare senza starci a pensare troppo su, sorrisi da regalare senza nessun particolare motivo, anche a costo di sembrare dementi: servono a rallegrare l’atmosfera generale, soprattutto la vostra;

– la pazienza, la pazienza per la tv piazzata su Forum a palla, o per la radio con i Pooh a manetta, o per la vecchietta che non potete fare fuori con le cuffiette perché è tanto carina e vi sta solo chiedendo di dire un paio di rosari insieme (si, capìta), per le vostre vene che si bloccano, per il farmaco che non scende, per l’appuntamento che vi hanno dato sbagliato, per il legittimo giramento di palle perché vi siete svegliati male (voi o quelli accanto a voi, che è uguale);

– una buona dose di ironia, che nella vita serve sempre, ma credetemi, in ospedale per qualunque sfortunato motivo ci siate finiti, serve ancora di più. E anche quando ne uscite, tipo adesso…

Mi sono dimenticata qualcosa?

 

Il post originale qui

Pubblicato in Aiuti complementari, Chemioterapia, Tra medico e paziente | 14 commenti

Uscire sorridendo

Stamattina ho fatto la visita oncologica: ho portato tutti i miei esami all’oncologa che mi ha accolta con un grandissimo sorriso. Si è messa con pazienza a guardare tutti i miei esami, marcatori, 2 ecografie, mammografia, pap test. Anche questa volta è andato tutto bene. Non ci sono problemi. Ovviamente devo continuare le mie integrazioni di ferro e B12, tenere sotto controllo i livelli di glucosio, (mi manca sempre un organo, eh…) ma per il resto posso stare tranquilla. Ci vedremo tra un anno con gli stessi esami di controllo. (Da rifare verso novembre 2011). Abbiamo parlato un po’ di Oltreilcancro, di come a volte per gli oncologi stessi sia difficile prevedere fino in fondo come sarà l’andamento di un tipo di tumore, perché alla fine ogni organismo ha la sua reazione. Poi ci siamo salutate con un sorriso e un arrivederci al prossimo anno. E quando mi hanno diagnosticato il cancro, chi lo avrebbe mai detto che sarei uscita da un ambulatorio oncologico sorridente e felice? Eppure è così che mi sento. E poi, sapete? I miei passi adesso quando esco di lì sono molto più sicuri di quando uscivo 6 anni fa, totalmente imbottita di chemio, con la bottiglietta di fluorouracile nascosta sotto il cappotto e cerotti vari qua e là. Insomma, l’andamento positivo del mio follow-up continua e non posso che sentirmi sollevata per come è andata. Anche per quest’anno. Per cui in teoria non dovrei più parlare di cancro per un anno. Ci riuscirò? Speriamo!

Il post originalequi
 
 

Share

Pubblicato in Dopo, Esami e controlli | Contrassegnato , , , , , , , | 2 commenti

Cancerversary

Dovrei andare a ritirare l’esito della tac. Ma non ci vado. Non voglio tornare nello stesso reparto dove, tre anni fa, proprio oggi, mi hanno detto che avevo il cancro.
L’altro giorno ho fatto la tac, e l’infermiera che mi ha preparato si è ricordata di me. Cioè di lui. In quel reparto non si ricordano di me, si ricordano di lui… e di conseguenza di me.
Le ho chiesto come faceva a ricordarsi dopo tre anni.
Mi ha risposto che della mia diagnosi, nel reparto, se n’era parlato per un po’: nessun radiologo, neanche tra quelli più anziani, aveva mai visto un cancro di quel tipo, e quindi le è rimasto impresso. A me invece è rimasto impresso per altri ovvi motivi. E oggi a ritirare quell’esito non ci andrò…

Qui il post originale.

Pubblicato in Diagnosi, Dopo, Esami e controlli, Tra medico e paziente | Lascia un commento

La percezione del malato

Un paio di settimane fa mi ha scritto una ragazza (che ringrazio pubblicamente per le belle parole che mi ha regalato) facendomi i complimenti, lodando la mia forza e dicendo che, con la mia testimonianza, dimostro che un malato non è solo un malato ma continua ad essere una persona come tutte le altre. Il suo messaggio non si limita solo a questo, mi dice tante altre belle cose ma quello che mi ha colpito di più e che mi dà lo spunto per scrivere queste righe è proprio il fatto che spesso ci si stupisce di fronte ad un ammalato di cancro che è forte, che combatte, che continua a vivere.
Eppure un ammalato non si trova di fronte molte opzioni. O reagisce, scoprendo un’energia e una forza che non credeva neanche di avere e che in parte deriva dall’affetto delle persone che gli stanno intorno, oppure molla e soccombe. Non è quindi una scelta difficile in fondo. Lottare per la vita, per la sopravvivenza, è nella natura umana, è il nostro istinto. Quindi io non credo di essere speciale o diverso da tanti altri, l’ho già scritto questo. L’unica cosa diversa che ho fatto è stata quella di scrivere e di testimoniare la mia esperienza. Questo l’abbiamo fatto e lo facciamo in pochi. Ma la forza di affrontare queste dure sfide della vita io l’ho vista in quasi tutti i pazienti che ho incontrato.
Quello che voglio dire a chiunque si spaventi di fronte a questa malattia è che credo che sia percepita in maniera molto più grave di quello che in realtà non è. E’ questo che porta a considerare delle persone forti quelle che la combattono. Non che sia una passeggiata o che non si rischi di morire o, come è capitato a me, di rimanere segnati per sempre ma non è una condanna definitiva. Ci si ammala, ci si cura, si può guarire. Non è una cosa speciale sconfiggere il male è solo la nostra natura. E’ lo spirito di sopravvivenza.

Qui il post originale.

Share

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

SESSO E LIBIDINE

Sono lontani i tempi in cui passavamo i pomeriggi a fare sesso spensierato,
Basta un niente, che poi un niente non è, per interrompere bruscamente un’abitudine collaudata di coppia.
E’ bastato il tumore al seno, per rendere tutto più difficile.
Fino a 7 anni fa, era tutto perfetto fra di noi, c’era sintonia, c’era tanta voglia di stare assieme, di stare vicini, ci conoscevamo a menadito, era un piacere grande e immenso per noi passare i fine settimana a cercarci, a stuzzicarci a vicenda.
Era un dare ed un avere che faceva scintille. Specialmente nei lunghi pomeriggi d’inverno, quando li passavamo nel lettone a rotolarci, a ridere, a sbaciucchiarci, insomma a fare sesso da persone adulte e consenzienti, senza farci mancare nulla, esplorando e cercando nuovi piaceri.
Poi tutto all’improvviso il gioco si è rotto: tumore al seno.
Il mio seno, che non era mai stato un granchè esteticamente, ma a noi piaceva, si è ammalato, il mio seno destro mise un ostacolo al nostro piacere.
E da quel momento lì niente è più stato come prima. Mi sentivo mutilata, mi sentivo punita, per non aver usato il mio seno per la sua naturale funzione: allattare e niente altro.
Avevo usato il mio seno per trarre piacere, per dare piacere, ed ero stata punita, punita nella maniera più crudele: un tumore al seno.
Quel seno che non sarebbe mai più stato come prima, quel tumore che avrebbe sempre condizionato, da lì in poi, tutte le mie espressioni di sesso.
Ed è andato quasi sempre tutto bene fino all’intervento, alla chemioterapia, alla radioterapia, alla terapia ormonale.
Il sapere, il vedere il tuo seno malato, che sta marcendo, che morendo, dà una bella batosta alla libidine, ma poi l’intervento e tutto il resto completano l’opera. Niente sarà mai più come prima. C’è un naturale calo del desiderio dovuto alla mutilazione, anche solo parziale, del seno, c’è un calo della libido dovuto ai pensieri di malattia e di morte che affollano la mente, un calo di libine, dovuto alla grande lotta che comincia fra te, il tuo corpo e la medicina, e i tuoi pensieri, le tue energie sono tutte rivolte a cercare di sopravvivere ai pensieri, alle paure di tutti quei mesi, allo sconforto di vederti pelata, di vedere il tuo corpo che cambia repentinamente durante le terapie, prima magro e sofferente, poi gonfio per le terapie chemioterapiche, ed è tutto in discesa, il sesso ormai fa parte di un mondo che non ricordi più, è sempre più difficile trovare la voglia di     spendere energie per ritrovare una sessualità che è perduta.
E in tutto questo ci si mette pure il tuo partner, che ti sostiene, ti affianca, ma ha ancora le sue pulsioni, le sue voglie, i suoi ormoni che richiedono attenzione, un’attenzione che il tuo corpo e la tua mente non sono più in grado di fornire. Ti sembra tutto talmente relativo, talmetne superfluo da rendere lontana anni luce da te, l’idea di riprendere a fare sesso.
La mazzata finale arriva con al terapa ormonale, dove tutto sparisce, dove dopo anni di terapia per ammazzare tutto quello che può essere la causa di un ritorno del tumore, e ti ritrovi con la libidine azzerata.
E da lì comincia la grande fatica di ricominciare a pensare, a fare sesso con quel partner che hai al tuo fianco, e ti rendi conto che per te è una fatica, quasi un sacrificio, ma ogni tanto dovrai pure pensare anche ai suoi bisogni, alle sue esigenze.
E allora succede che ti immoli come una martire cristiana alle esigenze degli ormoni, e per te è un sacrificio, perché per te non c’è nessun pulsione, nessun interesse, c’è solamente questo grande amore per questa persona che ti fa chiudere gli occhi, ascoltare le sue mani sul tuo corpo, il suo respire affannoso per la vicinanza del tuo corpo, chiudi gli occhi e ti lasci trascinare in questo vortice, sapendo che alla fine  ne avrai tratto beneficio, sapendo di aver regalato un momento di felicità a chi ti sta a fianco tutti  giorni, che ti ha supportato e sopportato durante tutti i giorni e mesi di lotta al cancro.
Sapendo che per queta persona le tue mutilazioni non esistono, ti illudi per un attimo,che il tuo corpo sia ancora quello di 7 anni fa.

Qui il post originale

 

 

Pubblicato in Dopo, Effetti collaterali, Ormonoterapia, Prima, Sessualità | Contrassegnato | 15 commenti

Felicità, stregonerie e riflessioni

So che lei, Anna Lisa, non se ne avrà a male se diffondo un pezzettino della nostra corrispondenza. Perché due giorni fa, scambiandoci qualche mail, le ho scritto questa cosa qua:  ”Anna Lisa cara, ho avuto tanta paura per te, ora posso dirtelo. Posso dirtelo perché invece adesso qualcosa che non posso spiegare mi dice che il peggio è passato. Lo sai che io, a differenza di te, non sono credente. Tu preghi, io medito. Entrambe queste cose, se fatte con l’intensità giusta, possono cambiare lo stato delle cose. Ecco, io so che lo stato della tua malattia è cambiato, e che la bestiaccia si sta progressivamente dissolvendo. Lo devi sapere anche tu, e sorridi più che puoi, e respira il tuo ossigeno, che presto non ti servirà, perché potrai farcela da sola.” E il giorno dopo ho letto che finalmente le era stato staccato l’ossigeno, e respirava da sola. (“Ti rendi conto di quello che mi hai scritto e di quello che poi è realmente successo? BELLISSIMO.” ha quasi gridato nella mail che mi è arrivata poco dopo)

E oggi, invece, a caratteri cubitali, ha scritto che domani la dimettono dall’ospedale in cui è stata ricoverata quasi ininterrottamente da due mesi.

Perché racconto questo? Prima di tutto perché sono felice che le cose per Anna Lisa, che ho avuto la fortuna di conoscere dal vivo quest’estate, perché non ha voluto rinunciare all’incontro romano per preparare il portale Oltreilcancro.it. E poi lo racconto perché sono rimasta impressionata nei confronti di questa sorta di sensitivismo che spesso scopro di avere. Nell’istante in cui scrivevo ad Anna Lisa sapevo che non le stavo scrivendo un augurio formale di guarigione, ma stavo davvero percependo una sensazione che fino a quel momento avevo avuto solo per me stessa, quando tentavo di sottrarmi alla chirurgia e alla chemio lavorando sulla rimozione dei blocchi energetici e, speravo, delle metastasi che abitavano il mio fegato. Poi l’operazione l’ho dovuta fare, e anche la chemio, ma ho continuato ad attingere a tutte le risorse disponibili  per curarmi – con successo – in modo integrato. Integrato non significa alternativo. Questa è una cosa fondamentale da capire. Questo post inizialmente doveva parlare solo di questo, prendendo spunto da qualcuno che commentando Oltreilcancro.it – ma è capitato anche anni fa sul mio vecchio blog – suggerisce terapie alternative per curare il cancro instillando il dubbio, che il più delle volte viene espresso con un’arrogante e ottusa certezza – che sia proprio la chemio a impedire la guarigione.

Guai a cadere nella trappola. Il cancro è la malattia, la chemio è una delle più efficaci terapie possibili per un gran numero di tipi di tumori maligni. La chemio è uno spauracchio che invece si può tollerare molto bene con tanti rimedi naturali. Poi ci sono dei tipi di cancro, come quello che ha avuto mio padre, che allo stato attuale non si riescono a curare. Questo lo sapevo, e per questo non sono mai riuscita a formulare un pensiero positivo per lui, dilaniandomi e quasi rimproverandomi per essere stata fin da subito pessimista. Come se fosse colpa mia, se non fossi in grado di ripetere anche per lui i successi delle mie battaglie. E’ ovvio che invece non era colpa mia, e nemmeno sua. Quando ha scoperto di stare male era davvero troppo tardi.

Per questo bisogna essere tempestivi, e la speranza di migliorare e accelerare sempre di più le possibilità di diagnosi per ogni tipo di cancro è quella che anima la ricerca attuale.

E alla signora Eleonora Brigliadori, che nell’intervista che piace tanto a certi commentatorie, farnetica di “persone chemioterapizzate destinate a morire, più o meno tardi, a causa della devastazione ospedaliera”, e di autoguarigione dei tumori nel 90% dei casi, dico solo che io rispetto il suo percorso di cura alternativo, ma vorrei che lei rispettasse quello mio e di tante persone come me, come Anna Lisa. Di noi che siamo state “chemioterapizzate”, irradiate, ormonizzate, e non crediamo affatto di essere destinate a morire per questo. Anzi. Ci aiutiamo con l’energia positiva data dall’amore delle persone che abbiamo intorno, con intrugli e pratiche antiche, con la scrittura. E, soprattutto, con la voglia di guarire e di continuare a vivere.

Il post originale qui

Share

Pubblicato in Aiuti complementari, Chemioterapia, Effetti collaterali, Ormonoterapia, Paure, Radioterapia, Storie | Contrassegnato , , , , , , | 15 commenti

Benvenuti

Oltreilcancro.it è un progetto nato per condividere storie e vite di persone che hanno dovuto, o devono, affrontare il cancro e che hanno deciso di raccontare la propria esperienza in un blog, scoprendo che parlarne, scriverne è di grandissimo aiuto.
Oltreilcancro.it è il luogo che ci raccoglie, e che speriamo accolga quanti cercano conforto, condivisione di esperienze, di paure e di speranze. E’ il posto dove portiamo quello che crediamo sia più utile per chi affronta la malattia.
Potete navigare nel sito attraverso le categorie e i tag che vi interessano o su cui cercate maggiori informazioni, o approfondire le diverse storie seguendo le autrici (e l’unico, per ora, autore maschio) sui loro rispettivi blog.
Oltreilcancro.it non pretende di dare informazioni esaustive o tecniche, né di tipo strettamente medico, ma aspira a costituire un luogo da cui trarre incoraggiamento e supporto nel difficile percorso di convivenza e cura con la malattia. Ci troverete frammenti di vita quotidiana, libri e film che ci riguardano, le diverse relazioni instaurate tra noi e i medici, dubbi, difficoltà e risorse che riteniamo fondamentale condividere con tutti.
Abbiamo sperimentato quanto può fare bene raccontare e scambiarsi informazioni “tra pari” e attraverso i blog abbiamo costruito rapporti umani straordinari. Saremmo felici di diffondere questa grande esperienza che abbiamo chiamato blogterapia.
Buona navigazione!

Share

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato | 44 commenti