Farò la chemioterapia

Sono stata a parlare prima con il chirurgo che mi ha operata e poi con l’oncologo. Già solo pensare che io potessi andare a parlare con il medico che cura il cancro, mi faceva tremare il pavimento sotto i piedi. Non avrei mai voluto che questo problema riguardasse me, e invece…
Proprio come tutti, non pensavo che nella mia vita mi sarei ammalata di cancro, e poi così giovane.

Ma è successo e ora bisogna affrontarlo. Mi sento ancora piuttosto debole, i problemi per riprendere a mangiare sono tanti.
L’oncologo mi ha consigliato di fare comunque la chemioterapia, anche se l’intervento ha rimosso completamente il tumore (e lo stomaco che lo conteneva!).
Però avevo una micrometastasi in uno dei 29 linfonodi asportati, i rischi di sviluppare nuovi tumori ci sono. Insomma la chemioterapia la devo fare.
Perderò i capelli. Ma questo è l’unica cosa sicura che so della chemioterapia. Per il resto ne so proprio poco.
Comunque è stato deciso che dovrò fare un nuovo intervento chirurgico per mettere il port-a-cath (ma è una cosa che si fa in day hospital) e dopo una settimana potrò iniziare la chemio.
Farò una flebo ogni 21 giorni, e in più avrò anche una bottiglietta di “chemio portatile” da tenere attaccata al port 24 ore su 24 e da cambiare ogni 7 giorni dopo il controllo dell’emocromo.
Ho un po’ paura, ma a questo punto sono anche ansiosa di cominciare questa cura.
Solo che durerà 6 mesi, un tempo lunghissimo.
L’oncologo mi ha detto che potrò anche andare a lavorare. Spero di farcela…

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Come ci si ritrova malati di cancro

Mi sono trascinata i problemi di digestione, di peso sullo stomaco per due mesi e oltre, prima di andare a fare la gastroscopia, soltanto per paura. (E per colpa di chi mi aveva fatto una gastroscopia nel 1998 senza alcun tipo di spray anestetico…)

Quando alla fine ho preso coraggio e sono andata a fare l’esame, ho avuto la sorpresa di sapere che avevo una massa indefinita nello stomaco (50 minuti di gastroscopia non si dimenticano!)

E poi ne ho dovuta fare ancora un’altra per sicurezza, a distanza di qualche settimana, dopo che erano arrivati gli esiti delle biopsie della prima, e ancora non si era ben capito cosa avessi.

E’ stato allora che il medico mi ha consigliato il ricovero immediato.

Il 16 luglio sono entrata in ospedale. (Dove tra l’altro me ne hanno fatta una terza, incredibile 3 gastroscopie in 20 gg…)

Sono entrata quindi con gli esiti di una gastroscopia che riferiva di una massa di natura imprecisata presente nel mio stomaco, ma anche con biopsie e marcatori negativi.

Sono stata ricoverata un mese. Giorni pesanti, di alimentazione con catetere venoso, di esami continui, TAC, RX e prelievi e due “donazioni” di sangue per me stessa per autotrasfusione. Infatti bisognava predisporre il sangue necessario per eventuale infusione durante l’intervento chirurgico.

Il 26 luglio mi è stato fatto l’intervento di asportazione completa dello stomaco, ma soltanto al momento delle dimissioni è arrivato l’esito dell’esame istologico, quello più temuto: tumore maligno, cancro, adenocarcinoma. Ci sono molti modi per chiamarlo.

Il 9 agosto mi è stato tolto il sondino al naso e piano piano ho iniziato lo svezzamento con ripresa graduale dell’alimentazione. L’emozione del primo sorso d’acqua dopo più di 10 giorni non si puo’ raccontare facilmente…

Adesso sono a casa da due giorni. Per ora devo pensare a riprendermi un pochino. Poi ho l’appuntamento per i primi di settembre per parlare con un oncologo e decidere se dovrò fare la chemioterapia.

Mi sembra di avere aperto gli occhi in un altro mondo…mi sento come un auto improvvisamente caduta giù da un precipizio.

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E’ FINITA

Il 23 dicembre ho fatto l’ultima chemio. E’ finita. Questa prima tornata è finita. Se Dio vuole! Mi sembra di essere passata dentro ad un centrifuga, ne sono uscita, ne sto uscendo con le ossa rotte, con l’animo ammaccato, con la mente persa dietro a tutto quello che ho perso, a tutto quello che, spero, non perderò in futuro.
E’ un tunnel buio e stretto, dal quale bisogna uscire,in qualche maniera bisogna uscire, è peggio della nascita, si ha solamente voglia di silenzio, di piangere per liberare i polmoni, per vedere se dopo un bel pianto,urlato ai 4 venti le cose prendono la giusta dimensione.
Ma la giusta dimensione in questo vortice di malattia, di dolori fisici e mentali non esiste, la tua giornata è scandita dalla stanchezza, dalla voglia di chiudere gli occchi, di dormire per non pensare, ma il sonno non viene, quando chiudi gli occhi l’unica cosa che ti vedi sfilare davanti sono le immagini dei condannati a morte in America, dove muoiono con l’iniezione letale, vedi questo ago infilato dentro di te e il veleno che scende lentamente nelle vene. Hai il bel da dirti che quello che entra in te è un veleno “buono”, ma gli effetti sono gli stessi: dolore fisico e mentale.Il 23 è venuto in DH anche l’oncologo capo a farci gli auguri, a complimentarsi con noi, mi ha strappato un sorriso, mi ha dato un “5”, dicendomi che se ne vedono pochi dei casi di caparbietà come il mio,    la mia buccia nello stringere i denti ed andare avanti a gomitate, lottando con il male per avere sempre l’ultima parola.
Sono molto orgogliosa di me stessa, è un orgoglio da poco lo so, ma avere finito i 6 cicli programma nei 3 mesi canonici, per me, è un notevole passo avanti, non avrei mai pensato di riuscire in tanto.
Ho passato un Natale arrafazzonato, brutto, squallido, ma non interessa niente, ce ne saranno altri in futuro (speriamo), adesso mi sono tolta di dosso la chemio, alla radio ci pensiamo con l’anno nuovo.
Eh sì, anno nuovo vita nuova! Belle parole, con tanto significato dentro.
Mi auguro solamente che la chimica abbandoni presto il mio corpo e il mio animo, non posso continuare così, senza dormire, arrabbiata con il mondo intero, non posso continuare a litigare con tutto e con tutti, giusto per il gusto di litigare, giusto perchè mi sento calpestata.
Forse la vita non è questa, ma negli ultimi mesi la mia vita è solo questa, una vita fatta di ospedali, di nausee, di vomito, di malesseri fisici e mentali, di malanni fisici mai conosciuti, della scoperta di muscoli del corpo doloranti, che manco pensavo di avere.
La vita non può essre solo rabbia e cattiveria nei confronti della malattia, io le mie energie le ho da spendere in altra maniera, ma sorge spontanea una domanda:
“Chi mi ridà indietro questi mesi rubati alla mia vita?”
Chi mi ridarà indietro tutto il tempo perso negli ospedali,il tempo che ho sottratto a chi mi sta a fianco, chi mi ridarà il tempo che ho perso a litigare con la malattia, ma la malattia si sarà resaconto della mia battaglia?

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ANDIAMO AVANTI


Sono stati giorni duri pesanti, giornate e soprattutto nottate lunghe e profondamente buie, di quel buio senza fine. E’ cominicata la menopausa, unica cosa bella in tutto questo, ci sono andata con la chemio, quindi non avrò bisogno di ulteriori “aiuti” per raggiungere uno dei principali obiettivi.
Mi sono arresa, ho chiesto aiuto, ho chiesto il supporto psicologico, non pensavo di arrivare a questo punto, mai avrei pensato di gettare così le armi, di arrendermi, ma depressione, la paura, le lacrime versate sono state troppe, la pena negli occhi di mia madre, di miasorella e del Ferrari sono troppo grandi. Oddio, il Ferrari non si è  accorto di nulla, lui ha praticamente adottato la politica dello struzzo, lui non guarda, lui non vede, lui non sente. Occhio o orecchio non vede, cuore e mente non dolgono. Lui è a posto con tutto e con tutti. forse sarà anche colpa mia, non l’ho mai coinvolto più di tanto, a parte i primi momenti, dall’inizio della chemio ho detto basta, non potevo continuare a trascinarmi dietro un peso morto come lui, sempre lì presente fisicamente, ma inutile, inutilizzabile Non puoi avere con te una persona che anzichè capire e chiedere chiarimenti ai medici, li chiede a me, chiede a me di spiegargli. Io non ce la posso fare. E’ già abbastanza pesante dover capire e digerire quello che i medici dicono e non dover ripetere tutto, continuando a girare il coltello nella piaga. Senti Ferrari, fammi un favore, continua ad andare al lavoro, non mi rompere le scatole dicendomi che debbo mangiare, che debbo uscire, continua ad uscire con i tuoi amici, che sono più vuoti di un’arcata di un ponte, fai la tua vita e lasciami in pace, lascia che io metabolizzi questa situazione, lascia che io me la racconti, me la dica e me la rida, poi ne parliano alla fine di tutto…se ci sarà una fine! Che vuoi che ti dica, che sto male? Non so nemmeno io da che parte cominciare a spiegarti di quale  male soffro, non ti sei nemmeno accorto che ho pianto per 26 ore di fila, che la mia mente stava vacillando, quando hai visto mia madre lì in un giorno che non doveva esserci sei caduto dalle nuvole. L’unica cosa che mi hai saputo dire:
“Hai male? Dove hai male? Beh, se non hai del male, allora perchè piangi?”
Ferrari è un male della mente, è la paura, è un male fisico unito ad un male mentale, ed è un mix esplosivo, non riesci a trattenere le lacrime, quelle vivono di vita propria, escono dagli occhi da sole, incontrollabili.
Alla 4.a chemio sono prostrata, sfinita, distrutta, ho il bel da ripetermi che è una situazione transitoria, ma non ne vedo la fine, è tutto buio, un budello nel qual sono caduta e dal quale non entra nessuna luce.
Anche l’oncologo che mi segue è dispiaciuto, lui credeva tanto in me, mi vedeva agguerrita, mi guardava sempre con una luce di fierezza, ma sapeva, lui sapeva che prima o poi sarei crollata, è dispiaciuto del mio star male, del mio stare molto male, ma si è attivato di gran carriera per cercarmi la psicologoca.
E in tutto questo, per rendere ancora più pesante la situazione, ci si è messo pure l’attentato a Nassirya, ha aggiunto dolore al dolore, mi sono calata nei panni di chi è rimasto, di queste donne, di quei figli grandi e piccoli, ho pianto tanto per me e per loro, ma ognuno sente il suo e il mio mi sembrava un dolore molto più grande.
Già è dura dover accettare , il sapere che prima o poi si muore, che si comincia a morire appena si nasce, ma avere addosso un qualcosa che potrebbe portarti alla morte, un qualcosa che potrebbe far dire ai medici “Deve morire”, è inconcepibile.
Prima o poi ne  verrò fuori? Ce la potrò fare? Con quanta rabbia ne verrò fuori?
Perchè a volte vorrei tanto morire, vorrei tanto far soffrire chi mi sta attorno, mia madre, mia sorella il Ferrari, la figlia latitante e gli amci, li vorrei vedere sprofondare nell’abisso del dolore mentale, come sto sprofondando io, in questi momenti.

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LA PRIMA CHEMIO

Mi aspettavo una botta di dolore, mi aspettavo subito nausea, vomito, ma il dolore, mi aspettavo veramente tanto dolore, pensavo che quando mi sarebbe arrivato il liquido nelle vene avrei avuto male, tanto male.
Più la medicina è cattiva e più bene fa, così mi dicevano sempre quando ero piccola. E così deve essere: più è cattiva prima guarisco.
Il dolore fisico subito non è arrivato, è arrivata la paura quando alla fine della seduta ho fatto la pipì e questa era rossa, rossa come il liquido che goccia a goccia, piano piano è entrato dentro di me. Più è cattiva e più fa bene, e dal colore, quel colore rosso vivo, deve essere così. Come la mela rossa di Biancaneve, tanto bella ma velenosa, questa non è bella, non può essere bella ma è altrettanto velenosa.
Il dolore non è arrivato, la nausea e il vomito sono arrivati verso sera, al pomeriggio, quando tutti mi telefonavano per sapere come era andata, mi meravigliavo più io di loro:
“Sto bene, non ho molto appetito, ma è dovuto alla paura, ma sto bene, non ho nè nausea e nemmeno vomito.”
Il Ferrari si è sentito subito la coscienza pulita, visto che non mi ha accompagnata in reparto, sono andata sola, avrei voluto averlo lì con me, a farmi coraggio, ma aveva più paura lui di me, io ero terrorizzata, avevo gli occhi sbarrati, profondi e neri, le pupille fisse, immobili, in attesa della botta di dolore che sarebbe arrivata, appena il liquido fosse entrato in circolo.
Niente di tutto questo, martedì 9 settembre sono stata bene, solo un po’ di stanchezza verso, ma questo non mi ha impedito di andare a cena a casa da A. come si fa tutti i martedì sera, di mangiare salsicce e fagioli, pucciare il pane, ridere come se niente fosse. Come se niente fosse, io favevo finta di niente e loro seguivano il mio far finta di niente.
Mercoledì mi sentivo stanca, tanto stanca, ma avevo qui mia madre che mi faceva compagnia e mi teneva d’occhio, ho preparato le verdure per cucinare l’arrosto, ho stegamato un po’, fingevo che fosse tutto a posto, come se niente fosse, andava tutto bene, tranne un piccolo particolare, era impaurita, temevo che stando così bene, la chemio non stesse facendo effetto,. ma mi tenevo tutto dentro, i miei dubbi non li deve sapere nessuno, sono miei, tutti miei, solo miei.
Dal giovedì è cambiato tutto, il mondo ha preso un’altra piega, tutti gli effetti collaterali si sono presentati, tutti assieme e tutti in una volta, non ci credevo, non era possibile, perchè i giorni precedenti ero stata bene, magari solo un po’ stanca, ma incolpavo la tensione, perchè allora dovevo star così male?
Con chi ne potevo parlare, perchè avevo così paura che non riuscivo nemmeno a parlare.
Ed è stato così fino a ieri, stanca di una stanchezza malata, brutta, si è aperto un mondo di dolore, di spossatezza fisica e mentale sconosciuto, non avrei mai pensato di sentirmi tagliare le gambe in questa maniera,io che non mi fermavo nemmeno con la febbre, ho passato giorni interi a letto o sul divano dormendo, pisolando, lasciando squillare il telefono, staccandolo, con la radio spenta, mi dava fastidio tutto e tutti.
Ho passato giorni e giorni di solitudine cercata, invocata, con la paura, il terrore di mettermi a piangere. E fra 21 giorni ricomincia tutto da capo, ma spero che passando il tempo il fisico si abitui e gli effetti si attenuino.
Intanto fra 3 giorni dovrò stare bene, debbo andare a fare il prelievo di mezzo, devo andare da sola, non posso cominciare fin da ora a farmi scarrozzare avanti e indietro, io sono indipendente.

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UN MESE INTENSO

Diciamo che nel mese di agosto in quel di Cervia non ci siamo annoiati, la “cara vecchietta” è stata buonina buonina, ha capito che non era aria, è furba, smaliziata e sa sempre come fare ad avere un tornaconto.
In tutto il mese con la moto abbiamo fatto 1500 km, avanti e indietro Cervia – Bologna – Cervia.
Sono stati tutti viaggi duri sia all’andata, per l’incognita che si andava ad affrontare, sia il ritorno con ancora le parole dure e schiette che rimbombavano in testa, e tutte le volte era un macigno in più da aggiungere a quelli già esistenti.
L’8 agosto siamo andati dall’oncologo, persona seria e onesta, non ha nascoto nulla: chemioterapia e radioterapia. Mi ha raccontato di tutto e di più sia dell’una che dell’altra, ad un certo punto la mia mente si è chiusa, ho chiuso gli occhi e mi sono detta “Basta, non reggo più, questa non può essere la mia vita futura, non voglio più ascoltare”. Ma lui, pieno di tatto e di intuito, si è accorto della mia reazione, si è fermato e dolcemente mi ha chiamata per nome, dicendomi che mi stava descrivendo il tutto più nero possibile per darmi la forza di andare avanti e di essere ottimista, in quanto nessuna delle sue previsioni catastrofiche si sarebbe avverata, e io mi sarei ritenuta molto fortunata. Sul momento è un discorso che non ho capito, l’ho guardato e finalmente, per la prima volta da maggio a questa parte, ho espresso il mio pensiero dominante:
“Dottore io ho paura di morire, mi sto gustando tutto quello che mi succede ora, cercando di imprimermi nella mente il più possibile, per avere più ricordi possibili per quando sarò in un’altra dimensione, non mi voglio dimenticare nulla della mia vita, sia il bello che il brutto, ma spero che gli ultimi istanti siano costellati solo di bei momenti. Dottore io ho paura di perdere mio marito e il non sapere quanto avrò ancora da passare con lui mi mette ansia, perchè io del tempo da perdere non ne ho, io debbo fare tutto e subito, non voglio farmi mancare nulla di quel poco o tanto di bello che non ho ancora provato. Dottore io adesso non riesco più a fare programmi a lunga scadenza, io adesso ho paura“.
Mi ha guardata con gli occhi buoni, ha aspettato che assimilissi quello che avevo detto, poi mi ha sorriso e da lì ho chiesto che andasse avanti.
Avrò problemi di nausea, di vomito, di esami che non andranno bene e dovrò rimandare le sedute, ci impiegherò 6 mesi, perchè lui sa, con la sua esperienza, che non riuscirò a farle tutte stando dentro ai 21 giorni, ma di non avere fretta, perderò i capelli, le ciglia, sopracciglia, sarà dura, ma ne varrà la pena e di essere ottimista, di cancro al seno preso così per tempo, non si muore.
Sarà come dice lui, voglio crederci, non mi importa perdere i capelli, vomitare, diventare magra e brutta, ma io voglio tirarci fuori i piedi da questo marasma di bruttura.
Non mi interessa quella che provano gli altri, io penso a me, il Ferrari faccia quello che vuole, se gli vado bene sono così, calva e malandata, altrimenti…quella è la porta e può anche andare.
Dovrò fare tutta una serie di esami che mi ha già prenotato, se non mi vanno bene le date, di dirlo francamente che me le sposta, ma pur di arrivare in fondo alla cosa, faccio tutto come dice lui, non mi interessa, spero di avere altri anni davanti per il mare: il 14 scintigrafia ossea, esame che dura circa 3 ore, vari prelievi da fare il 10 e il 16 agosto, eco addome e cardiogramma il 26 agosto e l’8 settmebre vado DH per il prelievo e il cardiogramma poi il 9 faccio la prima seduta di chemio.
Mi ha chiesto se voglio il supporto psicologico, l’ho rifiutato, non mi serve io sono forte e a fianco ho tanti amici che mi sosterranno.
Intanto il mese di agosto è passato.
E alla fine di agosto si sono arrivata.

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