L’imperatore del male

Marmot_66 L’altroieri ho finito di leggere un libro.
Sai che notizia… Io leggo continuamente, quindi è abbastanza normale che ogni tanto finisca anche qualche libro, non è certo un evento che meriti un post.
La cosa insolita è che si trattava di un saggio, e io leggo quasi esclusivamente romanzi, letteratura di evasione, preferibilmente poco impegnativa. Non per niente, il mio genere preferito è il fantasy e tra elfi, maghi, orchi ed altre creature più o meno fatate, ci sguazzo felice come una paperella nello stagno (o come un tornado in un parcheggio di roulottes, per citare Cricchetto inCars).

Avevo deciso di comperare questo saggio dopo aver letto una serie di recensioni assolutamente entusiastiche da parte dei lettori, che di solito sono molto più affidabili dei critici professionisti e delle giurie dei premi letterari. Davo comunque per scontato che il mio giudizio da non-lettrice-di-saggi non sarebbe mai arrivato a quei livelli di apprezzamento; considerata la mia scarsissima propensione verso le letture impegnate, sarebbe già stato un successo arrivare in fondo senza dedicarmi, nel frattempo, anche a qualche romanzo più leggero.
Invece la lettura di questo saggio mi ha appassionato al punto che non mi è nemmeno passato per l’anticamera del cervello di iniziare un altro libro fino a quando non l’avessi finito. Non posso dire di averlo divorato a morsi di cento pagine per volta come Harry Potter, però mi sono ritrovata spesso ad aprirlo anche quando potevo dedicargli solo pochi minuti, il tempo di un paio di pagine, con il piacere di apprezzare una buona prosa e la curiosità di sapere come sarebbe andato a finire.
Ho scoperto tante cose che non sapevo e trovato approfondimenti su altre di cui avevo soltanto sentito vagamente parlare; ho letto notizie buone e notizie cattive, mi sono incuriosita, esaltata, preoccupata.

L’imperatore del male è una storia lunga più di quattromilacinquecento anni, che parte dall’antico Egitto e attraversa l’impero persiano, la Grecia e Roma, e poi l’Europa e l’America fino ad arrivare ai giorni nostri.
È un viaggio nel tempo e nella medicina, in cui si alternano storie di malattia e di guarigione, di speranze e di delusioni, di ricerche e di scoperte, raccontate in uno stile quasi romanzesco, con un linguaggio sempre comprensibile, nonostante alcuni argomenti siano davvero impegnativi.
È la storia del cancro e delle persone che hanno cercato di combatterlo.

Non è una storia a lieto fine, o almeno non ancora. La scienza è sempre più vicina alla comprensione dei meccanismi biologici che sono alla base delle patologie oncologiche e se da un lato questa conoscenza permette di elaborare terapie sempre più mirate ed efficaci, come i farmaci a bersaglio molecolare, dall’altro evidenzia che le cellule tumorali hanno meccanismi di sopravvivenza straordinariamente efficaci ed in costante evoluzione, e che sono capaci di reagire, di adattarsi in modo da contrastare gli attacchi, rendendo necessario elaborare continuamente nuove strategie.
Nella guerra contro il cancro, conclude l’autore, forse dovremo ridefinire il concetto di vittoria: non eliminare la morte, ma prolungare la vita.

Il libro è frutto di un lavoro immane di ricerca, una vera miniera di informazioni storiche sull’oncologia, in cui ogni capitolo è supportato da intere pagine di riferimenti bibliografici.
Ma soprattutto è frutto della passione di un medico che ogni giorno è al fianco dei pazienti che lottano per guarire, o almeno per sopravvivere; di un uomo che ha accompagnato uomini, donne e bambini nei loro viaggi verso la vita o verso la morte.
È un libro davvero straordinario.

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Anniversario dolce-amaro

Novembre è un mese ricco di anniversari per me. C’è il mio re-birthday, ma c’è anche l’ultimo giorno di ospedale. Oggi. Si, oggi sono 8 anni che sono uscita, direttamente dalla camera sterile, e me ne sono tornata a casa senza più fare un giorno di degenza  (fino ad ora, meglio non sfidare la sorte :-) ) Era una settimana che aspettavo il momento id andare via, ma una febbre imprevista mi teneva rinchiusa nella cameretta vista cementificio. Una cosa veramente snervante. Ogni giorno arrivava l’ora di misurare la temperatura e ogni giorno quei pochi decimi mi imprigionavano per altre 24 ore. Finalmente il termometro ha dato risultati positivi e il mio doc ha potuto sentenziare “domani vai a casa!!!!”. Evviva!!!! Anche la giornata è stata lunghissima. Quando uno aspetta un momento con tanta impazienza, il tempo non passa mai! Ovviamente c’erano altre priorità che non la mia lettera di dimissione, almeno per i medici e per gli altri pazienti, ma per me…una specie di tortura. Nel pomeriggio mi hanno tolto il CVC, non potevo crederci…LIBERA!!!! Niente pompa attaccata e, soprattutto, niente tubo che esce dal petto. Solo un cerottino che  è sparito poco dopo…una favola insomma! Nei giorni precedenti avevo programmato la mia uscita dalla cameretta, dal reparto e finalmente dall’ospedale con tutti i dettagli. Mio fratello mi aveva portato i vestiti prescelti: vestitino di lana nero, aderentissimo (avevo una linea da top model all’epoca) lungo fino al ginocchio, calze nere super coprenti, stivali con i tacchi altissimi. Insomma, dopo mesi di pigiamini volevo un’uscita in grande stile…e pazienza se non avevo neanche un capello in testa, niente ciglia nè sopracciglia…ero LIBERA!!!!! Ancora rido per lo sgomento di mia madre quando ha visto che il mio fratellone, poco pratico di abiti femminili, mi aveva portato delle autoreggenti invece del collant. “non puoi uscire con queste, prendi freddo!!!” Non ci potevo credere che stesse dicendo sul serio. Da dove mi doveva entrare il freddo? Vabbè, però io volevo il mio vestitino e l’ho avuto con buona pace delle sue preoccupazioni un tantino assurde. Mi hanno fatto aspettare fino alle nove di sera prima di farmi uscire ma ricordo la gioia intensa di percorrere con la mia valigetta il corridoio del reparto e di uscire all’aperto pensando tra me: è finita! Certo, non c’era la certezza che non sarei dovuta tornare per una qualsiasi delle migliaia di cose che potevano andare storte, ma in quel momento io non ci pensavo, non le tenevo in considerazione. Era finita e basta!

Che dolci ricordi, che sensazioni forti che non mi lasceranno mai! E l’amaro allora? Quello l’ho scoperto il giorno dopo. La fine della battaglia di una cara amica, con un epilogo totalmente diverso dal mio, durante le stesse ore in cui io raggiungevo la mia libertà. Ci penso sempre, ad ogni anniversario, e rende quel momento di gioia venato di una intensa tristezza che, non so come, riesce a velare ma non ad eliminare la mia felicità.

Ciao piccola Sandra, per me sei ancora la stellina più brillante del mio cielo.

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13. Strategia per le ossa

Ieri, 9 novembre, ho superato un altro traguardo. Tredici, dico tredici, anni da quando mi sono risvegliata dopo l’intervento chirurgico senza un quarto di seno, e con la notizia che mi era stato tolto non un innocuo nodulo ma un cancro. Ho fatto gli auguri al dottor Zeta, visto che era anche il suo compleanno, e gli ho anticipato che sarò indisciplinata riguardo al farmaco che mi ha prescritto qualche giorno fa, quando sono andata ad aggiornare la cartella clinica con gli ultimi esami di controllo.

Dopo avermi confermato che devo proseguire la terapia ormonale, più o meno ad oltranza, a meno che non voglia – ma non lo voglio – consultare altri oncologi, mi ha prescritto un farmaco contro l’osteoporosi – che ancora non ho, ma che potrei avere con altissima probabilità. Ho subito sbuffato e chiesto degli effetti collaterali. Lui si è un po’ arrabbiato: “Possibile che voi pazienti pensiate sempre alle controindicazioni dei farmaci, invece che alle indicazioni?” Allora lì per lì ho ceduto. Però ci sto rimuginando da qualche giorno, e ho deciso che questa volta disubbidirò, perché danza, equiseto e mandorle mi aiuteranno a non far progredire l’osteopenia provocata da farmaci e menopausa indotta. Gli proporrò di contrattare ancora un anno, poi alla prossima MOC ne riparleremo.

Alle mie ossette voglio continuare a pensarci come dico io, visto che anche il colesterolo provocato dal Femara l’ho domato con un buon fitoterapico a base di lievito rosso.

So già che lui sarà comprensivo, ormai mi conosce, e sa che quando si tratta di fare il gioco duro non mi sottraggo. In questo caso però è giusto che mi lasci ampia libertà di scelta per i problemi collaterali che in tutti questi anni ho sempre risolto in modo “alternativo”.

E allora danzare, danzare… Lunedì con la mia bravissima insegnante inizieremo a fare improvvisazione, per arrivare a inventare delle brevi coreografie e, soprattutto, per acquistare maggior consapevolezza del lavoro che si fa sul corpo, nello spazio, con il ritmo e la musica.

Le mie ossa ringraziano, e io, da ogni cellula del corpo, mi sento già più felice.

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Ad ottobre rinasco

 

Non so dove, in rete, ho letto questa frase: “Se vuoi ottenere qualcosa che non hai mai avuto, devi esser pronto a fare qualcosa che non hai mai fatto”.

E mi sono subito immedesimata, comprendendo che se voglio – come voglio – cambiare stile di vita, devo fare qualcosa di concreto. Inutile aspettare passivamente che qualcosa succeda. Inutile aspettare di avere più energie e/o di essere abbastanza serene per mettere in atto dei cambiamenti. E piano piano, non senza fatica, qualcosa ho mosso e nei prossimi tempi dovrei vedere i risultati.

Il primo passo è stato chiedere (ed ottenere, a breve) una forte riduzione dell’orario di lavoro. Non è stato un passo facile: i timori che si nascondono dietro ad una scelta del genere sono evidenti, intuibili, sia da un punto di vista professionale/aziendale che personale. Ma ormai il dado è tratto, e tempo di sbrigare alcune incombenze burocratiche, e dovrei cominciare a lavorare metà di quello che lavoro oggi.

Questo vuol dire passare meno tempo fuori, più tempo a casa; significa avere più tempo da passare coi miei figli, e di essere meno stanca quando sono con loro…già, i figli, esserini verso i quali, me ne rendo conto, ho sviluppato un attaccamento che prima della malattia non c’era. Il bisogno di vederli ogni giorno più tempo possibile, di non perdere niente della loro vita…non so spiegarlo, ma il mio rapporto con loro è cambiato parecchio.

Un’altra cosa che mi sta aiutando molto a sentirmi meglio e più leggera, è la mia alimentazione che sta gradualmente cambiando, virando verso la scelta vegetariana.

Sono mesi – più o meno dall’inizio dell’anno – che ho cambiato il mio modo di mangiare. Pochissima carne, ogni tanto pesce, riduzione del formaggio, aumento di legumi e di alimenti a base di soia, tipo il tofu. In parallelo sto abbandonando le farine raffinate a favore di quelle integrali, sto sperimentando dolcetti a base di latte di riso e farina di farro (che per il momento apprezza solo mio marito), al posto del pane mangio crepes artigianali, come spuntini solo frutta cruda, ho inserito frutta secca e semi vari, condisco con curcuma e zenzero, e via di questo passo. Non sono (non ancora) vegetariana, e non mi interessa diventarlo: dietro le mie scelte alimentari non ci sono motivi di ordine etico, ma solo la volontà di prendermi cura di me stessa, iniziando da questa particolare declinazione. Ho studiato, mi sono informata, ho fatto corsi, seguito seminari, letto libri, ma soprattutto ho fatto i conti con i miei gusti e le mie propensioni, e il risultato finale si avvicina molto ad un regime vegetariano.

Speravo anche, a dir la verità, di perdere almeno alcuni dei molti chili accumulati con la chemio, ma così non è stato. Ma non importa. Forse c’è ancora qualcosa da aggiustare, forse non ho fatto tutto bene, ma appunto non importa, al momento. Il vero motivo di questo cambiamento è stato quello di avere un’alimentazione che mi mettesse al riparo il più possibile dalle recidive, ma che fosse compatibile coi miei gusti. Ho scoperto che i legumi mi piacciono più della carne. Ho scoperto che il formaggio (dal quale ero dipendente), diventa meno irresistibile quando si mangiano tante fibre. Ho scoperto che il riso integrale è molto più buono del riso raffinato. Ho scoperto di sentirmi meglio. E i miei esami del sangue sono perfetti, segno che il mio impegno verso un’alimentazione equilibrata è premiato.

Insomma, mi sento pronta a rinascere. Ottobre è il mese giusto. Adoro l’autunno, coi suoi colori perfetti e cangianti, con le foglie dappertutto, con le sue giornate uggiose. Adoro l’aria frizzante del mattino. Non vedo l’ora di tirar fuori dall’armadio guanti e cappello.

E sarà un caso –  me ne rendo conto solo ora –  ma ad ottobre di due anni fa sono stata operata per il cancro. Quale periodo migliore per una rinascita?

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Roselline

Sono felice.

Ho paura solo a nominarla…la felicità. Ma la sento. La sento lieve lieve, la sento alleggerire la mia carne, la sento farmi sgorgare un sorriso. La sento.

E ne ho paura.

Da quando il cancro è entrato a far parte della mia vita, rubandosene un pezzo… e apparentemente rubando anche “la speranza”… cercando di rendermi ostaggio di sè… nonostante la dumping, nonostante le crisi di ipo/iper glicemia….nonostante la stanchezza….la speranza di “vivere” e non di sopravvivere… c’e’. Eccome.

Quest’anno l’ex Provveditorato mi ha ancora concesso di seguire uno speciale progetto che riguarda l’insegnamento della lingua italiana per stranieri adulti ( molto articolato, molto molto utile ed interessante) ma… a differenza dello scorso anno, è cambiata la dirigenza e …. STO LAVORANDO!!!!! LAVORANDO SUL SERIO.

SISSSSI’, sto lavorando con passione, con soddisfazione… con Vita.

Continuo ad alzarmi molto presto per ovviare i problemi mattutini, in modo da essere ad un orario decente a scuola ma… quest’anno, uscire di casa non mi addolora, non mi da quel senso di inutilità che ho provato nei lunghi mesi trascorsi… mi da gioia, ma gioia davvero. Ho tempi di autonomia limitati ma … ci sono!!!!

Tante volte, quando al mattino avevo forti dolori mi lasciavo trascinare dal dolore… e mi chiudevo in casa… Tanto… a che sarebbe servito varcare la porta della scuola…

Quest’anno i dolori continuano ad esserci e, siccome so che in genere passano … mi stendo … urlo un poco ma poi… esco E VADO AL LAVORO. Sorridendo. Non mi chiudo in me stessa maledicendo la pessima qualità di vita.

Eggià, perché potere lavorare, per chiunque, ma soprattutto per chi proviene da una malattia oncologica, significa pensare di potere “ricominciare a vivere, potere ricominciare a sperare”. Oltre alle parole, oltre alle filosofie.

Con i fatti.

Sono stati scritti trattati rispetto al re-inserimento lavorativo degli oncologici, sono stati scritti fiumi di parole sul valore propedeutico alla guarigione del lavoro… ma evidentemente lo scorso anno non sono stati letti da tutti.

Pazienza.

Poi guardo Maria e penso a quanto sono fortunata, guardo mio marito e penso alla fortuna che ho nell’averlo vicino, guardo le mie amiche e il calore del loro affetto mi riscalda.

Queste cose le avevo anche lo scorso anno. E’ cambiata la lente con cui guardo tutto… oggi…sentendomi attiva… è diversa. E’ positiva!!!

Come ho sempre sostenuto meglio un disabile che lavora che un disabile assistito.

Posso solo ringraziare la sensibilità , la professionalità e l’integrità di chi mi sta dignitosamente riconducendo alla vita consentendomi di esercitare un sacro diritto: il diritto al lavoro e al contempo utilizzando al meglio le risorse disponibili per migliorare la qualità di un servizio.

La rosellina che ho inserito l’ho fotografata stamattina, uscita di casa, in giardino, prima di andare al lavoro.

Avrei notato la rosellina un anno fa?

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Sani o in equilibrio?

Oggi ho fatto la visita con uno specialista di osteoporosi, mi ha dato una bella curetta, da ritarare al prossimo controllo. Eh già, venerdì scorso ho ritirato il referto della densitometria ossea: osteoporosi. Ci sono rimasta malissimo.
Va bene la menopausa precoce, va bene annessi e connessi alla menopausa precoce ma l’osteoporosi no, non la volevo proprio!

Per fortuna pratico Qi Gong, per fortuna sto imparando a incanalare le emozioni negative, per fortuna c’è il maestro di Qi Gong.
Quando l’ho informato mi ha detto diverse cose e una in particolare mi ha fatto cambiare prospettiva. Senza che lo dicessi in modo esplicito a un certo punto mi ha detto che non devo pensare alla parola guarigione. Che ha poco significato la parola “sano”.  
Mi ha invitato a non pensare più in termini “esser sani” in favore di “essere in equilibrio”. Far affidamento al primo concetto è pericoloso perché ogni qualvolta interviene una malattia, una difficoltà fisica è facile cadere nel tranello di pensare “ecco, sto di nuovo male, proprio ora che..”, ma e’ un pensiero che innesca sentimenti di disfatta, di delusione. Pensare in termini di equilibrio significa sentirsi  pronti a far i giusti aggiustamenti per ‘ricentrarsi’ ogni qual volta accada qualcosa a livello fisico o mentale.

Senza che me ne rendessi conto, pur non considerandomi sana, facevo riferimento al primo modello. E’ un periodo in cui mi sento bene dal punto di vista fisico, qualche doloretto qua e là, ma nel complesso bene, e dopo tanto penare mi sembrava di esser giunta a un piccolo approdo. La notizia dell’osteoporosi mi aveva sconfortato e fatto inevitabilmente pensare “anche questa!”.

L’età del mio corpo non corrisponde alla mia età anagrafica. E’ il corpo di una donna molto più anziana. Questo è. Non vuol certo dire che adesso sto qua ad aspettare la prossima magagna ma ora il mio obiettivo è mantenermi in equilibrio.
E questo pensiero mi conforta.

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Un anno dopo

Noi vogliamo ricordarti così

Ma anche così
Tu hai saputo riempire di vita ogni giorno
Noi vogliamo riempire di vita il tuo ricordo.
Sei sempre nei nostri cuori, Anna Lisa!

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Passeggiata per il Tumore allo Stomaco 2012

Prima Passeggiata Annuale Mondiale di No Stomach For Cancer

(Senza stomaco a causa del cancro)

3 novembre 2012 Milano, Piazza Duomo, ore 15

L’organizzazione di volontariato americana “No stomach for cancer” (http://www.nostomachforcancer.org) – che si prefigge l’obiettivo di supportare la ricerca sul cancro allo stomaco e di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sugli effetti di questa malattia spesso poco nota o sottovalutata – dedica il mese di novembre 2012 alla sensibilizzazione sul Cancro allo Stomaco.

Il 3 novembre 2012, in tutto il mondo, si svolgerà la Prima Passeggiata Annuale di No Stomach For Cancer.

Noi membri del gruppo Facebook “Vivere dopo il cancro allo stomaco si può”, un gruppo di sostegno e condivisione per le persone colpite da cancro allo stomaco e per i loro familiari, composto da quasi 400 membri, vogliamo portare questa manifestazione anche in Italia, dove il supporto verso chi è malato di cancro gastrico è molto carente.

Il 3 novembre 2012, porteremo quindi la passeggiata di No Stomach For Cancer a Milano, con partenza da Piazza Duomo alle ore 15.00. Indossando le magliette pervinca, colore simbolo della prevenzione del tumore allo stomaco, cammineremo lungo l’area pedonale che porta a Piazza Castello, per sensibilizzare le persone su questa malattia. Alla Passeggiata potrà partecipare chiunque, coinvolgendo familiari e amici. Sarà anche un’occasione per incontrare e confrontarsi con le persone che vivono quotidianamente la loro condizione di gastroresecati (ossia persone completamente o parzialmente senza stomaco).

La situazione italiana
In Italia, mentre molto si è fatto a livello di ricerca e prevenzione sul tumore al seno, (nonché di informazione e screening, così come accade anche per i tumori al polmone, al colon-retto e alla prostata) altrettanto non si può dire per il cancro gastrico, una patologia che nel nostro Paese ha un’incidenza di circa 17.000 nuovi casi all’anno e che rappresenta circa il 23 per cento di tutte le neoplasie, con una sopravvivenza media a 5 anni attorno al 25 %. Iltumore dello stomaco provoca più di 10.000 morti l’anno, attestandosi, come diffusione, appena sotto il cancro al seno e il cancro al polmone. La sua elevata incidenza è aggravata dalla poca consapevolezza della sintomatologia che lo accompagna (spesso confusa con i disturbi di una generica gastrite o ulcera) e dalla conseguente diagnosi tardiva.

Ma non solo, in Italia non esistono programmi di screening specifici sulla popolazione (probabilmente a causa dell’elevato costo dell’esame e della sua “sgradevolezza”) e i pazienti gastroresecati non possono contare su un supporto organizzato per tutte le problematiche che conseguono l’operazione di rimozione totale o parziale dello stomaco (sindrome di dumping con notevoli sbalzi frequenti della glicemia, perdita di peso, malassorbimento, carenza di minerali e vitamine, stanchezza cronica, per citarne alcune), trovandosi a dover affrontare da soli le difficoltà quotidiane nell’alimentazione, durante la convalescenza, o ancora le procedure burocratiche per la richiesta dell’invalidità (spesso non riconosciuta adeguatamente).

Infine, poiché sono ancora tantissime le persone che ignorano l’esistenza di un intervento come l’asportazione dello stomaco e che ritengono sia impossibile vivere senza quest’organo, spesso i malati di cancro allo stomaco sono messi ai margini e non vengono completamente compresi nelle loro difficoltà, con conseguenze negative nella vita sociale e lavorativa.

Cosa vogliamo
Con la nostra presenza a Milano, vogliamo dimostrare che ci siamo, che siamo ancora vivi e, nonostante i molti problemi e qualche limite, siamo attivi e desiderosi di attirare l’attenzione delle persone verso questo tumore. Abbiamo bisogno di essere maggiormente supportati nel nostro percorso terapeutico e riabilitativo dopo l’intervento.

Ma vogliamo anche testimoniare l’amore e la costante attenzione dei familiari e amici che hanno congiunti o persone vicine colpite da questo tumore. Vogliamo passeggiare portando con noi idealmente la nostra speranza di essere sostenuti dalle istituzioni nella malattia e, nello stesso tempo, ricordare chi ha combattuto e non ce l’ha fatta.

Per contattare gli organizzatori della passeggiata in Italia:

nsfcwalkitaly@gmail.com

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Noi no

 Due anni fa, in questo periodo, un gruppo di cancer-bloggers lavorava alacremente per dare vita ad un progetto molto speciale. Sono stati mesi pieni di entusiasmo, di idee e di proposte, che hanno portato alla nascita di Oltreilcancro.

Ci eravamo incontrati in Rete quasi per caso, attraverso contatti comuni o seguendo qualche link, trovando nelle parole affidate ai nostri blog un’affinità che andava oltre la malattia. Anche dopo la nascita del meta-blog, abbiamo continuato a leggere qua e là e il gruppo iniziale si è arricchito di nuovi autori; ci siamo scelti perché abbiamo scoperto di avere in comune la volontà di cercare tutto il buono possibile nelle nostre vite.

Questo non significa che sottovalutiamo il peso di quello che ci è successo. Il cancro ci ha rubato tanto: si è portato via pezzi del nostro corpo e dei nostri sogni… e sappiamo bene che potrebbe prendersi anche la nostra vita. Tutti noi, almeno qualche volta, abbiamo provato rabbia per questo, e ci stava tutta.
Ma ognuno di noi ha deciso di non lasciare che la malattia ci rubasse anche il sorriso, abbiamo scelto di raccogliere tutte le cose buone che abbiamo incontrato e continuiamo ad incontrare, nonostante tutto, lungo il nostro cammino.

Le nostre vite non sono certo perfette, siamo esseri umani con i nostri problemi, dolori, dubbi e paure e non li neghiamo. Ma abbiamo anche piccole e grandi gioie e soddisfazioni e vogliamo godercele.
Il nostro non è coraggio né tantomeno eroismo; piuttosto, forse, è egoismo. Perché abbiamo capito che sprofondare nella rabbia e nelle recriminazioni ci fa male, mentre l’apertura verso le cose buone ci aiuta a stare meglio e fa stare meglio le persone che ci amano.
È per questo che abbiamo scelto di unirci e condividere le nostre esperienze, nella speranza di essere di aiuto a chi si trova ad affrontare situazioni simili alle nostre.

Ultimamente le nostre strade si sono incrociate con quelle di chi ci vorrebbe perennemente arrabbiati, tristi e frustrati, in continua lotta contro una vita che non è quella che avremmo voluto. Qualcuno non accetta che, almeno ogni tanto, noi possiamo sentirci bene ed essere felici.
Ognuno ha le proprie opinioni, che vanno rispettate. Chi desidera trascorrere la propria vita coltivando rabbia e rancore, sentendosi perseguitato, crogiolandosi nella propria sofferenza oppure alimentando polemiche, è libero di farlo.
Noi no.

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Linfo-anniversario

 Sette anni fa, il 5 settembre 2005, un pulcino appena ventenne e spaventato a morte veniva sottoposto a mediastinoscopia. Un campione della massa principale, quella di 11cm, veniva prelevato affinché il nemico potesse avere un nome: linfoma di Hodgkin, variante sclero-nodulare, stadio III2B.

Sette anni dopo, il pulcino è cresciuto (sarò mica diventata una gallina?!) e posso dire di essere una persona serena e, salvo qualche capriccio del sistema immunitario, in salute. Guarire è stato un processo lungo, molto più lungo dei sei mesi di chemio. Le ferite del chirurgo si rimarginano molto prima di quelle che ti porti dentro. Senza il blog, senza Oltreilcancro, molto probabilmente sarei ancora lontana dalla serenità che provo ora. Una serenità che ogni tanto ha ancora qualche impeto di rabbia, perchè comunque non è detto che dopo la chemio le cose della vita vadano proprio come si vuole ma…a chi va sempre tutto bene, cancro o non cancro?

La Vita è meravigliosa, ragazzi. E’bella nelle sue giornate tutte uguali, nei grattacapi in ufficio, è bella nel dolore, è bella quando si parla di sciocchezze con gli amici davanti ad una bottiglia di vino, è bella quando ti fermi ad osservarla, è bella quando c’è il temporale e ti accoccoli sul divano con una tazza di latte caldo, è bella quando sei nel traffico, quando guardi una persona e dici “tu sei la mia casa”, è bella quando le cicatrici sulla tua pelle non sono più dei memento mori ma dei “memento vivi”, è bella quando giochi con un bambino e ti innalzi al suo livello, è  bella quando arriva il controllo trimestrale e un pò di fifa ce l’hai, è bella quando crolli, è bella quando chiedi aiuto, è bella quando sei tu a fare qualcosa, è bella quando prepari la cena, quando fai pari e dispari per chi lava i piatti…è bella quando la sera vai a dormire e pensi “Ok. Anche per oggi, quello che dovevo fare l’ho fatto e quello che avevo bisogno di dire l’ho detto”.

E’bella sempre. Anche quando sembra così ordinaria. Soprattutto quando sembra così ordinaria. Perché non è mai scontata, e ogni giorno è un di più…

Vi regalo una strofa di Every Morning, dei Cranberries, che rende l’idea di come mi sento:

“Non mi ricordo di essere stata giovane/ era così divertente?/ Non ricordo di essermi sentita così libera/ Non era cosa per me/ Ho pagato il prezzo / ci sono stati sacrifici / e ne è valsa la pena / Ora mi sento giovane/ inizio di nuovo/ Buon compleanno, ragazza!”

Non è un compleanno, è un linfo-anniversario, ma fa lo stesso!

 

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