Una buona regola che io credo indispensabile da sapere per chi versa nelle mie/nostre condizioni dice che non bisogna MAI andare soli a fare le eventuali pratiche di invalidità/inps/contrassegno/varie.
Se andate soli, scoprirete amaramente che ogni volta che entrate in un ufficio di Medicina Legale, per dichiare che siete temporaneamente (o permanentemente) invalidi, il vostro cervello si svuoterà, vi attanaglierà una paura incomprensibile, che prende proprio al basso ventre. Vi troverete nelle sale d’attesa degli uffici più squallidi di ogni ASL, sedute tra persone down e anziani cerberi, ciechi o persone in carrozzella. E proverete un’enorme compassione e penserete che tutto sommato voi non state poi così male, e su, e dai. In fondo siete stati davvero fortunati, se vi guardate bene intorno.
Ecco.
Poi avrete a che fare con il personale. E lì sarà come entrare in un simpatico girone infernale. Potrà capitarvi che alla visita legale, dove vi siete presentati con tutti gli originali delle vostre TAC, PET, certificati oncologici e del medico di base, mammografie, radiografie, referti di ogni tipo…ecco, capiterà che di fronte a cotanta prova del vostro scontento, qualche simpaticone medico legale vi chieda: “Alzi un po’ la maglietta? pure il reggiseno, sì, dai, che voglio vedere la ferita”.
Non è capitato a me, ma me l’ho sentito raccontare più volte. E ci credo.
Oppure quando andrete a ritirare i documenti che accertano la vostra invalidità, scoprirete che siete così sfigati da avere ottenuto il 100% di invalidità e che non è nemmeno rivedibile. E l’impiegata, a cui chiedete chiarimenti, vi dirà “Eh, si, nel suo caso l’invalidità non è rivedibile. E’ per sempre.” . Poi si leggerà meglio i documenti e capiterà che vi dica: “per quanto, nel suo caso, per sempre….quanti anni ha detto che ha? Anche io ho perso mio marito, sa, che avevo 35 anni, ma per chi resta, la vita continua”.
Questo è capitato a me. Alla lettera.
Capiterà che ogni volta che passate all’INPS vi scoredete tutto e dovrete tornare indietro a prendere i documenti necessari e che quella domanda urgente che dovevate fare, ve la ricordate solo dopo che il vostro numero è stato servito, grazie, e già ce ne sono di nuovo altri 30 prima di voi.
Oppure succederà che chiedendo informazioni sull’abilità lavorativa, lo stesso medico legale che ha firmato la vostra documentazione, vi tenga sulle spine per un’ora dicendovi: “Mah! se quello che vedo scritto è vero, cioè che lei ha un tumore così e così, metastasi, etc., se è vero, lei non potrebbe stare qui davanti a me”.
Se è vero?
Insomma non ci andate da soli.
Per quanto ci teniate alla vostra autonomia, alla dignità che sta nell’affrontare in rocciosa solitudine quanto di peggio possa capitare in questo nostro percorso: NON ANDATECI DA SOLI!
Datemi retta, ci sono passata.
La persona che vi accompagnerà, potrà anche essere insofferente e non capire perché, nel momento esatto in cui entrate in uno dei suddetti uffici, vi cali sul viso un’espressione sofferta, ma servirà. Servirà come testimone, se vi trattano male (e lo faranno, lo fanno sempre). E servirà per farvi trattare meno peggio. Servirà per farli vergognare quando la loro stupida morbosità gli farà venire voglia di farvi alzare la maglietta per vedere le cicatrici. Servirà se vi dicono cose tremende, del tipo che il vostro “per sempre” non è poi così a lunga durata. Servirà per difendervi se qualcuno mette in dubbio che siate malati e seriamente. Servirà per evitare che saltiate alla giugolare del primo stronzo in sala d’attesa che vi dice “CHE CULO! hai avuto l’accompagno! FICO!” dando per scontato che non l’hai avuto perché sei particolarmente sfigato, ma perché hai allungato la mazzetta a qualcuno.
Datemi retta. Ci sono passata.
Non andateci da soli. Io l’ho imparato a mie spese. Fidatevi!
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