Che guerra sia!

Mi sono appena lavata e asciugata i capelli. E’ una delle ultime volte che lo faccio, forse l’ultimissima.

Ho aperto l’acqua della doccia a bollore e sono stata lì sotto, ferma, immobile per un po’…

Non voglio dimenticare niente di questa doccia: lo shampo fresco sulla cute calda, la schiuma fastidiosa sulla fronte, intorno agli occhi, il rumore delle mani che strofinano velocemente quell’ammasso di capelli e schiuma. E poi di nuovo l’acqua calda a portar via tutto. E ancora uno shampo. E ancora acqua bollente su di me, sulla mia testa, sul mio corpo. E poi il balsamo, un prodotto a cui i miei capelli, lisci come spaghetti, non possono proprio rinunciare. Sono lisci e nodosi. Yes, it’s strange, I know. E poi acqua, acqua e acqua.

Non posso cancellare queste sensazioni. Devo farne tesoro.

E poi il pettine per levare i nodi, il phon, la spazzola, la frangia che non ci sta mai come dico io… E poi punte in fuori o punte in dentro? Uhm… queste meches hanno bisogno di una ritoccatina… Li lego o li tengo sciolti? Fermaglio a stella o a cuore? Li tiro su con una pinza, vai… Ecco, tutta roba che presto sarà solo un ricordo… E io non lo accetto.

E non mi va giù il fatto di dover tagliare i capelli prima che caschino. Lo so che è più giusto, lo so che va fatto affinché sia meno doloroso il vederli cascare e ritrovarsi con i buchi in testa. Lo so, so tutto.

Ma mi fa rabbia. Perché io sto bene. Se mi vedete sono proprio in perfetta forma (non ho mai pesato così tanto come in questo periodo!). Sono la solita Anna staccato Lisa. Non si direbbe che ho questa bestiaccia attaccata come una sanguisuga alla mia tetta sinistra. E tagliarmi i capelli significherebbe per me prendere consapevolezza che la bestia c’è. Cioè… non so se mi spiego… io lo so che la bestia c’è, la vedo, la sento, la tocco di continuo (come direbbe la dottoressa ElleElle: “Anna, smetti di toccarlo e di rifargli il letto tutti i giorni!) e so di doverla uccidere, di doverci lottare contro, con le unghie e con i denti. Ma tagliarmi i capelli a zero è come dargli vinta la prima battaglia. Lo so che il mio obiettivo è vincere la guerra, ma si parte già da 1 a 0 per lui. E non mi va giù.

Questa bestia mi sta portando via già troppe cose: la serenità, la mia vita finalmente tranquilla, la progettualità, la femminilità…. e non abbiamo ancora cominciato a lottare… figuriamoci…

Oltre alle “frasi da non dire” voglio cominciare ad elencare le cose che questa bestia mi sta portando via (dalle cavolate alle cose più serie e importanti) e più cose mi porterà via e più io (qui lo dico e qui lo confermo) sarò spietata in questa guerra.

Il post originale qui

Pubblicato in Capelli | Lascia un commento

Crepuscolo in ospedale

Ieri pomeriggio sono stata al Policlinico Umberto I per una serie di accertamenti che sto facendo. Non c’è nulla di grave, ma sto provando a capire come mai tante cose le dimentico subito e come mai molte cose spesso mi si confondono nella testa ( ma solo da dopo quello che ho avuto). Mi sembra di riuscire a concentrarmi molto meno di prima. Ieri una dottoressa gentilissima mi ha fatto dei test e mi spiegava che probabilmente è solo un fattore emotivo dovuto al grosso trauma che ho avuto nella mia vita tra l’intervento, la diagnosi e la chemio.

E’ probabile che sia così, credo, perché per quanto uno si possa dimostrare forte, da qualche parte lo shock si deve pure manifestare.
Ma la sensazione strana che ho avuto è stata dovuta al fatto di essere in ospedale nel tardo pomeriggio, quando ormai si stava facendo buio. (Ci sono sempre tornata solo di mattina).
Mi ha ricordato moltissimo il periodo in cui sono stata ricoverata (un mese) nell’estate di quattro anni fa.
Ebbene, si dovrebbe dire, meno male, ne sono uscita, è tutto passato, però riesce anche ad affacciarsi una sorta di nostalgia per quei giorni. Sembra una cosa allucinante da dire, ma pensavo: sono stata qui così tanti giorni, vedevo il buio e la luce dalle finestre e non vedevo mai le strade fuori, sapevo a malapena quello che succedeva nel mondo. Vedevo gli amici, ed erano uno dei pochi contatti con il mondo esterno.
Eppure,  l’ospedale ti dà anche un senso di tranquillità strano, forse è una specie di culla fuori dal mondo, tanto che alla fine riesce pure a mancarti.
Mi ricordo le persone che c’erano, le infermiere (non tutte simpatiche), ma soprattutto ho anche dei buoni ricordi grazie all’assistenza continua che ho avuto dal mio compagno che forse non è riuscito ad entrare con me SOLO in sala operatoria. Per il resto è stato al mio fianco 24 ore su 24.
Forse è proprio per la sua presenza che alla fine il ricordo di quei giorni ormai lontani non è così traumatico da rievocare.
Insomma, mi mancano ulteriori parole per descrivere com’era strano vedere i viali dell’ospedale nell’oscurità illuminata dai lampioni,  dopo quattro anni.
Domani mattina ci ritornerò per fare i markers, ma l’ospedale di giorno ha un altro aspetto…è molto più “consueto”…

Il post originale qui
Pubblicato in Dopo, Esami e controlli | Contrassegnato , | Lascia un commento

Questione di coerenza

Fin da quando, circa un anno fa, mi sono ammalato, anche se sarebbe più corretto dire “ho scoperto di essere ammalato”, i miei colleghi mi sono stati molto vicino. Dico colleghi ma in molti casi sarebbe più corretto chiamarli amici. In particolare mi ha colpito in modo positivo l’atteggiamento della dirigenza. Avevo appena firmato il rinnovo del contratto che, da tempo determinato (scadeva a fine Settembre 2007), passava a tempo indeterminato. Sarebbe forse stato possibile “buttarmi via” come una scarpa vecchia ma ciò non è accaduto. Uno dei soci è venuto a trovarmi in ospedale e un altro di loro si è ricordato di me nel giorno del mio compleanno e non solo in quella occasione. In un momento di crisi, di precariato, di assunzioni difficili mi piace ricordare queste circostanze.

Uno dei soci è arrivato addirittura a suggerirmi di andare in ufficio a timbrare il cartellino per un paio di giorni per “far fermare la malattia” e far ripartire lo stipendio. Mi spiego. Dopo sei mesi ininterrotti di malattia l’INPS smette di pagarti lo stipendio (a questi giorni non si sommano quelli passati in ospedale quindi i miei sei in realtà sono stati quasi dieci). Lo ringrazio per il suggerimento anche perché l’azienda qualche soldo dovrebbe tirarlo fuori dato che, se non sbaglio, i primi tre giorni di malattia sono a carico suo.
Continua a leggere

Pubblicato in Dopo, Invalidità e diritti | Contrassegnato , | Lascia un commento

Dieci suggerimenti per parlare di cancro con amici e familiari

1. Sii sincera. Non avere paura di dire alle persone che ami come ti possono aiutare. Se dai loro indicazioni chiare, sapranno esattamente cosa ti serve da loro.
2. Tutti vorremmo che le persone potessero leggerci nel pensiero, ma non capiterà mai. Non partire dal presupposto che le persone sanno ciò di cui hai bisogno o quale sia la cosa giusta da fare. Questo ci riporta al primo suggerimento: spiega alle persone come ti possono aiutare.
3. Se non sei dell’umore adatto per ricevere visite di amici e familiari, spiega semplicemente che apprezzi il loro interesse ma che preferiresti vederli quando ti sentirai meglio.
4. Ognuno affronta le crisi in modo diverso. Alcune persone ci riescono meglio di altre. Se qualcuno non sa cosa dire o cosa fare, accetta i suoi limiti e ricordati che si preoccupa veramente per te.
5. Ci saranno momenti in cui desideri semplicemente “scaricare” tutti i tuoi sentimenti. Spiegare a una persona che non ti aspetti risposte o soluzioni la aiuterà a sapere di cosa hai bisogno e aiuterà te ad esprimerti liberamente.
6. Affrontare un problema grande come il tumore al seno può mettere molto sotto pressione le tue relazioni e/o portare a galla problemi di lunga data come la scarsa comunicazione e la mancanza di fiducia, problemi che chiaramente non hanno nulla a che vedere con il tumore. Riconoscere questo dato di fatto può consentirti di abbandonare vecchi comportamenti e di concentrarti sul presente.
7. Anche la famiglia e gli amici più premurosi possono diventare impazienti rispetto al tuo “recupero” dal tumore. Cerca di non permettere che la pressione delle loro aspettative ti induca a ignorare i tuoi sentimenti. Il tumore al seno può essere un’esperienza traumatica. Ricordati che la devi affrontare con i tuoi tempi e i tuoi ritmi.
8. Per superare un tumore al seno, è necessaria un’infinita forza emotiva e fisica. Concediti di scoprire dei sistemi per migliorare la tua salute e la tua autostima. Se la persona che eri una volta non avrebbe mai fatto yoga, non lasciare che questo ti impedisca di provarci ora.
9. Non avere paura di affidarti a una rete di supporto.
10. Puoi sempre decidere di non parlare. Non sei obbligata a raccontare nulla che tu non voglia. Se gli amici e i familiari ti chiedono di parlare ma tu non sei dell’umore adatto, spiega semplicemente che apprezzi il loro interessamento ma che non sei ancora pronta a parlare.

Pubblicato in Amici e parenti | Contrassegnato | Lascia un commento

La dignità di fronte al dolore

Osservando mio zio ho capito. Ho capito che le persone quando affrontano un grave problema di salute tirano fuori il meglio di se. In questi mesi mi avete fatto complimenti di ogni genere. Avete lodato la mia forza, la mia dignità di fronte alla malattia, la mia personalità positiva verso il futuro. Io li ho sempre accettati con riluttanza perché mi sembravano eccessivi. Adesso ho capito; osservando mio zio ho capito.

Mio zio è un fifone. Uno che per prendere una pastiglia la sbriciola e poi la mette in bocca con un cucchiaino, ingoiarla? Neanche a parlarne! Gli aghi? Terrore! Eppure in questi giorni l’ho sentito sereno e tranquillo, cosa che mi è stata ripetuta anche da chi l’ha visto. Com’è possibile? E’ possibile perché la maggioranza delle persone di fronte al dolore riesce a reagire con coraggio e dignità; allo scoramento e alla paura iniziali subentrano presto coraggio, forza e dignità specie quando si ha l’appoggio e l’amore delle persone intorno a se. Negli ultimi dodici mesi di malati ne ho visti tanti, troppi. Quasi nessuno in crisi, ansioso o disperato. Tutti accomunati da forza e voglia di lottare.

Ho capito quindi di non essere stato speciale come mi avete detto ma piuttosto quanto siete stati speciali voi nel darmi la forza.
Continua a leggere

Pubblicato in Dolore, Dopo | Contrassegnato , | Lascia un commento

Mamma

Credo che per descriverla sia sufficiente dire che è la mia migliore amica, la mia confidente e la persona che stimo di più in assoluto.

Ogni giorno della mia vita passato in ospedale l’abbiamo passato insieme, dalla mattina alla sera; quando ero bambino, come tutti i genitori, passava con me anche la notte.

Mi ha sempre dato la forza di superare tutti gli ostacoli che la vita mi (ci) poneva davanti. Ha sempre saputo consigliarmi lasciandomi l’autonomia di scegliere ed eventualmente di sbagliare con le mie mani; non si è mai imposta ordinandomi di fare qualcosa ma mi è sempre stata a fianco ricordandomi ripetutamente che lei sarebbe stata sempre presente, qualunque cosa mi servisse.
Continua a leggere

Pubblicato in Amici e parenti | Contrassegnato , | Lascia un commento

Papà

Mio papà è la persona più generosa che io conosca. Quando non avevo neanche dieci anni conobbe un ragazzo che “frequentava” il suo negozio di macelleria; un ragazzo napoletano un po’ ritardato chiamato “Maradona”. Lui gli affidava delle commissioni da fare in cambio di qualche soldo e diverse volte lo portò a casa a cena. Ero piccolo, non so dove o come vivesse questo ragazzo ma so per certo che, quando poteva, mio padre gli regalava del cibo.

Un suo vecchio amico diceva che non si poteva fargli un favore. Diceva così perché mio papà ricambiava quasi immediatamente, cosa che fa anche tuttora. Non lo fa per non essere in debito con qualcuno, per pareggiare i conti appena possibile. Lo fa perché gli fa piacere farlo.
Continua a leggere

Pubblicato in Amici e parenti | Contrassegnato | Lascia un commento

La positività del male

Il titolo non inganni: non sono un masochista né un adepto di qualche setta satanica.

Penso solo che le vicende negative portano sempre qualcosa di buono; io posso portare ad esempio il mio caso. Ho quasi 31 anni, 5 interventi chirurgici alle spalle, 2 cicli di chemioterapia portati a termine, sono epilettico (fortunatamente in forma lievissima, sono più di 10 anni che non ho una crisi) e sono un disabile. Nonostante tutto questo credo di essere felice; sono preoccupato per il mio futuro, questo sì; non so ancora se e quando riuscirò a raggiungere una mia autonomia e riprendere un discorso intrapreso circa due anni fa quando andai a vivere con una mia cara amica. Ma credo proprio di essere felice nonostante mi manchino molte cose ma questo argomento vorrei affrontarlo nel prossimo post.

Entrando nello specifico e parlando della mia recente malattia (per chi non lo sapesse sto parlando di un osteosarcoma all’emibacino destro, un tumore osseo) devo ribadire, come credo di avere già fatto in altri post ma più brevemente, tutto quello che di positivo ha portato nella mia vita; ha portato anche molte situazioni negative talmente ovvie che non ne parlerò a meno che qualcuno non me lo richieda per capire meglio la mia situazione se ne è interessato.
Continua a leggere

Pubblicato in Amici e parenti, Dopo | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Io e il futuro

Ti dicono che sarà un’operazione “importante” ma non ci fai caso, sei preparato e ottimista; sai che non sarà una passeggiata. Ad un mese dall’intervento precisano che l’intervento “importante” comporta il rischio di amputazione della gamba; seppure improbabile il rischio c’è. E ti dicono che dovrai camminare con un bastone per tutta la vita. Al momento è un brutto colpo ma poi reagisci, sai che la gamba non la perderai, te lo senti dentro e così sarà infatti. Il bastone non è un dramma, fortunatamente non sei un tipo sportivo e poi adesso, grazie al dottor House, va di moda. Riesci anche ad ironizzare e a scherzare sulla cosa (memorabile quando chiedi a tua nonna di pagarti la gamba a peso nel caso te la debbano asportare!).

Arriva l’operazione e va “nel migliore dei modi”. I giorni che seguono però sono i più duri della tua vita, tu che ne hai già vissuti di giorni difficili… Stare ingessato dal busto alla caviglia per due mesi non è una passeggiata ma alla fine passa e uscire da quel guscio che ormai era diventato anche psicologico è una liberazione ed un sollievo che raramente hai provato nella tua vita.
Continua a leggere

Pubblicato in Dopo, Invalidità e diritti | Contrassegnato , , | 1 commento

Io e il cancro

Ci siamo scontrati 2 volte; la prima ho dominato e stravinto; la seconda… alla fine del primo tempo sono in netto vantaggio e conto di rimanerci ma la strada è ancora lunga. Non smetterò di combattere mai per me, per la mia famiglia e per tutti gli splendidi amici che mi sono stati vicino in questi mesi: si meritano una vittoria.

La prima volta avevo 12 anni e a 12 anni non capisci come stanno le cose… a parte che ne sono stato tenuto all’oscuro ma non avrei capito comunque. Andavo in un ospedale chiamato “Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori” ma non sapevo, non capivo nonostante tutte quelle persone che già allora, prima che diventasse una moda, andavano in giro pelate. Io no, mi rifiutai. Preferii tenermi quei quattro peli che mi erano rimasti in testa. A 12 anni sei troppo preoccupato degli sfottò a scuola… fu una stupidaggine; a scuola i compagni furono tutti magnifici con me. Con il tempo capii cos’era successo ma ormai ero guarito e potevo solo stare male all’idea delle persone che intorno a me sapevano e soffrivano. Continua a leggere

Pubblicato in Storie | Contrassegnato , | Lascia un commento